Tre comuni dicono di no alle trivelle petrolifere
Contestata da ben tre comuni, Nova Siri, Rotondella e Policoro, la proroga delle attività estrattive chiesta dalla milanese Gas Plus Italia per Pozzo Rivolta, una coltivazione di metano a 200 metri dall’Itrec di Rotondella. Mai un pozzo poteva tenere un nome più evocativo per lo scenario che si è andato adesso prefigurando ed è stata proprio la Gazzetta ad esorcizzarne il rischio in un articolo di denuncia della presenza di questo pozzo estrattivo troppo vicino all’Itrec e al suo pericoloso deposito di sostanze radioattive. Nulla a che vedere con il recente caso dell’Abruzzo (che è molto meno invaso dalle compagnie minerarie), dove 30 comuni e due province hanno firmato e pubblicato un documento comune e contrario, ma è comunque un inizio in Basilicata.
L’articolo della Gazzetta suscitò un’immediata contestazione da parte dell’allora assessore regionale all’ambiente, Vincenzo Santochirico. Il quale affermò in una nota di non avere nessuna “responsabilità” per quel pozzo “essendo stato autorizzato dall’allora Ministero per l’industria nel lontano 1994”, oltre a non ritenerlo personalmente pericoloso, proprio perché attivo da anni. Risposta che non convinse No Scorie Trisaia, che accusò l’ex assessore regionale di “aver tenuto nascosto l’esistenza di pozzo Rivolta proprio mentre al tavolo della Trasparenza si stabiliva di non perforare nei dintorni dell’Itrec per motivi di sicurezza (accortezza evasa durante la gestione di Santochirico anche per la successiva trivellazione di Pozzo Morano, nel territorio di Policoro, ma in linea d’aria anch’esso a poche centinaia di metri dall’Itrec)”. Questa di pozzo Rivolta è una concessione mineraria passata inosservata anche al progettista del capannone per la messa in sicurezza dei liquidi ad alta attività (non c’è traccia nella valutazione dei rischi), attualmente in fase di realizzazione all’interno dell’Itrec. E oltre al progettista del deposito di scorie, la stessa Sogin non ne conosceva l’esistenza, tanto da chiedere lumi al comune di Rotondella (anche l’ex Arpat, oggi Sipra, chiese spiegazioni dopo l’articolo della Gazzetta).
A distanza di poco più di un anno da queste contestazioni, e dalla richiesta del movimento antinucleare No Scorie Trisaia di chiudere l’attività di Pozzo Rivolta a causa dei possibili rischi di subsidenza (abbassamento anche fino a 5 metri del suolo), la Regione ha ora pubblicato un avviso per la proroga della concessione in questione, che si chiama Nova Siri, ma che è nel territorio di Rotondella. Il capo dipartimento all’ambiente in via Anzio è Donato Viggiani, che all’epoca della prima contestazione sull’attività di Pozzo Rivolta era proprio il responsabile dell’Enea e dunque, dovrebbe essere ben informato dei fatti. Alla proroga chiesta dalla Gas Plus, che non lascia royalty ai tre comuni perché estrae metano sotto la quantità di franchigia che la esenta dal versare cespiti, si sono ora opposte le tre amministrazioni pubbliche all’unanimità, adducendo i preoccupanti timori per la troppa vicinanza delle attività estrattive e di svuotamento della vena mineraria alla sede della Trisaia. La quale contiene ben 5 mila metri cubi di materiale radioattivo di I, II e III livello.
L’attività estrattiva lucana vale appena il 6 per cento del fabbisogno nazionale di idrocarburi. Una cifra irrisoria che secondo i movimenti ambientalisti, non vale l’aggressione che le coltivazioni minerarie determinano sul territorio. Tra l’altro, fatta eccezione per il comune di Viggiano, l’invasività del territorio è pagata a caro prezzo, visto che non c’è ritono economico, soprattutto per il Metaponino. Dopo le esigue cifre versate per il 2009 ai comuni di Pisticci, Ferrandina e Salandra, (rispettivamente, 2250 euro, 4 mila e 1790), ancora non c’è traccia di un centesimo versato ai comuni metapontini per i primi 8 mesi dei estrazioni del 2010 (tranne Garaguso con 80 mila euro circa). E non si può certo dire che il Metapontino non sia una gruviera di pozzi. Tra esausti, sterili, attivi e in stand by, è dal 1950 che si estraggono idrocarburi tra il Basento e il Sinni, passando per l’Agri e adesso anche il Cavone.
Il sindaco di Rotondella Vincenzo Francomano ha affermato che delle “royalty non ne può fregare di meno, in considerazione della evidente contraddizione di due attività invasive e aggressive nel mio territorio: lo stoccaggio di sostanze radioattive e l’estrazione mineraria di pozzo Rivolta. Troppe vicine per non destare preoccupazioni. Tra l’altro, il nostro comportamento è in linea con la richiesta di chiarimenti dell’anno scorso, avanzata insieme ad una proposta di un tavolo di trasparenza con la Provincia. Dalla quale, a distanza di un anno, abbiamo solo avuto una telefonata di cortesia e nulla più”. [di Enzo Palazzo - Gazzetta del Mezzogiorno 3/9/2010]








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