Impianto eolico di Ripacandida, la OLA chiede la revoca delle autorizzazioni
23 giugno 2010
Una pista della lunghezza di 1,7 km per una larghezza di 4,50 m è stata posta sotto sequestro dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato. È quella riguardante l’accesso al parco eolico situato tra Filiano e Ripacandida, in provincia di Potenza. Gli agenti del CFS, dopo aver accertato che la società eolica titolare del progetto ha realizzato lo sbancamento del terreno proprio a ridosso della Foresta di Forenza, in zona boscata, senza le autorizzazioni preventive, oltre al sequestro dell’intero percorso, ha denunciato per violazione delle norme urbanistiche e paesaggistiche-ambientali i responsabili della società.
In passato, il “Comitato Monte Vulture-Valle di Vitalba” aveva denunciato la ripresa dei lavori dell’impianto eolico di Ripacandita nonostante l’Ufficio Energia della Regione Basilicata, Dipartimento Attività Produttive, Politiche dell’Impresa e Innovazione Tecnologica – con Delibera di Giunta Regionale n.607 del 4 maggio 2007 – avesse rilasciato “diniego” di autorizzazione unica ai sensi del D.lgs 387/2003, art.12, per la costruzione ed esercizio dell’impianto eolico della Società Agrituristica del Vulture in località “Trasonella-Serra Corrado e Serra del Sorbo”, costituito da 27 aerogeneratori della potenza di 2 MW cadauno e della potenza complessiva di 54 Mwe. Il Comitato, già nel 2006, segnalava quello che purtroppo oggi viene riconosciuto con il sequestro. La società Agrituristica del Vulture, titolare dell’impianto, a seguito di un ricorso alla Magistratura Amministrativa era riuscita ad ottenere – nonostante il diniego opposto dalla Regione Basilicata – il via libera alla realizzazione dell’impianto, rivendendo successivamente la concessione ad un’altra società eolica, la Wind Farm S.r.l. del Gruppo Prisma.
La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista), constatato il sequestro della pista di accesso all’impianto, chiede alla Regione Basilicata, Ufficio Energia del Dipartimento Attività Produttive e Politiche d’Impresa di revocare le eventuali autorizzazioni all’impianto e/o emettere provvedimento urgente di sospensione per palesi violazioni alle normative urbanistiche vigenti. La società concessionaria, infatti, avrebbe dovuto essere già in possesso di tutte le autorizzazioni prima dell’inizio dei lavori, tra le quali quella relativa ai lavori ed al transito sul tratturo oggi sequestrato, interessato anche dalla posa in opera dei cavidotti.
























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