Il Comune di Marsicovetere autorizza il far west petrolifero
La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) esprime la propria disapprovazione e preoccupazione in merito alla decisione, non altrimenti definibile come “scellerata”, del Consiglio Comunale di Marsicovetere di autorizzare all’Eni S.p.A. la realizzazione del pozzo “Alli 2 Or”. Un pozzo questo che è situato a meno di 500 metri dall’ospedale di Villa d’Agri e nel centro abitato, proprio a ridosso del quartiere residenziale di Villa al Sole. Il voto favorevole del Consiglio Comunale di Marsicovetere, capeggiato dal sindaco Claudio Cantiani, con la sola eccezione del consigliere di minoranza Giovanni Mazziotta – al quale la OLA riconosce senso civico e coraggio -, in una regione dove sempre più prevalgono “dictat e ricatti” delle compagnie petrolifere, è stato incoraggiato dalla promessa delle royalties petrolifere.
Il sindaco Cantiani ha infatti ribadito, durante l’Assemblea comunale, che l’Eni S.p.A. verserà nelle casse comunali 1 milione di euro per la stipula di un accordo trentennale. La decisione del Consiglio Comunale di Marsicovetere, secondo la OLA rientra nel “far west petrolifero” a cui certi amministratori, come quelli di Marsicovetere, sembrano aver affidato le sorti del proprio territorio e soprattutto la salute dei residenti.
La OLA ricorda, soprattutto, ai cittadini di Marsicovetere come in Val d’Agri vi sia un incremento del degrado ambientale causato dalle attività petrolifere ed un aumento delle patologie tumorali così come riportato da una recente inchiesta – “Così si muore nella terra di nessuno” – pubblicata sul quotidiano nazionale Terra (che potete leggere sul sito della nostra Organizzazione), ma facilmente riscontrabile dai cittadini della Val d’Agri dai casi presenti nelle proprie famiglie. “La leucemia mieloide, non ereditaria, nella forma acuta, fa registrare infatti (analisi Schede Dimissioni Ospedaliere) notevoli incrementi proprio nella Val d’Agri e nella Val Camastra con aumenti medi del tasso d’incidenza pari a 10.3. Tra le sue cause, oltre alle radiazioni ionizzanti, al fumo di sigaretta e ad alcuni farmaci usati per la cura dei tumori, si annoverano le esposizioni al benzene, sostanza contenuta nel petrolio e nella benzina. Una forma di leucemia maggiormente giustificabile in centri urbanizzati e con forte inquinamento atmosferico. Nella stessa fetta di territorio, meglio conosciuto per le impattanti attività petrolifere e per la presenza del centro Oli Eni di Viggiano – unitamente alla Val Sarmento, al Vulture e al Melandro – anche il tasso di incidenza del tumore al pancreas (+16, +15, +17.1, +8.5, +4.6) denota disfunzioni. Per questo tipo di cancro, più raro al di sotto dei 40 anni, una recente metanalisi – condotta in 92 studi, raggruppando 23 agenti cancerogeni – circa il rischio occupazionale e l’esposizione ambientale ha inserito tra i possibili responsabili sostanze come alluminio, nichel, cromo, idrocarburi policiclici aromatici, polveri di silicio, solventi di idrocarboni alifatici e aliciclici, presenti in attività petrolifere e di incenerimento. Le indagini epidemiologiche in Basilicata, rivolte maggiormente all’effetto e non alla causa dell’incidenza tumorale, dimostrano la presenza di fattori di rischio indotti, in un territorio dove il sodalizio tra sviluppo industriale, occupazione e sostenibilità non funziona” [da Terra, 30 giugno 2010]. Il Far West petrolifero certamente non costituisce un fattore limitante di queste patologie.








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