Interrogazione su gasdotto South Stream-Tap
Un’ interrogazione parlamentare per fare luce sulle tante ombre: la variante del Gasdotto Italia-Albania che sventra il Salento e minaccia salute ed incolumità dei suoi cittadini deve essere assolutamente fermata. Lo chiedono le associazioni del Salento. Ecco il testo dell’interrogazione e le dichiarazioni dell’Associazione Grande Salento: ” All’Attenzione del neo-insediatosi Governo con i Migliori Auguri! -) Primo Ministro e Ministro all’Economia e alle Finanze, Professor Mario Monti -) Ministro all’ Ambiente e alla Tutela del Territorio e del Mare, Corrado Clini -) Ministro ai Beni e Attività Culturali, Lorenzo Ornaghi -) Ministro alla Salute, Renato Balduzzi -) Ministro alla Coesione territoriale, Fabrizio Barca -) Ministro allo Sviluppo Economico e Infrastrutture e Trasporti, Corrado Passera -) Ministro alle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Mario Catania All’Attenzione della Regione Puglia -) Presidente Nichi Vendola -) Assessore all’Ambiente, Lorenzo Nicastro -) Assessore all’Assetto del Territorio, Angela Barbanente -) Assessore all’Agricoltura Dario Stefano -) ARPA Puglia -Agenzia Regionale per la Prevenzione e l’Ambiente, e al suo direttore Prof. Giorgio Assennato All’ Attenzione della Provincia di Lecce All’ attenzione dei comuni dei feudi attraversati dal progetto del neo gasdotto TAP-Snam nel basso Salento e dei loro sindaci ed amministratori tutti -) Melendugno in primis, Vernole, Castrì di Lecce, Lizzanello, Cavallino, San Donato di Lecce All’attenzione di -) Capitaneria di Porto territorialmente competente -) Asl Azienda Sanitaria Locale territorialmente competente Divulghiamo il testo di quest’importante recente interrogazione parlamentare dell’ Onorevole Elisabetta Zamparutti della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati inerente la pericolosa, devastante ed impattante, variante al progetto della TAP, il gasdotto della Trans Adriatic Pipeline innestato a terra al neo gas-dotto della rete Snam, che ha spostato a San Foca in feudo di Melendugno (Lecce), l’attuale ipotetico approdo, in un’ area costiera assolutamente non industrializzata, ma addirittura balneare e con attraversamento di territori densamente popolati e di alto interesse naturale, archeologico, agricolo e agrituristico, con la previsione dell’ espianto di centinaia di ulivi protetti, e la realizzazione di una grande stazione di modificazione della pressione del gas con emissioni di sostanza nocive in atmosfera paragonabili a quelle di una centrale termoelettrica a gas, e di significativo impatto paesaggistico!
Un’ interrogazione alla quale dovrà ora rispondere il nuovo Governo, per cui si coglie l’occasione per invitare i nuovi Ministri, ed il nuovo Primo Ministro Mario Monti Governo a rivalutare attentamente l’opportunità di finanziare quest’opera altamente dispendiosa ed impattante, in questo momento inoltre in cui si richiedono al Paese tagli delle voci di spesa meno utili, e certamente a vietare con l’urgente intervento del suo Ministero all’Ambiente la pericolosa variante proposta dalla TAP che ha spostato verso sud a San Foca il suo nuovo approdo in variante; una scelta sciagurata anche per la stessa ditta ed i suoi interessi questo approdo, tanto che già un forte fronte popolare fatto di numerosi comitati ed associazioni, nonché di uomini politici di differenti schieramenti si sta sollevando contro quest’ennesimo sopruso progettato ai danni del basso Salento! osì si inoltra questa lettera anche alla Regione Puglia, al Presidente Nichi Vendola, all’ Assessore all’Ambiente, Lorenzo Nicastro, all’ Assessore all’ Assetto del Territorio Angela Barbanente, all’ Assessore all’ Agricoltura Dario Stefano, ad ARPA Puglia a partire dal suo Direttore il prof. Giorgio Assennato, e alla Asl e Capitaneria di Porto competenti perché massimo sia il loro diniego di ogni concessione autorizzativa a quest’assurda variante, e così in primis ai sindaci e loro amministrazioni dei comuni interessati, in primis Melendugno, e a seguire Vernole, Castrì di Lecce, Lizzanello, Cavallino San Donato di Lecce, perché si oppongano in tutte le sedi a quest’ opera altamente impattante e pericolosa. Ricordiamo come se ve ne fosse bisogno che il sindaco, o chi ne fa le veci, è sul territorio comunale, la massima autorità sanitaria responsabile della sicurezza ed incolumità dei cittadini, specie poi per quei fattori di rischio introdotti da loro deliberazioni!Per cui siamo certi non metteranno la sicurezza pubblica, e dunque la vita dei cittadini su un piatto della bilancia, mettendo sull’altro royalty, benefit, quantitativi gratuiti di denaro, regali d’ogni genere alla comunità, una tantum di denaro, ecc., che non ne possono comprare la felicità e la salubrità ed integrità dell’ambiente, la vita, valori e beni di incommensurabile e non monetizzabile valore!
