Home » Approfondimenti & Dossier, Osservatorio Ambiente, Territorio - 20 giugno 2010

Approfondimenti & Dossier: il turismo insostenibile della costa ionica lucana

I recenti problemi causati dalla realizzazione dei due porti turistici di Marinagri ed Argonauti sulla velocizzazione dell’erosione costiera dello Ionio inducono ad una riflessione circa i danni causati dovuti a scelte che avranno  conseguenze per la collettività negli anni a venire, forse per decenni. Oltre al danno ambientale, non ancora riconoscibile e riconosciuto, deve aggiungersi un ingente costo economico per gravissimi “comportamenti” della pubblica amministrazione che  ieri ha autorizzato tali opere ed oggi tende a nasconderne i danni con lo scopo di  sgravare i privati dal fardello della responsabilità che accomuna pubblico e privato nell’affare. Bisognerebbe inoltre valutare, sotto il profilo dell’economicità e dell’efficacia, gli interventi riparatori tutt’ora assenti e soprattutto quelli autorizzati di  dubbia praticità per tacitare le voci di dissenso locali e per alimentare una economia dei disastri che riperpetuano il sistema del malaffare. La scheda sintetica predisposta dalla Ola vuole fornire alcuni elementi di riflessione a quanti, ancora oggi, conoscendo i fatti negano il disastro annunciato, affinchè riconoscano che ai danni causati non possa essere aggiunta anche la beffa di  veder privatizzato un patrimonio che appartiene a tutti con la clausola notarile della “concessione per 99 anni” (federalismo demaniale permettendo).

IL SISTEMA TURISTICO INSOSTENIBILE DELLA COSTA IONICA LUCANA

La programmazione turistica regionale ha riguardato un tratto di costa italiana rimasta integra sino agli anni Settanta. Lungo poco più di 35 chilometri con l’avvento della Regione si è pensato, nell’ambito di un faraonico progetto “Ionio-Europa”, la costruzione della città turistica delle vacanze, sull’esempio della costa emiliano romagnola. Alla luce dei primi bilanci questo sogno degli amministratori ha finito per stravolgere profondamente la vocazione agricola e turistica originaria e lo stesso assetto demaniale sottoposto ad sistema di concessioni ridotte a prebenda. Si è puntato nella programmazione regionale sui mega progetti di villaggi e porti turistici come quello realizzato dalla Marinagri Spa, situato nel territorio di Policoro, a ridosso e parzialmente dentro i SIC Foce Agri e Foce Sinni all’interno di un terreno ex ESAB ove furono realizzate vasche per l’ittiocoltura mai rese produttive; il progetto della Cit Holding (Compagnia Italiana del Turismo) che già è in crisi, nel territorio di Scanzano Jonico a ridosso e parzialmente coincidente con il SIC foce Cavone; il porto degli Argonauti della società Nettis Resort di Grumo Appulo (BA), situato presso la foce del Basento, nel SIC omonimo. A tutti questi interventi devono aggiungersi quello del Piano regionale di Utilizzo delle Aree Demaniali Marittime elaborato dalla Regione Basilicata che ha finito per congestionare e complicare un sistema ambientale ormai oltre il limite della sostenibilità economica ed ambientale. Ma di chi è la responsabilità per tutto questo?

FATTA LA LEGGE TROVATO L’INGANNO

L’approvazione della legge regionale n.6 del 2 marzo 2004 “variante al Piano Paesistico di Area Vasta del Metapontino per la localizzazione dei porti turistici” rappresenta il suggello della volontà di superare qualsiasi vincolo di natura ambientale esistente sulla costa ionica lucana. Questa Legge varata con la presidenza di Filippo Bubbico segue una serie di atti contraddittori da parte dello stesso esecutivo regionale avvallati da giudizi di compatibilità ambientali sfavorevoli per la realizzazione dei porti come quello ad esempio espresso nel dicembre 2000, dopo aver ascoltato esperti della materia appositamente incaricati. La modifica al Piano Paesistico è stata concepita per superare l’empasse normativo che non consentiva la realizzazione delle opere turistiche. L’articolo 19 della legge 20 del 1987, “Funzioni amministrative riguardanti la protezione delle bellezze naturali”, al comma 4, prevedeva infatti che il piano paesistico venisse approvato con legge regionale. Da ciò discende che anche le eventuali varianti al piano territoriale paesistico del Metapontino avrebbero dovuto essere effettuate con legge regionale. Per quanto attiene i porti, soprattutto quello degli Argonauti ricadente anche nell’area di Pisticci, occorre precisare che con la legge di approvazione della variante al piano paesistico territoriale, in realtà si è cercato di superare il vincolo giuridico della preventiva approvazione del piano d’ambito e anche dei limiti posti dalla legge 47/98 in materia di VIA, la quale all’articolo 6 precisa che la realizzazione del progetto sia conforme agli strumenti di pianificazione e programmazione vigenti. Con la legge si è di fatto svincolato la realizzazione delle opere dalla preventiva formazione ed approvazione del piano paesistico esecutivo d’ambito, tant’è che nella stessa delibera e nelle relazioni dell’ufficio competente è chiaramente detto che la variante, con legge regionale, si limita ad apportare una nuova modifica procedimentale finalizzata solo ad evitare l’obbligo di procedere all’approvazione del piano d’ambito di Pisticci e Bernalda, al cui interno ricade l’opera.

