No all’inceneritore di Tito scalo
La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) reputa oltremodo sconcertanti le notizie che arrivano dall’area industriale di Tito scalo (PZ). Infatti, dal Bollettino Ufficiale della Regione Basilicata n.25 del primo luglio 2010, si apprende di un avviso di procedura di fase di verifica “screening”, relativo ad un progetto per la realizzazione di un “Impianto sperimentale per la termovalorizzazione dei rifiuti”, ricadente nel comune di Tito. La relativa documentazione della proponente Sistema srl – una società di Milano con sede legale in via Aurelio Saffi, 25 – è stata depositata, in data 18 giugno 2010, presso l’Ufficio Compatibilità Ambientale del Dipartimento Ambiente e Territorio della Regione Basilicata ove l’amministrazione comunale, i cittadini e le associazioni possono presentare le proprie osservazioni entro il 2 agosto prossimo, in base allo screening previsto dalla procedura VIA di cui l’art.14 della Legge Regionale n.47/1998.
La Regione Basilicata ha ritenuto compatibile la realizzazione di questo nuovo inceneritore di rifiuti con il bando per la reindustrializzazione del sito produttivo della ex Daramic, stanziando fondi regionali pari a 32milioni e 22mila euro. Dietro alla società Sistema srl – società milanese che si occupa di componenti per impianti di termovalorizzazioni di rifiuti, e non di Potenza come erroneamente si tenta di disorientare in un comunicato dell’assessorato regionale alle Attività Produttive – potrebbero esserci grandi multinazionali, magari EDF o Fenice spa, considerando che già negli anni Novanta quest’ultima era interessata alla realizzazione di un medesimo impianto proprio a Tito e sempre nella stessa area anche la Forest Wheeler spa voleva realizzare una megacentrale elettrica. Entrambe le proposte furono accantonate per l’inidoneità del luogo ad alta densità abitativa e per condizioni ambientali sfavorevoli a questo tipo di insediamenti.
Usando oggi il ricatto occupazionale (si parla di un impiego a regime di 95 unità) l’assessore Erminio Restaino e l’intera Giunta regionale hanno deciso di condannare definitivamente un territorio fortemente inquinato dalla presenza delle vasche fosfogessi nell’area dell’ex Liquichimica e da altre gravi problematicità ambientali, caratterizzato da una pesante contaminazione delle falde acquifere, ivi compreso il luogo dove dovrebbe sorgere l’impianto, ovvero quello dell’ex Daramic, nel quale sono stati riscontrati gravi superamenti del valore limite di solventi clorurati (tricloroetilene) nelle acque sotterranee. È questa la dimostrazione di come si preferisce far cadere nel dimenticatoio la bonifica dell’area industriale di Tito Scalo, non a caso dichiarata seconda area di interesse nazionale per la bonifica della Basilicata, investendo in attività altamente impattanti, con l’intento di trasformare l’area inquinata di Tito Scalo in un “mega polo della monnezza”, considerando che con un’inopportuna ordinanza emergenziale di Giunta, proprio a Tito, è stata allocata una stazione di trasferenza dei rifiuti da portare a Matera, in seguito alla chiusura della discarica di Pallareta di Potenza. Dalla mala-politica alla mala-salute dei residenti, di una parte di Basilicata densamente abitata, con oltre 2000 abitanti nelle vicinanze del polo industriale.
La OLA, considerando scellerato tutto questo, auspica da un lato che la magistratura faccia definitivamente luce sulle responsabilità sull’inquinamento dell’area industriale di Tito scalo e, dall’altro, chiede maggiori dettagli sul progetto della Sistema srl alla Regione e lo stesso al sindaco di Tito, a meno che non fosse all’oscuro di tutto. Ancora una volta l’impiantistica spinta, lo spreco di denaro pubblico, il business energetico e gli interessi privati vengono prima della salute dei cittadini.








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