Petrolio, 40 nuove richieste in 10 mari italiani
Quaranta richieste per la ricerca di petrolio in 10 mari italiani, dall’Adriatico alla Sicilia, al vaglio delle istituzioni competenti. E’ quanto emerge dal documento intitolato ‘Attivita’ di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi in mare sottoposti a procedura di Valutazione Impatto Ambientale (Via) o a verifica di assoggettabilita’ a Via”. Nel documento, contenuto in un dossier dell’associazione ambientalista Marevivo diffuso nel corso della manifestazione, oggi a Roma, ‘Chi avvelena il mare uccide il pianeta’ durante la quale e’ stato srotolato un maxi-striscione nero di 360 metri quadrati, viene riportato l’elenco delle richieste presentate nell’ultimo biennio da diverse compagnie petrolifere, che rispondono, nella maggior parte dei casi, alla voce ”permesso di ricerca”. Sono 6 – secondo il documento reso noto da Marevivo – le procedure di Valutazione d’Impatto Ambientale gia’ concluse: 3 da parte dell’Eni, nell’Alto Adriatico e nel mare dell’Emilia Romagna; 3 da parte della Northern Petroleum, nel mare della Puglia. Altre 10 procedure Via sono in corso: 7 per la compagnia Petroceltic, nei mari di Puglia, Abruzzo e Molise; 1 per la Edison (Abruzzo e Molise); 1 per la Consul service (Basilicata); 1 per la Northern Petroleum (Sicilia). Si contano inoltre 21 verifiche di assoggettabilita’ a Via concluse: 5 per la Northern Petroleum (4 nel Canale di Sicilia e 1 nello Ionio meridionale); 7 per l’Eni (5 nel mare della Sicilia e 2 in quello dell’Emilia Romagna); 3 per la Puma Petroleum (2 nel canale di Siclia e 1 in quello della Sardegna); 2 per la Medoil, nel canale di Sicilia; 2 per la Saras in Sardegna (uno nel mare meridionale, l’altra nel Golfo di Oristano); 1 per la Forest Cmi, in Sicilia. Infine si contano 3 richieste sotto la voce ”verifiche di assoggettabilita’ a Via in corso”: un pozzo esplorativo per l’ Eni, nel mare dell’Abruzzo, un permesso di ricerca per la Puma Petroleum, nei pressi dell’Isola d’Elba, e uno per ‘Sviluppo Risorse Naturali’ in Sicilia. Riguardo ai metodi per l’attivita’ di ricerca di petrolio e altre risorse in mare, un invito alla cautela e’ stato rivolto dall’ex-ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio: ”Bisognerebbe inquadrare da un punto di vista giuridico anche le indagini effettuate con l’eco-sonar perche’ non e’ detto che non arrechino danni all’ecosistema marino”. (ANSA).








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