D’Orsogna spiega le cause dell’inquinamento petrolifero
Al suo quinto “viaggio in Basilicata” e per la prima volta nella Città dei Sassi, la docente americana di origine italiana della California State University di Northridge, Maria Rita D’Orsogna, ritorna nella “Terra petrolizzata” per parlare anche dell’attrazione fatale che l’oro nero ha con l’acqua. Lo farà al convegno/dibattito “Petrolio, tra miti e falsità”, domenica 8 gennaio, alle 17,30, nella Mediateca provinciale di piazza Vittorio Veneto. È l’unica tappa lucana di un tour di conferenze iniziato a novembre in Cina e chiuso in Italia a gennaio di quest’anno. La professoressa che svela su un suo blog [http://dorsogna.blogspot.com/] le azioni delle società minerarie e le tecniche e gli effetti delle perforazioni, tiene le sue conferenze dove associazioni, movimenti e istituzioni – e addirittura un’intera isola come Pantelleria – la invitano a relazionare.
Preoccupati dall’invasività delle attività petrolifere e dalla facilità con la quale le compagnie minerarie ricevono permessi per perforare in libertà terre e mari. In Basilicata si scende nelle viscere della terra intoro ai 4 km. e si arriverà ai 7 km. per trovare altro petrolio a Gorgoglione, concessione Tempa Rossa, e nei monti di Marsico Nuovo, dove ci sono le sorgenti dell’Agri. Per capire la dimensione di una perforazione ricordiamo che il Pollino è alto 2,2 km., il Monte Bianco 4,8 e l’Hyamalaya fino agli 8,8 dell’Everest.
Sia la professoressa D’Orsogna che il professore Leonardo Seeber, uno dei massimi esperti di sismologia al mondo, intervistati entrambi dalla Gazzetta, si sono trovati d’accordo nel ritenere necessario che le società minerarie rendano pubblici le sostanze che usano per perforare e i piani ingegneristici dei singoli pozzi minerari. [Articolo di Enzo Palazzo, La Gazzetta del Mezzogiorno del 7/1/2012]










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