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Sito unico delle scorie radioattive in Basilicata, dal segreto militare a quello di Pulcinella

14 marzo 2010

Con Decreto del 25 febbraio 2008 (GU n. 57 del 7-3-2008) l’ex Ministro Bersani istituì un gruppo di lavoro per l’individuazione della tipologia, delle procedure e della metodologia di selezione dirette alla realizzazione, su un sito del territorio nazionale, di un Centro di Servizi Tecnologici e di Ricerca ad alto livello nel settore dei rifiuti radioattivi. Le regioni accoglievano così la proposta di  ricostituire  un gruppo di lavoro misto composto da rappresentanti del Governo e delle regioni, con il compito di elaborare un metodo che giungesse a definire le caratteristiche dell’insediamento contenente sia il deposito con le relative infrastrutture tecnologiche per il trattamento, sia la gestione della ricerca di settore, sia l’insieme integrato di altre strutture (servizi di alta tecnologia, ricerca e formazione di alto livello). Al Gruppo di Lavoro venne affidato il compito di indicare i criteri di selezione dei siti (autocandidature, concertazione, gare, procedure negoziate, ecc.).

Il Gruppo di Lavoro fu costituito da rappresentanti del Governo, delle Regioni, dell’APAT e dell’ENEA eventualmente integrato da esperti e, nelle forme opportune, dalla Sogin S.p.A. L’ex Ministro Bersani ritenne “essenziale e urgente” la realizzazione di un deposito nazionale per la  definitiva messa in sicurezza sia dei rifiuti radioattivi e dei materiali nucleari derivanti dalle pregresse attività, sia di quelli prodotti dallo smantellamento degli  impianti di ricerca e delle centrali elettronucleari dismessi, nonché di quelli derivanti dall’uso medico e industriale. Il Gruppo di Lavoro giunse ad indicare una serie di siti idonei anche per stoccare il combustibile nucleare irraggiato, depositato negli impianti  nucleari che in base all’accordo intergovernativo firmato in data 24 novembre 2006 tra il Governo della Repubblica Italiana e il Governo della Repubblica francese e  perfezionato in data 2 maggio 2007, per il riprocessamento prevede tra l’altro il rientro in Italia dei relativi rifiuti entro il 2025. Il Gruppo di Lavoro, costituito  presso il Ministero dello sviluppo economico era così costituito: ing. Arnaldo Vioto – Ministero dello sviluppo economico; dott.  Raffaele  Ventresca – Ministero dell’ambiente e tutela del territorio e del mare;  dott. Paolo Rossi – Ministero della salute; dott. Massimo Scuderi – Regione Basilicata;  ing. Domenico Savoca – Regione Lombardia; ing. Elisabetta Sossich – Regione Piemonte;  ing. Roberto Morandi – Regione Veneto; dott. Corrado Pantalone – Regione Marche; dott. Italo Giulivo – Regione Campania; ing. Piero Risoluti – ENEA; ing. Giuseppe Pino – APAT.

Il  gruppo di lavoro si avvalse anche della collaborazione della Sogin S.p.A. e fu  coordinato da un rappresentante del Ministero  dello  sviluppo economico e le funzioni di segreteria sono espletate  dalla  Direzione  generale  per l’energia e per le risorse minerarie mediante due funzionari, l’ ing.  Maurizio Pacini  -  Ministero  dello  sviluppo economico – Direzione generale per l’energia e risorse minerarie e l’ing.  Alessandra  Fagiani  – Ministero dello sviluppo economico – Direzione generale per l’energia e risorse minerarie.  Compito del gruppo di lavoro fu l’individuazione della tipologia, delle procedure e della metodologia di selezione dirette alla realizzazione, su un sito del territorio nazionale, di un Centro di  servizi  tecnologici e di ricerca ad alto livello comprendente un deposito nazionale centralizzato per l’allocazione definitiva dei rifiuti radioattivi di  seconda categoria, e per l’immagazzinamento temporaneo di medio termine dei rifiuti radioattivi di terza categoria, del combustibile nucleare  esaurito e delle materie nucleari ancora presenti in Italia. Del documento redatto dal gruppo di lavoro non se ne seppe più nulla, all’indomani della crisi di Governo che portò all’ascesa di Berlusconi. Questo documento rimase segreto. Esso fu realizzato sulla base dei principi di  protezione  ambientale e di radioprotezione praticati a livello internazionale, tenuto conto dei criteri sitologici, di natura fisica ed antropica, perseguiti e raccomandati dalle organizzazioni più autorevoli nel settore specifico (IAEA, NEA, UE), tenendo presente l’esperienza dei Paesi dell’Unione europea che hanno da tempo già affrontato e risolto simili problematiche. Si stabilì che il deposito dovesse essere di tipo superficiale in base al Decreto Bersani, definendo tutte le caratteristiche dell’insediamento riguardanti sia il deposito e le relative infrastrutture tecnologiche  di servizio, incluse quelle riguardanti la ricerca nel settore dei rifiuti radioattivi, sia l’insieme integrato delle altre strutture relative ai servizi di  alta tecnologia, di ricerca e di formazione da insediare nel Centro servizi.