Per cui si invita tutti costoro, ma sicuramente non ve ne sarà bisogno, e la Provincia di Lecce a svincolarsi dalla volgare prigione della retorica delle compensazioni economiche per tentare di giustificare dei “si” meschini di fronte al grande “NO” che il territorio sta già dicendo e sta dicendo in maniera sempre più alta e vigorosa a quest’ennesimo sopruso!
Il Forum Ambiente e Salute del Grande Salento - 28 novembre 2011: si coglie l’ occasione per ringraziare l’ Onorevole Elisabetta Zamparutti per questa sua importante interrogazione parlamentare Nota: indipendentemente dalle più recenti dichiarazioni secondo cui la TAP avrebbe deciso di ridurre la lunghezza del tratto on-shore (su terraferma), nulla cambierebbe per il territorio dal punto di vista dell’impatto complessivo dell’opera, poiché la parte restante verrebbe necessariamente sempre e comunque realizzata sebbene da un’altra società, la Snam probabilmente in questo restante tratto! ————————-ATTO CAMERAINTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/05272FirmatariPrimo firmatario: ZAMPARUTTI ELISABETTA Gruppo dei Radicali Italiani all’interno del Partito Democratico, membra della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati. Co-firmatari: altri 5 parlamentari del medesimo gruppo parlamentare BELTRANDI MARCO, BERNARDINI RITA, FARINA COSCIONI MARIA ANTONIETTA, MECACCI MATTEO, TURCO MAURIZIO. Commissione assegnataria: VIII COMMISSIONE (AMBIENTE, TERRITORIO E LAVORI PUBBLICI) DestinatariMinistero destinatario: MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI TURISMO Stato iter: IN CORSOTesto ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. – Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro per il turismo.
– Per sapere –
premesso che: il progetto di costruzione, da parte della società Trans-Adriatic-Pipeline (TAP), di un gasdotto che dall’Albania dovrebbe approdare sulle coste pugliesi, originariamente prevedeva di portare in Italia il gas dal Caucaso, conducendo l’infrastruttura energetica direttamente a Brindisi e direttamente nella zona industriale costiera, attraverso la realizzazione di un tracciato completamente via mare (off-shore); per motivi in gran parte ignoti, la TAP ha inteso proporre una variante atta a realizzare l’attracco a San Foca (Lecce), in località denominata «Punta Cassano», per poi proseguire con un ulteriore scavo (on-shore) di circa ben 20 chilometri sulla terraferma, fino a raggiungere il territorio di San Donato, dove si allaccerebbe alla rete Snam; la TAP, aveva proposto inizialmente l’infelicissima soluzione di approdo a Punta Penne a Nord di Brindisi, area di pregio balneare e l’attraversamento da lì in poi, per un tratto di 16 chilometri, di campi e vigneti prima dell’allacciamento finale, il che fece sollevare associazioni e la Camera di Commercio di Brindisi, che ne evidenziarono, nel marzo 2010, l’incompatibilità con la vocazione agricola e turistica dell’area;a seguito delle proteste del giugno del 2010, la società TAP confermò di esser tornata a sposare definitivamente l’opzione di approdo del gasdotto a Sud di Brindisi, direttamente nell’area industriale delle centrali a carbone, di cui si auspica da decenni proprio la virtuosa loro riconversione al gas fossile per minimizzarne gli impatti in termini di emissioni al camino e di polveri sollevatesi dal carbone nei magazzini e durante la sua mobilitazione. Un’area inoltre industriale predisposta urbanisticamente ad accogliere simili infrastrutture la cui notevole intrinseca pericolosità le rende inidonee in zone balneari e turistico-insediative nonché agricole; qui infatti si trovano grosse centrali elettriche a carbon fossile, in particolare la centrale di Cerano-Federico II di Enel e la centrale Brindisi Nord di EdiPower; entrambe centrali a combustione di carbone fossile, e oggi in Cerano anche CDR (combustibile solido da rifiuti), fonti impareggiabilmente più inquinanti del gas fossile, tanto che popolazioni e ambientalisti, ma anche associazioni mediche come la LILT (Lega italiana per la lotta ai tumori) chiedono da molti anni di riconvertire quelle centrali dal carbone al gas, per migliorare gli standard di qualità dell’aria; anche a giudizio delle associazioni ambientaliste Save Salento, Tramontana e Forum Ambiente e Salute, opportunamente contattate ed informalmente incontrate dalla TAP, quello oggetto dell’ultima variante che prevede l’approdo a San Foca, costituisce un infelicissimo percorso combinato off-shore/on-shore, che, oltre al tratto marino, comporta anche la realizzazione di un enorme disastroso serpentone di gasdotto sulla terraferma, che comporta lo sventramento, danneggiamento e messa in stato di pericolo, di aree di altissima valenza insediativa, turistica, agricola, ambientale e culturale, assolutamente non industrializzate e vergini del basso Salento ed in particolare dei territori di Melendugno, Vernole, Castrì, Lizzanello, Cavallino