Il falso sviluppo della Trisaia e il deposito provvisorio definitivo di III Categoria
[di Movimento NoScorie Trisaia] La bufala “Più rifiuti, più soldi”. Anche in Basilicata è partita la campagna di comunicazione pro atomo con convegni apparentemente neutri sull’energia (nonostante la presenza dell’Enel), e con le compensazioni nucleari (royalty) alle categorie produttive per far meglio passare, in tempi di crisi, il falso concetto di “più rifiuti, più soldi”. Anche gli investimenti per il decommissioning di Trisaia possono servire allo scopo, a maggior ragione se mediaticamente (e dunque, falsamente) possono trasformarsi in opportunità di sviluppo.
Infatti, mentre ancora attendiamo la discussione sul progetto regionale in merito alla VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) per la realizzazione in Trisaia del megacapannone D3 per i rifiuti di III Categoria (ossia quelli che decantano in migliaia di anni), già fanno passare l’ambiguo messaggio che collega il finanziamento per il decommissioning all’ipotetico sviluppo economico legato al ciclo della radioattività e alla possibilità di un hub tecnologico, ovvero quello che potrebbe diventare l’area dell’Enea nella Trisaia di Rotondella. Nella realtà, invece, corriamo solo il rischio di avere nel nostro territorio un deposito definitivo di III Categoria spacciato per hub tecnologico. Ricordiamo, infatti, che nelle operazioni di decommissioning la Trisaia è l’unico sito italiano dove si vuole realizzare un deposito D3 (III Categoria) con una linea di lavorazione dei rifiuti che non sarà smantellata dopo aver lavorato i tre mc. di liquidi ad alta attività già presenti alla Trisaia. Tre mc. di rifiuti liquidi per i quali bastano appena un terzo del capannone in realizzazione di 14000 mc (calcolato sulla base di quanto affermato da Sogin ai tavoli della trasparenza: 1/20 tra volumi solidificati e volumi del sito). I lavori tra l’altro costeranno ai contribuenti – li pagheremo con un incremento della bolletta elettrica – ben 48 milioni di euro (è il costo al momento dei lavori alla Trisaia) .
Con gli ultimi emendamenti governativi, votati anche dai parlamentari lucani in materia di energia nucleare, l’Enea avrà un compito primario nella radioprotezione nucleare, mentre i fondi per l’energia rinnovabile rischiano di esser dilapidati per rimpinguare quelli per il nucleare (diventata di colpo energia pulita). In mancanza di fondi il centro Enea rischia invece di scomparire dalla ricerca tecnologica per far posto a quella nucleare per il trattamento dei rifiuti. Tutto questo mentre non s’intravede nessuna via di uscita per rimandare le barre di Elk River e i residui di riprocessamento agli Stati Uniti (soluzione auspicabile e liberatoria). La partita del consenso si gioca spudoratamente anche sulle promesse esponenziali dei posti di lavoro da “netturbino nucleare”, vera offesa all’intelligenza di quei giovani volenterosi che con il territorio vorrebbero realizzarsi, invece di vederselo distrutto. Sempre in tema di territorio parte dei 100 Ha occupati dal centro Enea-Sogin dovranno tornare alla collettività per iniziative imprenditoriali locali prima che diventino appetibili per altri progetti di natura nucleare. Mentre aspettiamo che la Provincia di Matera renda pubblico l’utilizzo delle compensazioni nucleari chiediamo al presidente Vito De Filippo la convocazione urgente del tavolo della trasparenza regionale.








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