Si giunse addirittura ad ipotizzare le caratteristiche del sito e la procedura tecnico-amministrativa del percorso decisionale e di selezione (autocandidatura, concertazione, gare, procedure negoziate) che portasse alla individuazione del sito attraverso un coinvolgimento partecipativo e trasparente delle amministrazioni e comunità locali e che definisse i vari soggetti coinvolti e le loro responsabilità al fine di  garantire un percorso certo di decisione finale per l’individuazione di un sito per la realizzazione del Centro servizi con i relativo regime di responsabilità nella gestione di medio e lungo periodo del deposito nazionale, una prima stima economica dei costi di realizzazione del Centro di servizi ed eventuali suggerimenti di riordino della normativa sui rifiuti nucleari. Si stabilì infine che società Sogin S.p.A. fornisse informazioni  tecniche specifiche su impianti, installazioni nucleari, rifiuti radioattivi; il supporto tecnico e logistico operativo per l’attività del gruppo di lavoro. Parte della documentazione venne consegnata al Ministero dello sviluppo economico in attesa che la Conferenza unificata Stato-Regioni  e la Conferenza delle regioni e delle province autonome ne ricevesse copia.

Con il cambio del Governo e la nomina a Ministro dello Sviluppo Economico di Scajola, nel Gruppo di Lavoro si verificò un dissenso clamoroso. L’ing. Massimo Scuderi, attuale direttore della SEL (Società Energetica Lucana) e uomo-chiave della politica energetica in Basilicata, componente del gruppo di nomina lucana non condivise la bozza finale redatta dal Gruppo di Lavoro prendendo le distanze dalle posizioni dei rappresentanti di Lombardia, Piemonte, Veneto, Marche, Campania, oltre a quelli dei ministeri dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente, della Salute, e di Apat ed Enea. Si tentò di far passare questo clamoroso dissenso come dissenso tecnico e non politico. Ma i fatti oggi dimostrerebbero che l’individuazione del sito unico per le scorie radioattive è in Basilicata, pur se mediato da un’Agenzia per i rifiuti nucleari, di un deposito ingegneristico, di superficie, e quindi, non geologico, sotterraneo, utilizzando come possibile “Centro di Servizi” la Trisaia di Rotondella con l’area dei calanchi di Craco-Stigliano-Montalbano Jonico quale sito per lo stoccaggio definitivo delle scorie atomiche, in cambio di appetibili benefici alle popolazioni coinvolte.

Oggi spetta all’Agenzia scegliere il sito per il deposito unico tra i tre siti individuati: uno al Nord, uno al Centro, uno al Sud. Una scelta possibile anche senza studi particolari e verifiche sul territorio interessato, tranne che non si tratti di territori sismici o soggetti ad inondazioni o zone vulcaniche. Una cartina divulgata da Greenpeace predisposta dal Gruppo di lavoro indica le aree potenzialmente idonee per il deposito nazionale dei rifiuti tra il Lazio e la Toscana (centro-nord) e il Sud (Puglia – Basilicata).
Più che di segreto militare è più giusto parlare di “segreto di Pulcinella”. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano i sindaci dei comuni in cui ricadono le aree di colore viola indicate nella cartina riportata in basso, ai quali è stata by-passata la “patata bollente” della partita nucleare in Italia, escludendo dal gioco il ruolo delle Regioni. I Lucani sapranno cambiare, dopo Scanzano, il corso di questa nuova storia già scritta sulla loro testa?

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Tematica: Focus | Nucleare


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