Home » Parchi - 22 luglio 2010

Wilderness Salerno: “Come ti distruggo il parco nazionale del Pollino”

Il Parco del Pollino, con le sue vaste solitudini, la struggente bellezza dei suoi paesaggi e le rare specie di floro fauna in esso presenti, era il vanto dell’antica Lucania e la meraviglia della moderna Basilicata. Dico era perché sciagurati progetti di opere d’arte moderna, di cui alcune già inserite al suo interno, rischia-no di deturparlo per sempre.

Un Luna Park per le ombre

La Giostra di Carsten Holler é a Timpa della Guardia, un os-servatorio del Pollino, a S. Severino Lucano. Da qui si veniva ad ammirare il profilo della Serra di Crispo, del Monte Pollino, di Serra del Prete e del Monte Grattaculo. La scultura tra realtà e sogno, è un ammasso di ferraglia colorata impiantato come una protesi su uno sbancamento.

Per installare la Giostra, coi fondi dell’Unione Europea, la Timpa è stata sbancata. Ma il paradosso è nel non utilizzo del manufatto, legato al rigido clima del Pollino. Pazienza! La sfrut-teranno fauni ninfe e gnomi. Ma la serie di incongruenze non si conclude col grazie delle deità silvane all’oculatezza artistica dell’amministrazione pubblica di S. Severino Lucano.

Alcuni operai della Comunità Montana ci informavano, nel corso di un sopralluogo che la Giostra, sia pure collocata nel Pollino, sarebbe stata posta su suolo privato. Così il Comune passerebbe 500 euro mensili per il fitto del terreno sul quale sorge la Porta tra realtà e sogno. L’inutile scempio che la Wil-derness Italiana e il gruppo Arbereshe di S. Costantino Albanese e OLA segnalano.

Il Cinema Indù

Su un altro osservatorio, non meno importante del primo, nel Comune di Latronico, a prevalere è stavolta la filosofia Indù. La Lucania, nel corso della sua millenaria civiltà, aveva assistito al fiorire di molte filosofie, ma quella Indù le era assolutamente indispensabile. Gap colmato col Cinema Bunker, ideato dell’ar-tista indiano Anish Kapoor e dall’idea ossessiva del suo legame con la madre terra.

La prima cosa che Anish Kapoor ha pensato é sensazionale: “Se vuoi sentirti a contatto con la terra ti ci devi infilare dentro.” Così, scelta una Timpa dalla quale si osservavano i rilievi succitati, coi finanziamenti UE, divelta la macchia mediterranea e creata una spaccatura, ha colato cemento fino a quarantacinque metri di lunghezza, aggiungendovi una rampa di scale.

Una volta scese le scale, in basso a destra, attraverso uno spacco rettangolare, si possono ammirare nude pareti di cemento arricciato. Se uno se ne stà immobile con gli occhi chiusi per qualche minuto, può anche immaginare di essere tornato nell’ utero della madre terra, prima di tornare all’aria aperta.

A un nostro sondaggio sul monumento, molti intervistati hanno risposto: “Ma che cavolo proiettano, la dentro?” E dato che la spiegazione è complicata e l’ignoranza sugli indù elevata, ci siamo limitati a scrollare le spalle, certi che dopo i Geroglifici di di Nazca e il Machu Picchu, anche questo misterioso contatto sotterraneo col cemento armato, sarà un notevole enigma per le generazioni a venire.

Un Teatro fluviale di pietra vegetale

Di certo i futuri trasvolatori che passeranno sul Sarmento, a Noepoli, vedranno anche il Teatro di Pietra Vegetale voluto da Giuseppe Penone in un luogo che, prima che egli vi mettesse mano, era un’intergo angolo di Fiumara Lucana, al modo in cui lo descrive Raffaele Nigro. Ma le fiumare sono luoghi aridi e desolati per  gran parte dell’anno. Così, meglio dar loro un po’ di movimento!

Estirpati trecento metri quadri di vegetazione ripariale, dando all’area una forma a emiciclo, l’artistica nudità balza agli occhi nella monotonia del verde. Livellato il greto e riplasmato con elementi di pietra vegetale, che regolando gli spazi ne delimita-no le parti, il caratteristico angolo dell’ex fiumara lucana sta nel paesaggio come una macchia di rogna nel pelo di un cane.

Ci chiediamo cosa ne sarà del Teatro di Penone, nome greco quantomeno!, quando la fiumara del Sarmento, secca per gran parte dell’anno, andrà in piena e spazzerà via il tutto in un amen. Forse la UE, premiando gli sforzi dello scultore, sovvenzionerà un altro e più bel teatro, mentre solerti esperti d’arte cercheranno nuove aree intatte da sbancare.

Uova nel paniere

Come ti sperpero i soldi UE, levandoli dal paniere della spesa pubblica senza rompere le uova anzi, aggiundovene di artistiche. La trovata è dell’Ufficio Urbanistica e Tutela del Paesaggio del Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata che, con pro-pria Determinazione, 28/1/2010, n.53, ha rilasciato al Comune di Terranova del Pollino l’autorizzazione per la posa di cinque gigantesche sculture a uovo dette “Pietra Covata.”

Cinque uova di pietra da collocare in località Pietra Capavola, (Cugno dell’Acero) nel Parco Naturale sopra citato. Iniziativa che rientra nel  progetto Arte Pollino della Regione Basilicata e dell’UE, con l’assenso di noti artisti contemporanei. Il progetto, se attuato, stravolgerebbe un habitat tra i più integri e suggestivi del Vecchio Conti-nente.

Le uova, metaforicamente parlando le romperebbero, eccome! agli amanti del  pino loricato (Pinus leucodermis Antoine), del lupo appenninico e del Driomo, un piccolo mammifero che ha il suo habitat sul pollino e sui versanti aspromontani. Lo scultore tedesco Nils Udo, che farebbe da chioccia ai monoliti ovali, sa queste cose? Perché non propose le uova litiche per la Foresta Nera?

L’ubicazione delle cinque sculture nell’area di Pietra Capavo-la, avrebbe effetti devastanti per l’ecosistema del Parco. Oltre allo sbancaento in cima al panettone di ofiolite sul quale le uova dovrebbero esser poste, verrebbero infatti costruite strade per gli automezzi pesanti destinati a portarle sulla collina.

Il Panettone si sarebbe salvato dallo scempio, se alcuni esterni del film il Signore degli Anelli vi fossero stati girati. Nessuno dei suoi panorami equivale infatti alla vista delle cupe e selvag-ge foreste di Cugno dell’Acero, che rimontano fin sotto le rupi della Serra di Crispo, oltre agli spettri dei pini preistorici, linee di confine del regno delle ombre.

La Wilderness Italiana ribadisce che le vere opere d’arte del Parco Nazionale del Pollino sono i tesori naturalistici di cui esso dispone. Con la ricchezza di biodiversità, il paesaggio agreste delle valli, uniti alla sua storia e alla sua cultura, esso ci da la possibilità di sperimentare le sensazioni ancestrali a contatto con habitat naturali incontaminati.

ARTICOLI CORRELATI

Leave your response!

Add your comment below, or trackback from your own site. You can also subscribe to these comments via RSS.

Be nice. Keep it clean. Stay on topic. No spam.

You can use these tags:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

This is a Gravatar-enabled weblog. To get your own globally-recognized-avatar, please register at Gravatar.