e San Donato;notevoli preoccupazioni si evidenziano, pertanto, per ciò che concerne il tracciato su terra, che dovrà snodarsi sul territorio della provincia per ben 20 chilometri, un’enormità, superando con una trivellazione orizzontale (circa 800 metri) una falesia, quella di Punta Cassano, già interessata da fenomeni di erosione, e quindi tagliando trasversalmente una buona metà della penisola salentina, con un cantiere che avrà un’ampiezza compresa tra i 23 e i 30 metri e una profondità di 4 metri. Il tutto comporterà inevitabilmente una notevole movimentazione di terra, suolo e vegetazione, con l’interessamento di una fascia di territorio della costa e dell’entroterra massimamente protetta dai vincoli di carattere ambientale e paesaggistico previsti dal Piano urbanistico territoriale tematico (PUTT), nonché caratterizzata da elementi archeologici di cui l’Ecomuseo dei paesaggi di pietra di Acquarica di Lecce è testimonianza; in seguito alla chiusura dei lavori, la fascia di rispetto (servitù) del gasdotto consisterebbe in 4 metri a destra e 4 metri a sinistra della conduttura (per 8 metri complessivi) che si dovrebbe mantenere scevra da qualsiasi opera o presenza arborea (in primo luogo ulivi), al fine di consentire le necessarie operazioni di manutenzione, di controllo e di intervento in caso d’emergenza con l’ulteriore conseguenza di consumo di suolo agricolo, in un’area, caratterizzata da piccoli insediamenti diffusi, con una infrastrutturazione che può comportare la nascita di centrali di deposito gas e soprattutto nuove centrali termoelettriche a gas fossile, e che va dunque conservata alla sua attuale vocazione rurale, turistica e balneare; inoltre forte sarebbe l’impatto determinato dal passaggio del cantiere nella porzione di territorio interessata dalla presenza di boschi di uliveto secolare «ogliarola» presenti nelle contrade Campana e Filandra, tra Castrì, Pisignano e Vernole, ulivi tutelati da un forte quadro normativo in materia. Si tratta di un’area già interessata da un oneroso progetto di impianto di 11 mega-torri eoliche, per la cui difesa i cittadini e le associazioni del Salento hanno dato vita ad un’intensissima mobilitazione proprio a partire dall’inizio del 2011. L’effetto combinato delle due opere di infrastrutturazione porterebbe ad uno sconvolgimento intollerabile dell’attuale cifra ambientale e paesaggistica dell’area e a preoccupanti ripercussioni sulla praticabilità quotidiana e sulla fruibilità di quei luoghi da parte di cittadini, agricoltori, proprietari, turisti e studiosi;le contrade Campana e Filandra si avvierebbero così a rappresentare il caso esemplare del paradosso energetico vissuto dal Salento: contrade attraversate da un gasdotto per il trasporto di combustibile fossile e contemporaneamente interessate da torri eoliche che dovrebbero scongiurare l’utilizzo di combustibile fossile, senza contare poi il grave impatto e consumo di nuovo suolo agricolo per la realizzazione di tutte le ulteriori necessarie infrastrutture industriali-impiantistiche e di servizio al gasdotto lungo il suo percorso; con la realizzazione dell’ultima variante del gasdotto della TAP, il basso Salento si troverebbe inoltre in una situazione di assurdo concentramento cumulativo di più gasdotti poiché un secondo gasdotto della ditta South Stream infatti è già in progetto di sbarco, sempre a partire dai Balcani, nella rada di Otranto e che dovrebbe comportare un percorso di 1,5 chilometri a terra (on-shore), che è comunque tanto considerata la ovvia pericolosità di questi gasdotti, la frequentazione di Otranto, e l’importanza archeologico-paesaggistica di Otranto -: -) per quali motivi sia stata proposta la variante dell’originario progetto che prevedeva l’attracco del gasdotto a Brindisi e direttamente nella zona industriale costiera; -) se e quali azioni si intendono promuovere per evitare, secondo una logica di opportunità tecnica e geologica, di economicità, ed ambientale la realizzazione dell’ultima variante progettuale del gasdotto della TAP inerente il passaggio lungo la terraferma, nel cuore del territorio salentino, del pericoloso e impattante gasdotto; -) se e quali iniziative si intendano promuovere per la riconversione delle centrali Cerano-Federico II di Enel e Brindisi Nord di EdiPower dal fossile al gas; -) se siano all’esame soluzioni alternative all’approdo del gasdotto della ditta South-Stream, sempre a partire dai Balcani, nella rada di Otranto. (5-05272) Dati di presentazione dell’atto: Legislatura: 16; Seduta di annuncio 513 del 06/09/2011 Link ufficiali relativi all’ interrogazione qui esposta e dove poterne seguire gli sviluppi dei connessi lavori: http://parlamento.openpolis.it/atto/documento/id/67567 http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showXhtml.Asp?idAtto=42987&stile=6&highLight=1










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