VERSO IL DISASTRO ANNUNCIATO E LA CEMENTIFICAZIONE DELLA COSTA IONICA

Marinagri
La Società Marinagri S.p.A., dopo aver richiesto la procedura di rilascio in concessione di terreni demaniali per la realizzazione di un porto turistico, secondo quanto previsto dal D.P.R. 509/97, ha redatto il progetto di un “Centro Turistico Ecologico Integrato Marinagri” da realizzarsi in prossimità della foce del fiume Agri a cavallo dei territori dei Comuni di Scanzano Jonico e di Policoro. Con legge regionale n. 6 del 2.3.2004 il Consiglio Regionale ha approvato a maggioranza con il solo voto contrario dei Verdi e l’astenzione di R.C. la Variante al Piano Territoriale Paesistico del Metapontino per la realizzazione dei porti, dando via libera alla realizzazione di quest’opera. Tale atto è stato preceduto dal voto espresso all’unanimità dalla Giunta Regionale con Deliberazione n.2561 del 30.12.2003 (assente l’Assessore regionale all’Ambiente Restaino) e con l’astensione dell’Assessore Collazzo (R.C.). Studi compiuti dalla società Modimar s.r.L, incaricata dalla società Marinagri di effettuare le indagini meteomarine necessarie, confermano la tendenza all’arretramento della linea di costa jonica della Basilicata. Studi più approfonditi sono stati effettuati dall’Università degli Studi della Basilicata ed in particolare dal Latibi che evidenziano lo scarso ripascimento naturale della linea di costa a causa dell’esiguo apporto di detriti da parte dei fiumi che sfociano nello Ionio essendo gli stessi interessati dalla realizzazione di invasi artificiali (Monte Cutugno sul Sinni, Pertusillo e Gannano sull’Agri, Camastra sull’affluente destro del Basento) per l’accumulo e la gestione dell’acqua ad uso irriguo e potabile. Alla realizzazione di sbarramenti artificiali si aggiungono numerose imprese di estrazione di inerti fluviali (abusive e non) per il confezionamento di conglomerati cementizi e bituminosi. Ciò comporta un progressivo arretramento della linea di costa e una rotazione verso nord delle foci dei principali fiumi lucani. Secondo quanto sviluppato dalla Modimar tramite un programma numerico, la realizzazione del porto turistico a servizio del Villaggio Portuale “Akiris”, aumenterebbe notevolmente il fronte erosivo della linea di costa, con un arretramento di circa 100 m della foce del fiume Agri conseguente perdita di ampie zone fluviali e lagunari di scambio idrico e solido tra il fiume e il mare. L’arretramento è così evidente ed accentuato che i progettisti hanno dovuto prevedere delle opere di mitigazione che però presentano un notevole impatto diretto sul fiume. Sono infatti previste delle iniezioni di 30.000 m cubi di sabbia l’anno (più di 3 m, cubi di sabbia al giorno) per  il ripascimento artificiale della costa cui si aggiungono la realizzazione di tre pennelli aggettanti in mare della lunghezza di 20 m e una barriera longitudinale parallela alla costa della lunghezza complessiva di ben 920 m (760 m sommersi a quota -1.00 m e 160 emergenti).
Lo scopo è quello di ridurre l’erosione della zona sottoflutto, dove insiste la foce dell’Agri, prelevando sabbia dalla zona sopraflutto che invece sarà interessata da un avanzamento della linea di costa a causa dello sbarramento indossi dal molo destro del porto. Ciò premesso le Associazioni ambientaliste ed il Comitato di Difesa dei cittadini riuniti in comitato hanno espresso numerose riserve legate all’incompatibilità tra l’opera proposta e gli aspetti paesistici e naturalistici della zona, in relazione al fatto che:

