Home » Osservatorio Media, Rifiuti Connection, Watch - 27 gennaio 2012

Nuovi inceneritori nelle province lucane

[di Enzo Palazzo, tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno del 27 gennaio 2012]

Ricompaiono gli inceneritori. Nel rapporto annuale del piano d’azione per il raggiungimento degli obiettivi di servizio (Raos 3) per l’anno 2011, pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione, il n. 2 del 16/1/2012, rispuntano due termovalorizzatori, uno per provincia con risorse iniziali provenienti dal Po Fesr 2007-2013. Gli stessi previsti in un Bur precedente, il n. 16 del 2010, e ripresentati tal quale, dopo due anni, nel secondo Bur del 2012. L’importo previsto è pari a 4,5 milioni di euro destinati alla “valorizzazione dei sovvalli e frazioni ad alto potere calorifico con impianti per la produzione di Cdr-Q”. Sembrerebbero due inceneritori composti sia di una fornace che di un impianto di compostaggio grigio per la produzione del combustibile da rifiuti, il Cdr-Q. Ma il volume dei rifiuti lucani, pur pensando di non recuperare l’umido, ma di destinarlo con l’indifferenziato all’incenerimento (il che significa circa il 70 per cento di poco più di 220 mila tonnellate annue di rsu lucani), è tale che non può giustificare i costi di un inceneritore, figuriamoci due. È il motivo del sospetto degli ambientalisti che «si miri a bruciare rifiuti delle regioni vicine con annesso e affaristico tour della monnezza». Per la provincia di Potenza, ci sarebbe già la proposta di una sede, a Lauria, mentre per il materano non ce n’è ancora una specifica. Di certo, però, per la provincia di Matera ci si è avvalsi della consulenza della società Sogesid. La stessa società a partecipazione pubblica (ministeri dell’Ambiente e delle infrastrutture), ma con una presenza di privati, come l’Acea di Francesco Gaetano Caltagirone, che ha vinto un recente appalto di 4 milioni di euro per una bonifica parziale della Valbasento. La Sogesid è anche la stessa società che è stata consulente della Regione per la predisposizione di specifici bandi sulla dotazione di impiantistica per la gestione dei rifiuti solidi urbani sul territorio regionale, con particolare riferimento all’avvio di un project financing con il Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata. Esattamente come due anni fa, il vicepresidente della Provincia, Giovanni Bonelli, afferma che «Non ne so nulla di questo inceneritore, come non ne sapevo nulla nemmeno l’altra volta. Posso solo dire che nel Piano provinciale di Matera non c’è posto per gli inceneritori. Non sono previsti e non sono realizzabili».

Ma l’assessore Bonelli non ne sa nulla

MATERA – È la seconda volta in due anni che a «sua insaputa», la Provincia di Matera si vede inserita in un piano di programmazione regionale per la realizzazione di un inceneritore. Occorrerà adesso capire perché sistematicamente nei Bur regionali compare questa programmazione che la Provincia disconosce e sembra non volere, essendosi dichiarata contraria sul suo territorio sia agli inceneritori/termovalorizzatori che alle discutibili mega centrali a biomassa. Sia il presidente Franco Stella che il vice Giovanni Bonelli e l’assessore Gianni Rondinone, in una recente riunione con il movimentismo e l’associazionismo lucano per gli emendamenti da fare al Piano provinciale dei rifiuti, si sono pubblicamente dichiarati contrari alla presenza di inceneritori e mega centrali a biomassa sul territorio materano. La Provincia di Matera, tra l’altro, dovrebbe a breve presentare il Piano rifiuti definitivo, emendato con le osservazioni di sindaci e associazioni. «Lo vogliamo portare in Consiglio per la prima settimana di febbraio», ha affermato Bonelli. Gli emendamenti più attesi sono l’abbattimento delle percentuali da destinare alla produzione di css, combustibile solido secondario (la previsione iniziale era del 30 per cento di 80 mila tonnellate), e una maggiore chiarezza sulla possibilità di produrre bio-compost e bio-gas dai rifiuti dei 31 comuni materani.

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