Mistero del Lago Pertusillo: chi sono i responsabili?
La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) dopo circa due mesi dall’inizio del fenomeno presentatosi sulla superficie del Lago del Pertusillo – con macchie scure divenute poi rosse, dovute alla Ceratium hirundella, la cosiddetta alga rossa – evidenzia l’infittirsi del “mistero”. Alcuni preoccupanti dubbi attengono non solo all’improvvisazione sui monitoraggi ambientali ma anche all’evoluzione del fenomeno che si è manifestato agli inizi del mese di maggio, un periodo nel quale la temperatura, possibile concausa, è invece rimasta nella norma del periodo.
Attraverso fonti di stampa locali il direttore dell’Arpab, Vincenzo Sigillito, evidenzia oggi, a distanza di due mesi, “un’eccessiva concentrazione di azoto e fosforo nelle acque dell’invaso”. E sempre il direttore Sigillito si spinge a fare anche alcune ipotesi: “una delle cause di questa eccessiva concentrazione potrebbe essere la presenza di depuratori non funzionanti o fuorilegge per i quali si sta procedendo ad acquisire tutti gli elementi necessari per avere il quadro di riferimento generale sott’occhio…”. Sul possibile cattivo funzionamento dei depuratori, il 2 giugno scorso, la OLA, proprio sui casi di inquinamento lungo il fiume Agri, sulla diga di Senise, a Ferrandina, in Val Basento ed a Matera, segnalava una situazione ormai divenuta allarmante. La nostra Organizzazione ricordava come Acquedotto Lucano gestisce in Basilicata ben 173 depuratori, di cui 123 in provincia di Potenza e 50 nel materano. A questo Ente la legge affida l’attività di controllo igienico e sanitario che condiziona anche la qualità delle acque di balneazione e dell’acqua per scopi potabili ed irrigui. Proprio sul sito web di Acquedotto Lucano la OLA ha appreso come lo stato di conservazione e di gestione dei depuratori rappresenti la maggiore criticità gestionale ereditata da Acquedotto Lucano sin dal 2003. Uno stato divenuto oggi “comatoso” che si sta rilevando nefasto per la tutela degli ecosistemi fluviali, lacuali e costieri in Basilicata. Sempre Acquedotto Lucano fa risalire questa situazione all’eccessivo numero di piccoli impianti di depurazione (circa 270) ereditati, difficilmente gestibili, sia per le problematiche tecniche, sia (soprattutto) per i costi elevatissimi.
Ragion per cui la OLA chiedeva di conoscere dalla Regione Basilicata cosa intendesse fare per risolvere lo stato dei depuratori delle acque reflue che, per stessa ammissione di Acquedotto Lucano, non funzionano o funzionano male perché non vi sarebbero i soldi per farli funzionare. Per la Val d’Agri, inoltre, c’è da rilevare che è funzionante il nuovo depuratore gestito dal Consorzio di Bonifica Alta Val d’Agri che garantirebbe la depurazione delle acque di una parte dei comuni e delle aziende dell’area.
La OLA auspica che il mistero dell’inquinamento del Pertusillo possa essere svelato, verificando la funzionalità dei depuratori sui quali indaga anche la Procura di Lagonegro e le azioni di monitoraggio che per l’invaso dovrebbero riguardare tutti gli inquinanti organici, idrocarburi e metalli pesanti, in considerazione del fatto che da analisi effettuate risulterebbe la presenza preoccupante di bario e boro, inquinanti dovuti ad attività petrolifera. Presenza questa denunciata e confermata dalle analisi commissionate dai Radicali Lucani. Il Lago del Pertusillo, nonostante sia un SIC/ZPS del Parco Nazionale Appennino Lucano, è oggi a rischio, minacciato anche da una intensa attività petrolifera, da un centro olio, da chilometri di oleodotti che si sviluppano intorno ad esso. I reflui delle attività petrolifere insistono su impianti di depurazione civili ed industriali sui quali è opportuno verificarne la funzionalità. Il Lago del Perusillo, è bene ricordarlo, non rappresenta solo un attrattore turistico. Ci si dimentica troppo spesso che le sue acque vengono infatti utilizzate per scopi irrigui e potabili in Puglia e Basilicata.








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