1) parte dell’area è “Sito di Importanza Comunitaria”;
2) si è venuto a creare nel tempo un Habitat particolarmente interessante in cui l’avifauna  sosta, nidifica e trova sostentamento e che tra le specie animali presenti si annovera la Lontra;
3) la prevista struttura portuale altererebbe l’equilibrio delle aree golenali ed estuariali del corso di acqua favorendo l’erosione:
4) l’area, per i suoi valori naturalistici e paesaggistici, è stata delimitata e sottoposta a maggiore tutela per cui le eventuali trasformazioni devono essere compatibili con quanto prescritto nella “Scheda di Ambito D” del Piano Paesistico del Metapontino approvata con L.R. n. 3 del 1990 (oggi modificato dal Consiglio Regionale della Basilicata)

L’area delle foci fluviali secondo l’Autorità di Bascino della Basilicata è classificata inoltre ad alto rischio di inondazione. La concessione demaniale marittima per la realizzazione del porto turistico denominato “Porto Akiris”, nel Comune di Poliporo, alla ditta Marinagri S.p.A., rappresentata dal Sig.Vitale Vincenzo, viene attribuita con Deliberazione della Giunta Regionale n.2612 del 30.12.2003 (con voto espresso all’unanimità, assente l’Assessore all’Ambiente Restaino). In particolare vengono affidati in concessione per la durata di 30 anni l’utilizzo di beni demaniali marittimi per complessivi mq 71.299, di cui mq 27.702 di arenile e mq e 43.597 di specchi d’acqua, distinti in base all’art.1 dell’atto di concessione demaniale marittima in:

1. mq 19.055 di arenile e specchio d’acqua (1.577+17.478) per la realizzazione dei moli interni ed esterni dell’imboccatura portuale, comune di Policoro (F.5 part.lla 196);
2. mq 2.127 di specchio acqueo per la realizzazione di un tratto di spiaggia artificiale all’interno dell’imboccatura portuale per l’alaggio delle piccole imbarcazioni, comune di Policoro;
3. mq 32.272 di arenile e specchio acqueo (8.280+23.992) per la realizzazione dell’avamporto e canale di accesso portuale, comune di Policoro, (F.5 part.lle 6 e 196);
4. mq 17.845 di arenile (2.717+5.296+4.728+5.104) per la realizzazione di parcheggi auto, disco bar, anfiteatro, distributore carburanti, parcheggio per auto con carrello, comune di Policoro F.5, part.lle 6 e 196;

Il tutto per realizzare e mantenere un porticciolo turistico, di categoria II classe III per attività turistica e di diporto, denominato “porto Akiris”, dietro il corrispettivo all’erario di un canone annuale. Con la stessa Deliberazione si autorizzano opere di salvaguardia e protezione della costa previsti dalla Società Marinagri, stralciando le superfici demaniali marittime interessate per tali opere dalle aree assentite, in concessione, come da nota del Ministero dei Trasporti e della Navigazione (Dem2A-2182 del 14.12.2000) ed in particolare:

1. mq 39.109 di specchio acque per la realizzazione di un tratto di spiaggia artificiale e mezzo di ripascimento, con sabbia proveniente dal dragaggio dei fondali dell’imboccatura portuale, nel comune di Scanzano Ionico;
2. mq 4.895 di arenile e specchio acqueo (965+3.930) per la realizzazione dei “pennelli” trasversali di contenimento della spiaggia artificiale, nel comune di Scanzano Ionico (F.76 p.lla 225);
3. mq.18.912 di specchio acque per la realizzazione di una barriera soffalta emergengente a protezione della spiaggia artificiale, comune di Sanzano Ionico;

