Lo sviluppo legato al petrolio è assenteista
[di Movimento NoScorie Trisaia] Le dichiarazioni di Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni, contro l’operosità e l’assenteismo dal lavoro dei meridionali sono tipiche di chi sputa nel piatto in cui mangia. Nel nostro caso sputa sulla Basilicata da cui l’Eni s’ingrassa con il greggio estratto. Farebbe meglio a stare zitto invece di dare giudizi sull’operosità dei meridionali, nei cui territori attinge fondi pubblici e risorse dal sottosuolo. In dieci anni il CIPE (Comitato Interministeriale Programmazione Economica) ha finanziato alle compagnie che operano in Basilicata circa un miliardo di euro e circa 670 sono stati accordati attraverso la BEI (Banca Europea Investimenti). Per il progetto “Tempa Rossa” – poi passato alla Total – il CIPE ha finanziato circa 230,34 milioni di euro con delibera n.139 del 21 dicembre 2001. [Link di approfondimento]
I pozzi petroliferi, gli oleodotti e un centro oli a Viggiano hanno solo contribuito a impoverire un’intera valle minacciando ambiente, agricoltura e turismo con l’inquinamento generato dalle estrazioni petrolifere. Proprio l’Eni non può parlare di sviluppo in Basilicata, dove il grande assenteista è proprio lo sviluppo portato dalle compagnie petrolifere. In Basilicata si sono persi i fondi delle Regioni Obiettivo 1 per colpa del PIL drogato delle estrazioni petrolifere e delle produzioni Fiat.
I fondi Obiettivo 1 persi hanno tolto finanziamenti ai settori primari della Regione quale quello dell’agricoltura. Con la miseria di royalties che lasciano sul territorio, la Basilicata è diventata territorio di conquista da parte delle compagnie petrolifere. Qui, dove non esistono regole alle trivelle (si trivella nei fiumi, vicino le abitazioni) e dove una classe politica compiacente svende il territorio in cambio del misero 7/10% di compensazione, illudendo le popolazioni su un futuro incremento delle stesse, decise però a livello nazionale. Tutto questo mentre si sta distruggendo un’intero territorio per soddisfare appena il 6-10 % del fabbisogno nazionale. Per noi l’Eni fa meglio ad andarsene, in Libia Gheddafi gli farà pagare un prezzo più equo per il territorio.
L’80% delle royalties contro il misero 7-10% che adesso lascia in Basilicata (dove nessun esterno certifica le esatte produzioni di greggio). L’Api lucana dal canto suo non cerchi futuro per l’economia regionale sul raddoppio del centro oli di Viggiano e su qualche posto di lavoro. Cerchi, invece, di migliorare il credito alle piccole imprese in settori più consoni alle vocazioni territoriali, senza favorire chi prende e porta via distruggendo il territorio. I cittadini della Val d’Agri che subiscono l’inquinamento del centro oli ringrazieranno.








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