Home » Approfondimenti & Dossier, Osservatorio Ambiente, Petrolio - 4 agosto 2010

Un filo rosso collega il Salento (e la Basilicata), la Svizzera e la Russia degli «oligarchi».

Con l’approvazione da parte della Giunta Regionale Pugliese del progetto Poseidon nel mese di marzo scorso, si è avviato il progetto che trasformerà la Puglia in terminal petrolifero e gassifero e la Basilicata in “hub” petrolifero e per lo stoccaggio del gas. La redazione di Olawatch ripropone alla lettura un interessante articolo di Maria Luisa Mastrogiovanni apparso sul Manifesto che fa il punto sulle questioni del grande business petrolifero nel Sud Italia. 

[di Maria Luisa Mastrogiovanni il Manifesto del 14.5.2010]. Un filo rosso collega il Salento, la Svizzera e la Russia degli «oligarchi». O meglio i fili potrebbero essere tre, tanti quanti i gasdotti che dall’Est all’Ovest si apprestano a collegare i giacimenti ex sovietici o dell’Iran con il canale di Otranto e l’Europa. Al centro del futuro business del gas e dell’energia un tandem un po’ anomalo: il magnate russo dell’alluminio Viktor Feliksovich Vekselberg e un uomo d’affari da sempre legato a Massimo D’Alema come Roberto De Santis (leggi profilo).

I loro nomi forse dicono poco alla maggior parte degli italiani ma il collegamento tra i due è tutt’altro che remoto: De Santis, infatti, è consigliere di amministrazione della Avelar Energy, holding europea che opera nel settore energetico che ha come primo azionista la russa Renova, un gigante da 11 miliardi di fatturato posseduto proprio da Vekselberg. Come quello di De Santis, il nome di questo oligarca putiniano non è notissimo al grande pubblico, ma il magnate russo, 52 anni e residente in Svizzera, secondo Forbes è tra gli uomini più ricchi dell’ex Urss e del mondo. Con un patrimonio personale da oltre 6 miliardi di dollari batte perfino Rupert Murdoch. In madrepatria possiede il terzo operatore russo dell’energia – la Tnk-Bp, in società con la Bp (British petroleum) – ed è soprattutto il leader nel settore dell’alluminio. Ha fondato a Zurigo il gruppo Renova, che controlla la Avelar Energy, della cui strategia aziendale è diretto responsabile – per sua stessa ammissione – proprio Roberto De Santis. Dal 2007 Vekselberg è sbarcato in Italia prima acquistando per 40 milioni il Grand Hotel Villa Feltrinelli sul lago di Garda e poi il porto di Rimini, nel cui cda sedevano De Santis e un altro amico personale di D’Alema come Massimo De Caro (anche lui in Avelar e responsabile delle relazioni istituzionali di Renova). Fu un affare: comprato a 8 milioni (in società con la banca Montepaschi di Siena) è stato venduto un anno dopo per 12 milioni a una cordata italiana. Nel tempo le sue mire, grazie alla controllata Avelar, si allargano alla Puglia e soprattutto all’energia, con i gasdotti di domani e le centrali di oggi.
La presenza pugliese di Renova, oltre che attraverso la Avelar, passa per una quota nell’emiliana Kerself e nella Energetic Source, una società di Brescia che si occupa di energie rinnovabili e di elettricità. L’azienda lombarda due anni fa ha stretto un accordo con l’Amgas di Foggia per la fornitura di metano, mentre Avelar ha annunciato 100 milioni di euro di investimenti all’anno nel tarantino per lo sviluppo dell’eolico e del fotovoltaico.
Renova non si lascia sfuggire neanche il business dell’energia tradizionale. Sempre nel 2008 ha stretto una accordo per la centrale a ciclo combinato di San Severo (ancora nel foggiano), dove Vekselberg è entrato nella società di progetto En Plus insieme agli svizzeri di Atel. Mentre è di questi giorni il via libera della regione Basilicata a un mega-deposito di stoccaggio di gas da 400 milioni di euro a Grottole/Ferrandina, nei pozzi metaniferi dismessi dall’Eni nella Valbasento.
Il prossimo passo, come dicevamo, sono i gasdotti. Il mare di Otranto sarà presto un cantiere dove sorgeranno mastodontiche infrastrutture per l’arrivo del gas dall’Oriente. Nel 2008 una relazione del Ministero dello sviluppo economico delinea tre tubi marini. Il progetto è firmato da Pierluigi Bersani, allora ministro del governo Prodi insieme a Massimo D’Alema, che dalla Farnesina incontra ufficialmente Vekselberg in almeno tre occasioni diverse. I progetti sono differenti per approvvigionamento e quote societarie ma sono tutti ancora nella fase di progettazione: Poseidon, South Stream e Tap (Trans Adriatic Pipeline). La Puglia e il Salento dovrebbero diventare l’hub naturale, il nodo di smistamento per gran parte del gas che arriverà dall’Est. I russi, insieme a De Santis, puntano a costruire il primo deposito per chi sarà il più veloce a portare i tubi. Secondo le voci, le relazioni con «South Stream», frutto di una joint venture tra Eni e Gazprom, sono ottime.
Il nome dell’imprenditore di Martano (Lecce) compare anche nell’inchiesta sul più grande crack finanziario della storia ligure, quello della Festival crociere: 272 milioni di euro di stato passivo. De Santis, che non risulta indagato nei cinque anni dell’inchiesta, fu uno degli amministratori della Festival. Proprio negli anni in cui quella società falliva, nasceva a Ginevra la Trustmark Corporation S.A., una società patrimoniale anonima che secondo alcune indiscrezioni farebbe capo proprio a De Santis, dalla quale comunque lui stesso rilevò le quote per entrare nella costruzione della centrale a biomasse di Casarano, nel leccese, in questi ultimi mesi contestata da decine di comitati ambientalisti e il cui destino è affidato alla conferenza di servizi che a breve si terrà presso la regione Puglia (cfr. il manifesto dell’8 maggio scorso). Il primo dei tre gasdotti, stando alla relazione del ministero dovrà essere completato entro l’anno prossimo. E’ come una corsa all’ora, il primo che arriva vince. Proprio in questi giorni sono comparse nel canale d’Otranto le prime chiatte per scandagliare i fondali.

(ha collaborato Matteo Bartocci)
Fonte: Il Manifesto 14-05-10

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