Nonostante queste opere certamente non possano definirsi “rimovibili”, alla scadenza (prevista nel 2033) ai sensi dell’art.6 dell’atto concessorio, il concessionario, a proprie spese, dovrà sgombrare l’area occupata, asportando – viene ribadito dall’art.6 – gli “eventuali” manufatti impiantati” (tutti quelli che la stessa deliberazione autorizza) e quindi riconsegnarla nel pristino stato all’Amministrazione concedente, salvo che questa non intenda rinnovare la presente concessione dietro nuova domanda del concessionario da presentarsi prima della scadenza (omissis).
Ai fini della concessione demaniale vengono pertanto intesi come “manufatti” di natura temporanea opere, quali porti, strutture edilizie, parcheggi, etc, etc, che sono stabili, al punto che l’atto di concessione (art.6) prevede che il concessionario vi debba provvedere a sue spese al pari di piccoli gestori di attività o stabilimento balneare.
Su queste opere è stato rilasciato anche il parere favorevole del Dipartimento Ambiente e Territorio, Ufficio Urbanistica e Tutela del Paesaggio di cui al nulla osta n.731/2000 del 18.12.2000, confermato con nota n.1620 del 26.5.2003 oltre che del C.F.S di Matera, del Genio Civile per le opere marittime di Bari e le conformità urbanistiche dei Comuni di Poliporo e Scanzano Ionico. Viene rilasciato altresì il parere favorevole espresso dall’Ufficio del Territorio-Agenzia del Demanio filiale di Matera, alle condizioni che la società Marinagri s.p.a. assuma in forma scritta l’impegno a definire la contestazione sulla particella 6 foglio 5 del comune di Policoro e particella 225 foglio 76 del comune di Scanzano Ionico e nelle more a provvedere a pagamento dei relativi canoni di concessione fino alla definizione della contestazione.
Già nel 1998 una nota non presa in considerazione da parte del WWF Basilicata (prot. n.187 del 8.6.98) indirizzata al Presidente della Regione Basilicata ed agli Assessorati Ambiente ed Infrastrutture, al Ministero dei Trasporti e della Navigazione, al Ministero dell’Ambiente ed alle Capitanerie di Porto di Taranto e Vibo Valentia si chiedeva “di non assoggettare a procedura di concessione ai fini turistici e ricreativi per motivazioni espresse dalla nota citata le aree bio-Italy della costa ionica e di quella tirrenica, al fine di prefigurare effettive condizioni di tutela mediante idonea destinazione del demanio per fini naturalistici”.

Nonostante ciò a nulla sono valse le inchieste di De Magistris e della Procura di Catanzaro e le dendunce di Associazioni, movimenti ambientalisti e Maurizio Bolognetti dei Radicali Lucani

Cit Holding S.p.A.

L’Ufficio Regionale per lo Sviluppo Economico del Territorio, con delibera del n.l del 20/12/2000 ha dato parere favorevole alla localizzazione di un Centro Turistico Integrato a Scanzano Jonico ad opera della società CIT Holding S.p.A. Favorevoli all’opera sono anche il Dirigente dell’Ufficio di Compatibilita Ambientale e dell’ Ufficio di Urbanistica e Tutela del Paesaggio.
Il progetto del Centro Turistico Integrato è composto da:

• Tre villaggi albergo da 3.432 posti letto ed una superficie di 81.845 mq;
• Due case albergo da 1877 posti letto ed una superficie di 47597 mq:
• Centro di formazione turistica da 250 posti letto;
• Parco acquatico;
• Aviosuperfìcie;
• Reti, servizi vari, strade e parcheggi.

Nonostante la delibera esprima parere favorevole alla localizzazione in agro di Scanzano Ionico del centro turistico integrato, l’Ufficio Compatibilità Ambientale sottolinea il fatto che parte dell’area in oggetto ricade nel Piano d’Ambito de! Metapontino ovvero nel Piano Territoriale Paesistico di area vasta del Metapontino approvato con L.R. n.3 del 1990.
Tale Piano Territoriale è stato modificato nel perimetro con Delibera di Consiglio Regionale del 18 marzo 2002 ed è stato pertanto dato l’assenso all’inizio dei lavori.

La LIPU ha impugnato vanamente tale delibera davanti al TAR chiedendone contempora-neamente la sospensiva. La sospensiva è stata accordata con sentenza del 16 novembre 2002. La CIT si è appellata al Consiglio di Stato e il 14 gennaio 2003 ottenendo, tramite Ordinanza, la sospensiva dell’efficacia della sentenza di primo grado ed ora si è in attesa del giudizio di merito e realizzando successivamente l’opera che oggi presenta una crisi gestionale.

