Leggi il glossario dei rifiuti a cura della redazione di Rifiuticonnection.it

Trivellazioni, il Dipartimento Ambiente conosce quali sono le sostanze chimiche utilizzate?

16 marzo 2010

[per gentile concessione di Enzo Palazzo - tratto dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 16/3/2010] «Ma il Dipartimento ambiente della Regione sa se si usano sostanze chimiche durante le perforazioni?». La domanda la pone il Comitato di Bosco Soprano contro la trivellazione di pozzo Morano a Policoro. Un pozzo estrattivo realizzato alle porte della città, in un terreno agricolo fertile, a ridosso di diverse case coloniche del borgo agricolo di Bosco Soprano, quasi nell’alveo del fiume Sinni, in un’area di sicura presenza di falde freatiche. Qualche giorno fa sono stati fotografati due camion nell’area della perforazione con su scritto “Trasporto di sostanze pericolose”. Nella stessa area del pozzo, durante le fasi esplorative di ricerca, oltre ad aver visto altri due insoliti camion (segnalati in un precedente articolo della Gazzetta) – forse adibiti al trasporto di esplosivi normalmente usati nella ricerca petrolifera – sono stati anche parcheggiati una settantina di fusti di polimeri che furono oggetto della ordinanza sindacale di rimozione numero 3671 (ordinanza sospesa dal Tar di Basilicata a gennaio). Rimozione che non si è mai saputo se sia stata eseguita, o se i fusti, nonostante l’ordinanza, siano stati comunque utilizzati dalla società perforante, visto che senza polimeri sembra impossibile la perforazione di un terreno. Fusti la cui natura e il cui utilizzo sono stati descritti dalla stessa Gas Plus, la società titolare della coltivazione petrolifera di Pozzo Morano, solo in un secondo momento, dopo e non prima della contestazione cittadina all’estrazione di Pozzo Morano (contengono avapoli, polimeri sintetici, utilizzati in pratica per compattare e pulire il terreno). Sono sostanze sicuramente tossiche che si vanno ad inserire in un percorso di gestione degli idrocarburi, dall’estrazione alla pompa di benzina raffinata in auto, che è cancerogeno secondo lo Stato della California e secondo le maggiori compagnie petrolifere internazionali, firmatarie negli Usa di un warning di allerta sulla cancerogenicità della filiera idrocarburica.

Ma la Gas Plus rassicura

La Gas Plus, afferma, in una memoria depositata al Comune di Policoro, che tutto il procedimento è consentito dal Ministero per lo sviluppo economico ed è approvato dall’Unmig, Ufficio nazionale minerario e geotermia, ma ciò non tranquillizza i cittadini del Comitato di Policoro. I quali vorrebbero capirne di più sull’uso e sulle conseguenze di questi polimeri, visto le contraddizioni emerse col Dipartimento ambiente della Regione che ebbe ad affermare in un comunicato stampa, ad agosto scorso, durante le prime contestazioni, che a Pozzo Morano, «si usa solo la tavola rotary a scalpello rotante e nessuna sostanza chimica».

Il problema dell’osmosi salina

In una mail inviata tempo fa alla Gazzetta e al Comune di Policoro, tramite il suo ufficio legale di Matera, la Gas Plus Italia ammette l’uso di molte sostanze chimiche nella perforazione mineraria di pozzo Morano. Affermando di ricorrere al sistema Flex Drill, che serve a “una buona pulizia del foro e soprattutto a un buon livello di inibenza nei confronti dei terreni attraversati con conseguente diminuzione dei volumi di diluizione”. I terreni devono essere infatti a bassissima concentrazione salina, perché il sale facilita i processi osmotici e quindi facilita i trasporti di sostanze chimiche dalla perforazione al terreno circostante. Sarebbe interessante, dunque, anche conoscere il grado di salinità del terreno di Pozzo Morano e di tutti gli altri terreni in cui si operano attività minerarie. Visto che nel Metapontino i pozzi sono oramai centinaia e che più ci si avvicina alla costa jonica è più sono terreni tolti alle paludi salmastre retrodunali durante la riforma fondiaria. Sarebbe anche interessante sapere come queste società minerarie si regolano con la salinità certa del terreno marino, visto che altre due società, dopo lo stop dato alla Energy Appennine, hanno chiesto al Ministero per lo sviluppo economico di perforare lungo la costa jonica lucana. Da Policoro fino a Rossano Calabro. Visto l’importanza dei processi osmotici nelle perforazioni, forse gli ambientalisti hanno qualche ragione nell’opporsi ad ogni perforazione marina lungo la costa e a chiedere maggiori garanzie per le perforazioni su terraferma.

Ecco l’elenco delle sostanze chimiche usate nella trivellazione

Questo l’elenco di sostanze usate nelle perforazioni minerarie:

  • Avapolyoil, stabilizzante per le pareti del foro e per le argille; Avapolymer 5050, viscosizzante, inibitore delle argille;
  • Avalig Ne, riduttore del filtrato;
  • Barite, materiale di appesantimento;
  • Sodio bicarbonato, alcalinizzante;
  • Stearall lqd, antischiuma per fluidi;
  • Potassio cloruro, stabilizzante delle argille;
  • De Block’ S/LT, antipresa a bassa tossicità;
  • Granular f/m/c, intasante per eventuali perdite di circolazione;
  • Policell RG/SL, riduttore di filtrato, viscosizzante;
  • Avatensio LT, surfattante antipresa per fanghi di perforazione;
  • Ava ZR 5000, disperdente e deflocculante;
  • Avamica C/F, intasante per perdite di circolazione;
  • Avapolysil, inibitore del rigonfiamento delle argille;
  • Soda Caustica, alcalinizzante.

ARTICOLI CORRELATI

Tematica: Petrolio


Non c’è ancora nessun commento.

Lascia un commento