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LASSOCIAZIONE
RADICALI LUCANI CHIEDE TRASPARENZA
| Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani
Sulla vicenda dellinquinamento delle falde acquifere circostanti
il termodistruttore Fenice, determinato da un incidente
verificatosi presso lo stesso impianto, ubicato in quel di San Nicola
di Melfi, i senatori Radicali Poretti e Perduca hanno depositato uninterrogazione
parlamentare indirizzata al Ministro dellAmbiente e della tutela
del Territorio e del Mare e al Ministro del Lavoro, Salute e Politiche
Sociali. In attesa di poter conoscere le risposte dei Ministeri interpellati,
riproponiamo allArpab e a Fenice Spa il seguente quesito: da quanto
tempo andava avanti la piccola perdita a livello della vasca
di raccolta per determinare il tasso di inquinamento registrato in data
3 marzo? Settimane, mesi, anni?
Il gravissimo incidente verificatosi, rilevato in data 3 marzo 2009,
ha determinato un gravissimo inquinamento delle falde acquifere circostanti
il termodistruttore Fenice. LArpab ha rilevato la presenza di
pericolosi inquinanti, quali mercurio, nichel, tricloroetilene, tetracloroetilene,
floruri, sostanze altamente cancerogene. Tutta la vicenda, gioverà
ribadirlo, è stata gestita da Arpab e Fenice Spa con uno scarso
o nullo livello di trasparenza. A tal proposito chiediamo nuovamente
allArpab di pubblicare sul suo sito i dati di cui è in
possesso.
Il Presidente della OLA (Organizzazione lucana ambientalista),
Pietro Dommarco, dalle pagine del Sole24Ore del 17 Giugno 2009, in merito
allinquinamento prodotto da Fenice Spa e ai monitoraggi, dichiarava:
Non è più possibile pensare che il limiti elevati
di sostanze cancerogene ritornino miracolosamente entro la norma, senza
che vi siano precise azioni di bonifica da parte dellazienda.
In questa Regione siamo da tempo abituati ai miracoli, ma
purtroppo non abbiamo ancora sviluppato un sufficiente stato di assuefazione.
Prima o poi toccherà anche occuparsi di unaltra grave emergenza
ambientale inerente il Sito di interesse nazionale di Tito. Un contesto
ambientale che, a leggere documenti del Ministero dellAmbiente,
ancora nel novembre 2008, dopo anni di attesa, risultava caratterizzato
da una pesante contaminazione da tricloroetilene.
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IL
TESTO DELL'INTERROGAZIONE PARLAMENTARE
23 Giugno 2008 | Inquinamento Acque nel Comune di Melfi. Si
accertino responsabilità. Interrogazione
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=16&id=424821
Interrogazione dei senatori Donatella Poretti e Marco Perduca
Al Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
Al Ministro del Lavoro, Salute e Politiche Sociali
PREMESSO CHE:
con unordinanza
datata 14 Marzo 2009, il Sindaco di Melfi ha vietato lutilizzo
per qualsiasi uso dellacqua presente nei pozzi siti allinterno
del perimetro del termovalorizzatore Fenice e fino a valle;
lAgenzia Regionale
per la Protezione dellAmbiente di Basilicata (Arpab) ha comunicato
in data 3 marzo al sindaco di Melfi lo stato dellinquinamento
delle falde acquifere sotterranee non solo nel perimetro del termovalorizzatore
la Fenice, ma anche a valle;
solo in data 12 marzo lazienda Fenice ha comunicato al sindaco
quanto già comunicato dallArpab;
la legge in merito
prevede che sia compito di Fenice il monitoraggio dellambiente
per assicurare il controllo dei livelli di emissioni dannose;
sul sito della Ola
(Organizzazione Lucana ambientalista), www.olambientalista.it,
in data 1 maggio, leggiamo il seguente comunicato stampa: Sono
trascorsi circa due mesi dalla notizia del grave inquinamento delle