Porto degli Argonauti

II porto turistico, denominato Porto degli Argonauti, rappresenta il fulcro del “Complesso Turistico Integrato degli Argonauti” previsto in corrispondenza della foce del fiume Basento proposto dalla Società Nettis resort S.r.L. con sede a Bari Via Grumo Appulo 11/A. Il porto ha una capienza di 481 barche di lunghezza variabile dai 15 agli 8 metri a cui si accompagnano tutte le opere accessorie ad un porto come pontili, darsene, ricovero delle imbarcazioni, officine e rimesse. Lo Studio di Impatto Ambientale relativo al Porto degli Argonauti prevedeva una serie di interventi di mitigazione perla risoluzione dei problemi idraulici connessi all’interazione tra il fiume Basento e il mare. L’intera costa Jonica è interessata, dal secondo dopoguerra ad oggi, da un intenso fenomeno erosivo con un arretramento, in alcuni periodi, superiore a 100 m. Lo studio idraulico condotto ha anche evidenziato la particolare vulnerabilità dei terreni attigui al corso d’acqua rispetto a piene di elevata intensità. Sono pertanto state realizzate misure di contenimento delle piene tramite la realizzazione di arginature, in gabbionata metallica, per tutto il tratto terminale dell’asta fluviale del Basento, a cui si associa il taglio della vegetazione ripariale e (a rimozione di qualunque ostacolo, vegetale e non. che ostruisce il libero deflusso dell’acqua). Successivamente sono state realizzate opere di rinaturalizzazione e protezione spondale con funzione attentatrice nei confronti dell’onda di piena. Infine per fronteggiare l’intrusione del cuneo salino sono state previste opere di immissione superficiale di acqua dolce. Per quanto riguarda le specie animali e vegetali presenti non sono previste particolari opere se non una campagna di monitoraggio dei parametri fisici, chimici e biologici a cui si accompagna la realizzazione di una zona di “verde artificiale” come la creazione di una fascia di 30 m alle spalle del perimetro della proprietà con l’impianto di essenze autoctone. Con Deliberazione della Giunta regionale n.526 dfel 9.3.2004 (presenti l’ex Presidente Bubbico e gli ex Assessori Nigro, Salvatore e Collazzo) veniva espresso il giudizio favorevole di Compatibilità Ambientale ai sensi della L.R. 47798 comprensivo del parere favorevole sulla Valutazione d’Incidenza ai sensi del DPR 357/97, stabilendo in anni 3 il termine di validità del giudizio favorevole di compatibilità ambientale. Entro tale termine la società deve comunicare alla Regione ed all’ARPAB la data di inizio dei lavori.

La stessa Deliberazione rilasciava anche il nulla osta paesaggistico ai sensi del D.L.vo. 490/99, stabilendo in anni 5, a far data l’adozione della deliberazione, il termine di validità. La delibera prescriveva inoltre che il giudizio favorevole di compatibilità Ambientale fosse soggetto alle seguenti prescrizioni:

A)II progetto esecutivo per la realizzazione di un porto turistico denominato “Porto degliArgonauti” dovrà essere rimodulato prevedendo:

