Sospendere l’attività del termodistruttore Fenice
La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) torna nuovamente a chiedere la sospensione dell’attività del termodistruttore, nell’area di San Nicola di Melfi, della società Fenice-EDF SpA, al fine di accertare le cause del grave inquinamento provocato alle falde idriche e di cui oggi più nessuno parla. L’attività presso il termodistruttore Fenice ha provocato una grave ed estesa contaminazione delle acque da sostanze pericolose cancerogene e metalli pesanti, di cui non si conoscono le cause, con rischi sulla salute dei cittadini e l’ambiente.
La richiesta della OLA è indirizzata alla Regione Basilicata anche alla luce delle notizie inquietanti riportate dal settimanale L’Espresso, in edicola questa settimana, che riferisce di un’inchiesta del Corpo Forestale dello Stato che avrebbe portato ad emettere 10 avvisi di garanzia per dirigenti della società Fenice SpA, collegata all’attività dello stabilimento Fiat di Cassino. La società Fenice SpA, controllata dal grande gruppo energetico francese EDF, è stata accusata di aver classificato “fanghi pericolosi” come rifiuti innocui, in modo da smaltirli illegalmente a basso prezzo. In non meglio specificate discariche finiva così una miscela agghiacciante di schifezze, una bomba ecologica, secondo varie analisi, piena di sostanze tossiche che si sarebbero dovute trattare in modo completamente diverso. L’intera indagine sarebbe nata dopo alcune frasi intercettate ad un imprenditore di Frosinone. Il sistema incriminato – si legge nell’articolo – è sempre lo stesso, identico a quello che avrebbe permesso lo smaltimento a basso costo di multinazionali come Procter&Gamble, Lucchini e Marcegaglia. Gli scarti della produzione più a rischio vengono fatti esaminare da laboratori compiacenti, che assegnano ai rifiuti un codice CER “non pericoloso”. I rifiuti, in genere fanghi industriali, vengono poi smaltiti con questo sistema da imprese specializzate che miscelano la melma con altra spazzatura “non pericolosa”. Ne esce un nuovo rifiuto, che finisce dritto dritto in discarica. I vantaggi economici sono giganteschi, il giro d’affari milionario. Dopo lo smaltimento di rifiuti ferrosi dell’inchiesta calabrese “Acciaio Sporco” anche presso lo stabilimento Ferriere Nord di Potenza, un nuovo tassello della “rifiuti connection” porta dritto in Basilicata, all’attività di Fenice SpA.
La OLA nel chiedere che vengano potenziate le azioni di controllo del territorio e di verifica delle cause dell’inquinamento provocato dal termodistruttore Fenice nell’area di San Nicola di Melfi, di cui si chiede l’immediata sospensione delle attività, sollecita l’Assessore all’Ambiente della Provincia di Potenza, Massimo Macchia, di voler procedere ai “carotaggi” annunciati nel mese di settembre 2009 presso tutte le discariche della regione, al fine di accertare eventuali smaltimenti di sostanze pericolose di origine industriale.
[OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista)]








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