Home » Petrolio - 27 febbraio 2010

Petrolio, Pertusillo e Jonio come il Lambro?

Il disastro ambientale che si sta consumando nel fiume Lambro e in seguito nel Po, e speriamo non nel mare Adriatico, dovrebbe aprire gli occhi a chi nella pura incoscienza pensa al petrolio in Basilicata trascurando l’impatto ambientale che potrebbe avere sui nostri bacini idrici e nelle nostre falde acquifere. Ci riferiamo alle autorizzazioni regionali di nuovi pozzi vicino la diga del Pertusillo (è il caso del pozzo Monte Alpi 1 Est previsto a circa 1 Km dalla diga del Pertusillo), al pozzo di reinezione di Grumento Nova, al centro oli di Viggiano e al suo paventato raddoppio per lavorare più greggio, agli incidenti che si sono verificati con le autobotti e nelle realizzazioni dei pozzi in un decennio di trivellazioni, alla rete di oleodotti nella Val d’Agri e ai continui allarmi delle popolazioni locali relative a fiammate e fughe di sostanze chimiche dal centro oli. Possiamo continuare con il sequestro a 1200 mt dell’area attrezzata Acqua dell’Abete a Calvello, dove nelle vicinanze è presente un pozzo petrolifero o peggio ancora alla presenza di bario nella diga del Pertusillo, quando il bario è una sostanza che non si trova facilmente in natura, ma che è utilizzata generalmente dalle trivellazioni petrolifere.

Le rassicurazioni fornite dalla Regione Basilicata e dal suo (ex) assessore all’ambiente sulla potabilizzazione efficiente, non escludono che gli inquinanti entrino nella catena alimentare perché l’acqua non si beve soltanto, ma si mangia perché è utilizzata per l’agricoltura e l’allevamento. Le tante autorizzazioni che si intendono dare sulla costa Jonica e peggio ancora nel mar Jonio non possono rassicurarci, così come le valutazioni d’impatto ambientale (V.I.A) approvate dalla Regione Basilicata e dal suo Dipartimento Ambiente sugli impianti petroliferi dopo l’esperienza del pozzo Morano di Policoro, dove il Dipartimento Ambiente affermò in pieno ferragosto che non è previsto l’uso di “sostanze chimiche per lo scioglimento della crosta terrestre” (Basilicatanet del 14/08/2009 16.27.34) quando invece con ordinanza 3671 a fine dicembre 2009 il sindaco di Policoro proibì sul pozzo (previo analisi) l’utilizzo di numerosi fusti contenenti sostanze chimiche, che invece servivano per le attività di perforazioni per raggiungere le centinaia di metri di profondità nel letto del fiume Sinni.

Mentre l’uomo può vivere senza petrolio, non sopravvive senz’acqua, e qui se non si pone un freno e delle regole allo sfruttamento petrolifero del territorio, mettiamo a serio rischio l’acqua che disseta due regioni, la salute dei residenti e soprattutto le economie agricole interessate. Il petrolio poi finirà perché è un fossile mentre l’acqua sarà distrutta con tutti gli ecosistemi, i fiumi e il mare Ionio che di conseguenza si porterà dietro anche l’economia turistica lucana irrimediabilmente compromessa. I candidati governatori devono affrontare il problema serio della tutela delle acque e non rincorrere le illusioni delle royalty delle estrazioni petrolifere utilizzate per illudere e utilizzare i bisogni della collettività per un puro scopo elettorale. In questa regione purtroppo accade che i cittadini invece di essere tutelati dalle istituzioni debbano mobilitarsi per difendersi dalle istituzioni su progetti che distruggono l’acqua, il territorio e il mare con l’agricoltura e il turismo collegati favorendo inesorabilmente lo spopolamento della Regione.

[Movimento NoScorie Trisaia]

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