1. la raccolta e trattamento delle acque di prima pioggia derivanti dallo scolo delle acque meteoriche di tutte le aree pavimentate;
2. la realizzazione di sistemi di raccolta, depurazione e riuso di tutta la risorsa idrica utilizzata e di quella derivante dallo scolo delle acque meteoriche;
3. predisporre lungo il perimetro delle opere in progetto a diretto contatto con la pineta (canale e darsena) strutture impermeabili ancorate negli strati profondi impermeabili al fine di impedire l’intrusione della falda salina ;
4. le due darsene dovranno essere modificate nella geometria mediante arrotondamenti degli spigoli, mentre quella più prossima ai fiume Basento dovrà essere anche ridotta nella larghezza, allontanandosi il più possibile dal fiume, al fine di consentire un maggiore margine di rispetto dell’ambito fluviale;
5. le volumetrie relative alle opere complementari alla fruizione del porto e previste in me. 61.900, pur essendo abbondantemente contenute nel parametro di 1mc./mq consentito dal P.T.P.M. ( All’incirca : S= 567.000 mq; V= 231.000 mc; if=0,40mc/mq), al fine di ridurre l’impatto percettivo in un’area così pregevole e pur di assicurare i servizi ritenuti necessari alla fruizione del porto, dovranno essere opportunamente riviste, riconducendo le altezze a max mt .8,00, fatta eccezione per le strutture destinate al controllo del traffico portuale e al cantiere nautico;
6. considerato che il canale di accesso al porto, nella parte centrale, lambisce aree che nell’agosto 1998 sono state percorse da incendio, fermo restando la perimetrazione delle aree percorse da incendio riportata su apposita perizia giurata di parte, al fine di garantire che la realizzazione delle opere non comporti trasformazioni delle stesse, in ottemperanza al divieto derivante dalla L.21/11/2000 n. 353 sugli incendi boschivi, la realizzazione dell’intervento non dovrà interessare le stesse e il tracciamento delle opere dovrà avvenire congiuntamente all’Ufficio Foreste e Tutela del Territorio Regionale;
7. il materiale rinveniente dalla escavazione di darsene e canale di accesso, previa verifica e bonifica ove richiesta dovrà essere utilizzato per il ripascimento del litorale nei tratti da individuare con apposito progetto;
8. le opere di mitigazione e di compensazione del verde, rispetto alla proposta progettuale, dovranno essere almeno raddoppiate nelle fasce perimetrali dell’intervento con vegetazione igrofita ripariale sul lato Basento e con vegetazione di macchia mediterranea e aghifoglie su! lato della darsena più interna;
9. dovrà essere migliorata la qualità della pineta ricadente nell’area interessata e nelle due aree attraversate dall’incendio mediante rimboschimento e taglio di seccume e di piante sofferenti, al fine di migliorare la qualità percettiva e funzionale del bosco;
10. gli interventi di bonifica e di compensazione dovranno avvenire contestualmente alla realizzazione delle opere edilizie, in ossequio a quanto previsto dal D. Legs. 18/05/2001 n. 227.

B)Dovrà essere predisposto, in concertazione con l’ufficio Compatibilita Ambientale, un Piano
di monitoraggio dell’area relativamente alla qualità dell’aria delle acque e del suolo prevedendo (tutt’ora inesistente):

un sistema topografico di controllo della battigia da sviluppare, rispetto alle opere foranee, a onte ed a valle per almeno un 1,00 chilometro ed un programma di rilevamento; installare, dopo aver eseguito una caratterizzazione delle direzioni dei venti prevalenti, una Centralina, con controllo remoto, per il monitoraggio delle emissioni tipiche dell’attività urbana. La Centralina dovrà essere dotata almeno dei seguenti sensori: – Anidride Solforosa (S02); – Ossido di Azoto (Nox); Ossido di Carbonio (CO); – Ozono (03); – Particolato Sospeso (PM10); -Idrocarburi totali non metanici (NMHC); – Benzene; – Meteoclimatici; predisporre un programma di monitoraggio da condurre prima, durante e dopo la esecuzione dei lavori relativamente allo stato degli ecosistemi ante e posto operam ( basato sui seguenti  indicatori, microclima, suolo, sottosuolo, ambiente idrico superficiale e sotterraneo, flora, fauna qualità dell’acqua portuale, marina e di falda); in fase di esercizio l’attività di monitoraggio dovrà produrre rapporti annuali da trasmettere all’Ufficio Compatibilità Ambientale; predisporre un piano di monitoraggio floro – faunistico per l’area circostante l’intervento e compresa nel perimetro dell’area S.I.C. producendo rapporti semestrali compreso un rapporto al momento zero coincidente con lo stato floro – faunistico prima dell’avvio dei lavori.
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C)Predisporre un piano per la fase di gestione esteso all’intero Complesso Turistico “degli Argonauti” finalizzato al contenimento ed all’ottimizzazione dei consumi delle risorse idriche ed energetiche utilizzate;

D)II progetto esecutivo delle opere adeguato alle prescrizioni di cui alla lettera A), il Piano di Monitoraggio di cui alla prescrizione riportata alla lettera B), ed il Piano di Gestione di cui alla prescrizione riportata alla lettera C) dovranno essere trasmessi in duplice copia all’Ufficio Compatibilita della regione Basilicata ed all’Ufficio Urbanistica e Tutela del Paesaggio per la verifica di ottemperanza.

E)L’effettivo inizio dei lavori relativi alla costruzione delle opere, oltre ogni altra Autorizzazione, è subordinato all’approvazione, da parte dell’Ufficio Compatibilita Ambientale, del Progetto Esecutivo del Piano di Monitoraggio e del Piano di Gestione di cui alle prescrizioni precedenti.

