Home » Osservatorio Ambiente, Territorio - 21 luglio 2010

Il rapporto Svimez 2010 boccia la politica lucana

Per quanto riguarda la Basilicata i dati del rapporto Svimez 2010 sono “allarmanti”: 17,5 % di famiglie povere (reddito medio inferiore ai mille euro al mese), 12% delle famiglie che fanno a meno dei generi alimentari, 14.000 residenti in meno in Basilicata nel 2009 e 5400 posti di lavoro persi in un anno. Ecco il biglietto da visita di una regione tutt’altro che virtuosa, così come alcuni tendono ancora a presentarla. Nel 2009, il Pil del Sud e’ calato del 4,5%, un valore molto piu’ negativo del -1,5% del 2008, leggermente inferiore al dato del Centro-Nord (-5,2%). Il Pil per abitante e’ pari a 17.317 euro, il 58,8% del Centro-Nord (29.449 euro). A livello regionale, l’Abruzzo mostra nel 2009 una diminuzione del Pil particolarmente elevata (-5,9%), seguito dalla Campania (-5,4%), e Puglia e Basilicata a pari merito (-5%). Tutte negative le altre regioni meridionali, come le settentrionali, a eccezione della Valle d’Aosta. La perdita piu’ contenuta in Sicilia (-3,1%).

A livello settoriale, nel 2009 anche l’agricoltura meridionale e’ stata investita dalla crisi, con un crollo del valore aggiunto del 5%, contro il -1,9% del Centro-Nord. A livello regionale, il valore aggiunto di Abruzzo, Basilicata, Molise e Puglia, che nel 2008 avevano registrato buone performance, e’ sceso fortemente, con valori compresi tra -8% e -11%. A fare le spese maggiori della crisi l’industria, con un crollo del valore aggiunto industriale nel 2009 del 15,8%, mentre le produzioni manifatturiere hanno segnato un calo del 16,6%. A tirare giu’ l’industria meridionale soprattutto minerali non metallurgici (-26,9%), metalli (23,9%) e macchine e mezzi di trasporto (-20,5%). Una situazione senza precedenti, avverte la Svimez: dal 2008 al 2009 l’industria manifatturiera del Sud ha perso oltre 100mila posti di lavoro, di cui 61mila soltanto lo scorso anno. In questo modo il gap dell’industria meridionale con il Centro-Nord e il resto dell’Europa si e’ ulteriormente aggravato.

Non sarebbe forse il caso che la regione abbandoni il modello di sviluppo delle multinazionali puntando sull’agricoltura, il turismo e le risorse ambientali dopo che, grazie proprio a petrolio e Fiat, i persuasori del “federalismo nostrani” (lo chiamavano federalismo solidale) hanno consetito la fuoriuscita della regione dalle aree dell’obiettivo 1 dell’Unione Europea? Puntare sulle risorse endogene e del territorio, su attività pulite, sulla riconversione ad un’agricoltura e turismo di qualità potrebbe consentire una tenuta del tessuto sociale oggi divenuta improbabile in una terra che sempre più diviene un deserto da sfruttare come mega pattumiera chimica e petrolifera d’Italia.

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