Legambiente, “Mare Mostrum” minacciato anche da trivelle petrolifere
14 luglio 2010
Secondo quanto reso noto da Legambiente, “molte società energetiche hanno avanzato richieste di ricerca, e in alcuni casi ottenuto permessi in un’estensione di circa 39mila chilometri quadrati in 76 aree, per la gran parte di elevato pregio ambientale e considerate zone sensibili proprio per i loro ecosistemi fragili e preziosi da tutelare”. Le attività di ricerca in mare di idrocarburi sono concentrate nel mar Adriatico, nello Jonio e nell’area davanti alla Sicilia meridionale e occidentale: si tratta di 24 permessi di ricerca rilasciati per una superficie complessiva di circa 11mila chilometri quadrati.
I luoghi più interessati dalle attività di ricerca di petrolio sono la costa tra le Marche e l’Abruzzo con tre permessi, il tratto di costa pugliese tra Bari e Brindisi con due, il golfo di Taranto e il canale di Sicilia con 12. L’ultimo permesso in ordine cronologico è stato rilasciato pochi giorni fa alla Shell Italia per avviare le prospezioni in un’area di mare di 1.356 chilometri quadrati di fronte al golfo di Taranto. I tratti di mare che rischiano l’arrivo di trivelle e piattaforme, conclude il dossier, nei prossimi anni potrebbero essere molti di più: dal 2008 ad oggi sono state presentate altre 41 domande per 23.408 chilometri quadrati. Scarica il Dossier Legambiente
























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