Anche per questa procedura si rileva come non si sia seguita la procedura prevista dall’allegato G del DPR

Piano dei Lidi

II D.P.R. n. 6l6 del 24/7/1977 delegava alle Regioni il compito di gestire amministrativamente i litorali e le relative aree demaniali e la Regione Basilicata ha adottato, con D.G.R. n. 594 del 3/3/2001 tale delega redigendo il “Piano di utilizzazione delle Aree Demaniali Marittime della Costa Jonica”. I principi fondamentali su cui si basa il piano sono:

• elevata rilevanza naturalistica, paesaggistico – ambientale ed economica del mare, dell’arenile e della pineta prospiciente;
• miglioramento dell’offerta turistica regionale;
• coerenza con il Piano Paesistico vigente e il Piano di Sviluppo Regionale.
I contenuti del Piano dei Lidi possono, in sintesi, riassumersi in campi naturalistici,
campeggi, spiagge attrezzate, punti di ristoro, stabilimenti balneari, attrezzature peni
tempo libero, viabilità di accesso, viabilità interna, bacini navigabili, urbanizzazioni .
Per quanto riguarda i Comuni interessati dal Piano e le relative opere possibili in ogni Comune si ha:
1. Comune di Nova Siri:
• stabilimenti balneari in un numero massimo di 11 di cui 3 già esistenti e da ristrutturare
per un totale di 1.700 mq edificabili e passerelle per 200 mq;
• spiagge attrezzate con possibilità di realizzare bar, docce, spogliatoi, bagni, pronto
soccorso;
• campus naturalistici con una superficie massima di 10.000 mq di cui 1/30 copribili;
• verde attrezzato con una superficie massima di 18000 mq;
• attività di pesca con una superficie massima di 2560 mq di cui 2000 mq di arenile;
• area portuale localizzata in corrispondenza della foce del torrente Toccacielo.
2. Comune di Rotondella:
• stabilimenti balneari in un numero massimo di 4 per un totale di 1700 mq edificabili e
passerelle per 200 mq;
• spiagge attrezzate con possibilità di realizzare bar, docce, spogliatoi, bagni, pronto
soccorso;
• verde dunale da realizzarsi antistante gli stabilimenti balneari.
3. Comune di Policoro:
• stabilimenti balneari in un numero massimo di 10 di cui 5 già esistenti a delocalizzare
per un totale di 1700 mq edificabili e passerelle per 200 mq;
• spiagge attrezzate con possibilità di realizzare bar, docce, spogliatoi, bagni, pronto
soccorso;
• campus naturalistici con una superficie massima di 12.500 mq di cui 1/30 copribile;
• verde attrezzato con una superficie massima di 18.000 mq;
• punti ristoro con una superficie massima di 300 mq di cui 1/5 copribile
• area portuale localizzata in corrispondenza dello scarico dell’idrovora dell’ittica Val d’Agri.
4. Comune di Scanzano Ionico:
• stabilimenti balneari già esistenti e da delocalizzare poiché insistenti sull’arenile, per un
totale di 1.700 mq edificabili e passerelle per 200 mq;
• spiagge attrezzate con possibilità di realizzare bar, docce, spogliatoi, bagni, pronto
soccorso;
• verde attrezzato/parcheggi con una superficie massima di 30.000 mq e possibilità di
realizzare strutture sportive, elementi di arredo urbano, servizi igienici, docce;
• campeggio con una superficie massima di 30.000 mq di 1/20 copribili.

5. Comune di Pisticci:
• stabilimenti balneari in un numero massimo di 7 per un totale di 1.700 mq edifìcabili e
passerelle per 200 mq;
• spiagge attrezzate con possibilità di realizzare bar, docce, spogliatoi, bagni, pronto soccorso
• area portuale localizzata in corrispondenza della foce del fiume Basento.

6. Comune di Bernalda:
• stabilimenti balneari in un numero massimo di 3 per un totale di 1.700 mq edifìcabili e passerelle per 200 mq;
• spiagge attrezzate con possibilità di realizzare bar, docce, spogliatoi, bagni, pronto soccorso;
• tipologie costruttive già esistenti;
• area portuale localizzata in corrispondenza della foce del fiume Bradano.
Conclusioni
Il Piano di Utilizzo delle Aree Demaniali Marittime gestisce l’allocazione di lidi lungo l’intera Costa Jonica per una lunghezza di 37 km ed una fascia dello spessore di 5 km, comprendendo le foci di tutti i principali fiumi Lucani: Sinni, Agri, Basento, Cavone, Bradano,abbracciando i territori dei Comuni di Nova Siri, Rotondella, Policoro, Scanzano, Pisticci, Bernalda. Ciò che salta subito agli occhi è la realizzazione di ben quattro strutture portuali che si susseguono a poca distanza le une dall’altre.
Una sovrapposizione tra quanto previsto da detto Piano regionale e le varie proposte di progetto di realizzazione di Centri Turistici Integrati fornisce come risultato quanto segue:

