Home » Approfondimenti & Dossier - 7 agosto 2010

Inquinamento petrolifero a Calvello: ENI chiarisca

Gli attivisti della OLA si sono recati presso i luoghi sequestrati dal Corpo Forestale dello Stato situati nel comune di Calvello, che fanno parte del complesso montuoso Monte Volturino – Serra di Calvello compresi nel territorio del parco nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese e caratterizzati da estesi boschi e ricco di sorgenti che alimentano prevalentemente il bacino che alimenta l’invaso artificiale del Camastra che serve l’acquedotto di Potenza. Nei giorni compresi tra il 2 e 5 agosto scorso, su provvedimento dell’Autorità giudiziaria di Potenza del 26 Luglio scorso, il Corpo Forestale dello Stato ha posto i sigilli in due località denominate rispettivamente Bosco Autiero, lungo la strada provinciale per Calvello e Acqua dell’Abete.

Località inquinata “Bosco Autiero” (Calvello)

L’area risultata inquinata da non meglio specificate sostanze, sulle quali le autorità competenti dovranno accertarne origine, natura e responsabilità sullo sversamento, è ubicata lungo la strada provinciale che da località Maddalena di Abriola, attraverso il bivio per Calvello conduce a Calvello e più precisamente indicate dal GPS con coordinate 40° 27 ‘ 15″ Nord   e 15° 48′ 29″ Est. Si tratta di due aree a destra e sinistra della carreggiata in cui risultano evidenti e visibili chiazze di terreno rosso con macchie oleose che riemergono da risorgive di cui è ricca la località. C’è da evindenziare che nel raggio di chilometri le uniche installazioni antropiche sono costituite dall’oleodotto di collegamento ENI tra i pozzi CF2 CF1 – dorsale Volturino e dal pozzo CF1, poco distante a monte dell’area risultata contaminata (vedi immagini). Al momento non si conoscono i provvedimenti intrapresi dalle autorità per accertare la natura e le cause dell’inquinamento che è bene ribadire apparirebbe esteso dal momento che già nel 2004 è stato posto un divieto sull’uso dell’acqua risultata non potabile a causa di inquinamento chimico e batteriologico della sorgente Acqua Solfurea (sempre nel Comune di Calvello) situata qualche chilometro più a valle  dalla località bosco Autiero.

Nuovo sequestro in località Acqua dell’Abete (Calvello)

La località è stata interessata da un precedente sequestro disposto dall’Autorità Giudiziaria il 20 novembre 2008, di cui la Ola ha chiesto ripetutamente gli esiti sia giudiziari sia sul rischio di potenziale rischio per cose, persone e maestranze nonché di potenziale pericolo per l’ambiente e le falde idriche. Il nuovo sequestro è stato operato dal CFS contemporaneamente al sequestro della località Bosco Autiero, ovvero tra il 4 e 7 agosto 2010 su analogo provvedimento dell’Autorità Giudiziaria del 26 luglio 2010. L’area oggetto di sequestro  risulterebbe più vasta di quella interessata dal provvedimento giudiziario del 20 novembre 2008, anche se al momento del sopralluogo degli attivisti della Ola sono stati rimossi parzialmente da sconosciuti cartelli di sequestro e bande in plastica di delimitazione dell’area che si trova a valle del pozzo Cerro Falcone 2 recentemente oggetto di una nuova e controversa trivellazione che è avvenuta in un SIC- ZPS del P.N. Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese. Desta in proposito qualche interrogativo il fatto che nonostante completato, risulterebbe non  ancora allaciato l’oleodotto alla testa di pozzo.  Al momento non si conosce se il sindaco di Calvello abbia emesso o meno l’ordinanza di divieto di uso dell’acqua della sorgente da parte di cittadini. Al momento del sopralluogo erano presenti infatti alcuni camper. Non si conoscono gli sviluppi sia del primo e sia del secondo provvedimento dell’Autorità Giudiziaria.  Un fatto questo che desta più di qualche sconcerto dal momento che i nuovi sequestri confermerebbero – così come da più tempo ribadito da varie organizzazioni, associazioni e cittadini - il perdurare ed anzi l’aggravamento di una situazione di rischio e pericolo per cose, persone e maestranze di cui nessun ente territoriale competente ha chiarito. Così come è stupefacente il silenzio dell’ENI su una vicenda che evidenzierebbe quanto meno omissioni e inperizie e che invece si vuole rimanga nel silenzio più totale. La Ola chiede che sull’area intervengano gli organi centrali di polizia mineraria dell’UNMIG di quelli del nucleo inquinamento del Corpo Forestale dello Stato e dell’APAT (non ci sentiamo garantiti in questo momento dai vertici dell’ARPAB) e che l’Ente parco nazionale Appennino Lucano commissioni uno studio tendente ad accertare una possibile compromissione degli acquiferi della dorsale montuosa Volutirino -Serra di Calvello- Madonna di Viggiano che è interessata da una intensa attività petrolifera che mette a rischio non solo la salute dei cittadini, ma anche i delicati ecosistemi del parco nazionale.

Il seguente reportage è in progress – è possibile utilizzare i contenuti citando la fonte.

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