Spinazzola, pale eoliche come ghigliottine
E la chiamano «Green energy». Le torri eoliche, alte come grattacieli di 30 piani, installate un po’ dappertutto sull’onda di un generale e giustificato clima di euforia per le fonti energetiche rinnovabili, clima che però non dovrebbe mai prescindere dal rispetto di criteri di compatibilità col territorio nel quale gli impianti vengono calati e di rispetto non soltanto formale di un bene come il paesaggio tutelato dall’art. 9 della Costituzione, continuano a mietere vittime tra specie animali sottoposte a specifica tutela.
Il fatto che, nei giorni scorsi, un nibbio reale sia finito tra le pale di un impianto in funzione tra Minervino e Spinazzola, immediatamente a ridosso dell’area protetta del parco nazionale dell’Alta Murgia, fa rabbrividire tanto di più se si pensa che, come si scopre leggendo il piano regolatore per impianti eolici (Prie) di Spinazzola, pare siano addirittura nate nuove figure di salariati. Si tratta di spazzini i quali, con l’ausilio di cani addestrati, rimuovono le carcasse dei volatili ghigliottinati dalle pale o che vi finiscono contro.
Da un recente studio (sul sito internet «Via del vento»), condotto su 10 rotori di 89,6 metri di diametro, posizionati su una torre alta 67 metri e con rotazione che copre verticalmente un’area di oltre 6.300 metri quadri emerge che: «si crea, dunque, una barriera di oltre 6,3 ettari ad un’altezza compresa tra i 22 ed i 112 metri. Gli uccelli che si trovano a passare in quella zona hanno un’elevata probabilità di essere colpiti dalle pale, che si comportano come affilate mannaie. Se un uccello sfugge ad una delle 3 pale in rotazione dispone solo di 1 o 2 secondi per non essere colpito dalla successiva». Cioè non ha scampo. Questo spiega il perché sempre meno nel cielo di Minervino Murge volteggiano i falchi. [di Cosimo Forina, tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno del 5 settembre 2010]



per dovere di cronaca:
6300mq=0,63 ettari
Per dovere di cronaca:
0,63 ettari per dieci torri= 6,3 ettari
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