• il progetto Marinagri, in prossimità della foce del fiume Agri, a cavallo dei territori dei Comuni di Scanzano e di Policoro, non è contemplato nel Piano di Utilizzo delle Aree Demaniali Marittime;
• il progetto Porto degli Argonauti, in prossimità della foce del fiume Basento è conforme con quanto previsto dal Piano dei Lidi, di realizzare un’area portuale nei Comune di Pisticci;
• il progetto della (CIT Holding non prevede la realizzazione di aree portuali).

In definitiva il numero di aree portuali previste sale ad un totale di 5 ovvero, in media, una ogni 7 km di costa.  Si passa dunque da una carenza di strutture turistiche e di punti di approdo ad una loro sovrabbondanza a tutto discapito della costa e delle foci fluviali che. a tutti gli effetti sono quele a pagarne le maggiori conseguenze. Non vi infatti dubbio che la realizzazione di strutture portuali, quasi tutte a moli convergenti, favorisce il ripascimento delle zone sottoflutto ma accelera drasticamente l’erosione delle zone sopraflutto che, sfortunatamente, comprendono le zone dove sfociano i fiumi Bradano,Basento e Agri. A questo si aggiunge la realizzazione di opere idrauliche per la salvaguardia, dalle inondazioni, delle aree progettuali. Sono infatti previste arginature, opere di ingegneria naturalistica ma soprattutto: opere di ripascimento artificiale delle coste tramite by – pass in sabbia, deviazione ed intubazione della portata transitante in alveo con scarico diretto a mare. miscelazione artificiale con acqua dolce degli scarichi a mare. Da un punto di vista strettamente ambientale, la realizzazione di strutture portuali comprometterebbe drasticamente il già debole scambio solido e liquido tra fiume e mare. Inoltre gli scarichi dei natanti ricoprirebbero il mare con un film oleoso (come spesso accade nei piccoli bacini portuali in cui il ricambio è quasi assente) riducendo l’apporto di luce al fondale. Infine poiché le strutture portuali prevedono impianti di distribuzione di carburante, si vengono a creare a ridosso della spiaggia, delle possibili fonti di contaminazioni tra le più pericolose in quanto gli idrocarburi sono sostanze immiscibili in acqua. A tutto ciò deve aggiungersi la considerazione che tali interventi non si inseriscono in un tratto di costa vergine, in quanto sono già esistenti almeno quattro villaggi turistici ( Club Med circa 2.000 posti, Argonauti, Torre del Faro di circa l600 posti, Achirio di circa 1200 posti) e  sono già stati effettuati i lavori di realizzazione delle cosiddette “dune attrezzate” (di dune non hanno nulla) di Policoro. Metaponto e Novasiri, già in evidente stato di degrado, a cui si aggiungono quelle di Scanzano e Marconia. Alla luce delle precedenti valutazioni a nulla sono servite all’epoca le osservazioni presentate dalle Associazioni in sede di audizione in Commissione Ambiente alla Regione Basilicata. Sulla costa ionica in defininitiva non è stato valutato l’impatto ambientale complessivo sul delicato ambiente costiero, soprattutto in relazione alla possibilità di danni ambientali gravi ed irreparabili relativi all’arretramento della linea costiera ed alla salinizzazione delle falde e con la presenza di ben quattro aree SIC e una ZPS che è al contempo Riserva Regionale di importanza intemazionale (Bosco di Policoro). A questi interventi devi aggiungersi una intensa attività antropica di cementificazione basate sulla realizzazione di seconde case e complessi turistici, non ultimo l’intensa attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi, sia in mare che nell’entroterra. La “Rimini di serie B” con tutti gli svantaggi di un siffatto tipo di turismo ha prodotto un crescente degrado e cementificazione della costa che è sotto gli occhi di tutti mentre servirebbe puntare ad una attenzione puntuale e rigorosa dell’ambiente fondato su un turismo attento e di qualità, più rispettoso dei luoghi e delle genti ed in prospettiva anche più duraturo e remunerativo.

Ma quando ciò sarà possibile?

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