Home » Osservatorio Ambiente, Rifiuti Connection - 21 luglio 2010

Nuova interrogazione sull’inquinamento dell’area industriale di Tito

Interrogazione dell’esponente del PDL per conoscere “se dopo la segnalazione del tenente della Polizia provinciale, Giuseppe Di Bello, sia stato preso qualche provvedimento e se siano state effettuate analisi del sottosuolo e delle falde” . “Il 20 luglio 2009 – ricorda Rosa – il tenente della Polizia Provinciale, Giuseppe Di Bello, inviò una nota al Ministero dell’Ambiente e per conoscenza alle istituzioni locali preposte alla tutela dell’ambiente, tra cui il Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata e l’Arpab. La comunicazione – specifica il consigliere del Pdl -riguardava i ritrovamenti, dopo un sopralluogo presso l’ex Liquichimica Meridionale nella zona industriale di Tito, di alcuni contenitori con lacerazioni e lesioni, con dentro fanghi industriali di diversa provenienza, depositati in tre vasche di deposito di fosfogessi. Il funzionario provinciale – aggiunge Rosa – fece presente la pericolosità della situazione, poiché essendo le vasche non a tenuta stagna ed il fango non solidificato, la rottura dei contenitori poteva portare alla dispersione del rifiuto pericoloso nel sottosuolo e nelle falde che dall’ex stabilimento si riversano nel torrente Tora per confluire nel fiume Basento in direzione della Città di Potenza”.

“Conosciuto l’episodio e letto la precisa nota del tenente Di Bello – afferma Rosa – ho deciso che era opportuno interrogare il presidente della Giunta, Vito De Filippo e l’assessore all’Ambiente, Agatino,Mancusi, per conoscere se dopo la solerte segnalazione sia stato preso qualche provvedimento, se siano state effettuate analisi del sottosuolo e delle falde. Ma, reputo sia importante ed urgente, anche, sapere lo stato di qualità ambientale che comprende l’intera area industriale di Tito. E’ sempre il dilemma – sottolinea il consigliere – di saper coniugare sviluppo e salvaguardia dell’ambiente, saper coniugare la legittima libertà di impresa con il senso di responsabilità verso la società e l’ambiente stesso, un comportamento che, purtroppo, spesso manca nella nostra cultura e modo di essere, fino a dimenticare che la natura, l’ambiente, il ‘pianeta’ sono le risorse che dobbiamo lasciare ‘intatte’ ai nostri figli e nipoti”. “In questi anni – dice Rosa – si parla molto di rispetto per la natura, di ambiente ed ecologia, persino di ‘green economy’ e, a volte, ho la sensazione che diventano discorsi di moda per molti, forse troppi, senza un comportamento conseguente nella vita di tutti i giorni.

Fermo restando il rispetto delle leggi e della legalità, cui tutti sono tenuti compreso chi crede che il profitto e la produzione selvaggia siano senza regole e principi assoluti, le autorità competenti e l’intera classe dirigente devono essere sempre vigili nel controllare e nell’intervenire dove vi siano segnalazioni di criticità, senza aspettare che si arrivi ad stadio di inquinamento a volte irreversibile. La Basilicata, come abbiamo letto in molti rapporti compreso l’ultimo di Legambiente, sta diventando una terra di reati ambientali e di piccole e grandi ecomafie. Non possiamo permetterlo – conlude Rosa – e non dobbiamo, altresì, permettere che avvelenino la nostra terra. Credo che il tempo di soprassedere sia finito e che debba iniziare quello della ‘tolleranza zero’, ma partendo, anche, dalle negligenze e dalle disattenzioni di chi è preposto a sorvegliare e controllare”.

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