falde acquifere nei pressi dellinceneritore Fenice e del territorio
circostante. Una grave contaminazione mai verificatasi presso larea
di San Nicola di Melfi. Verrebbe da chiedersi - scrive Michele D'Anghela
(Comitato di Melfi NO A FENICE) - da quanto tempo sussiste questo disastro,
potrebbero essere anni! Comunque sarà la magistratura, speriamo
nel più breve tempo possibile, a fare chiarezza sulla gravità
dellinquinamento. Vi è la presenza di mercurio, elemento
chimico altamente tossico e cancerogeno, oltre a tante altre sostanze
nocive. Sicuramente, per far gli accertamenti del caso bisognerebbe
chiudere temporaneamente Fenice, perché con lazienda in
funzione sarebbe tutto più difficile. Grazie alla denuncia del
Comitato NO A FENICE, la Regione Basilicata, se pur con ritardo, ha
convocato un tavolo per capire e per cercare di porre rimedio al disastro
ambientale sulla base dei dati forniti dallArpab. Purtroppo si
rileva lassoluto silenzio dei Comuni dellarea del melfese,
della provincia di Potenza, della Regione, dei sindacati, delle associazioni
ambientaliste, di tutti i cittadini, che, probabilmente, non hanno compreso
la gravità della situazione. Si invitano i cittadini, il Comune
di Melfi e dellintera area interessata a promuovere tutte le iniziative
necessarie a far luce su quanto accaduto e sulle soluzioni urgenti da
adottare al fine di bonificare larea inquinata e punire i responsabili.;
in
data 14 Giugno sul sito dellorganizzazione ambientalista Ola è
dato leggere: La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) - Coordinamento
apartitico territoriale di Associazioni, Comitati, Movimenti e Cittadini
- in seguito alla segnalazione pervenutaci da un cittadino - intende
ritornare nuovamente sul gravissimo inquinamento che coinvolge l'area
industriale di San Nicola di Melfi. Ieri (12 Giugno 2009 ndr)
alle 19:30 circa, mentre tornavo a casa, sentivo nell'aria - in prossimità
dell'inceneritore Fenice - un fortissimo odore acido ed acre di plastica
bruciata. [
] E' assolutamente necessario che vengano
fatti i dovuti controlli altrimenti gli inceneritori oltre ad ammazzarci
per il loro normale funzionamento, ci ammazzano in maniera più
rapida con i loro incidenti taciuti e da nessuno controllati.
Sono questi i contenuti allarmanti della missiva ricevuta. Infatti,
dalle foto in possesso della nostra Organizzazione si evince chiaramente
come quello che coinvolge l'inceneritore di Melfi non è, soltanto,
un problema circoscrivibile alle falde acquifere, ma riguarda anche
la qualità dell'aria. Siamo di fronte all'ennesima prova delle
responsabilità di Fenice SpA dal momento che linquinamento
continua a permanere causando palesi danni allambiente e alla
salute dei cittadini. Non solo i valori di mercurio, nichel, cromo ed
altre sostanze permangono elevati, ma a questo punto sarebbero da rilevare
e rendere noti anche i valori delle sostanze immesse nell'aria...
in
un articolo pubblicato da Il Quotidiano della Basilicata in data 16
giugno, il comitato No a Fenice afferma: Il rischio è
grave, linquinamento delle falde sotterranee evidenzia uno stato
avanzato di penetrazione delle sostanze nocive. E strano che lazienda
non labbia fatto prima dellArpab a cui chiediamo di pubblicare
tutti i dati per rendere manifesta la situazione ambientale non solo
di Fenice ma dellintera zona
;
PER SAPERE:
se i Ministri sono a conoscenza della situazione sopra esposta e
se non intendano verificare:
se
la Procedura di VIA non imponesse a Fenice di garantire la sicurezza
dellimpianto e perché Fenice non si è dotata della
tecnologia necessaria ad evitare questi gravi incidenti;
se
lArpab comunica, in data 3 marzo, al sindaco di Melfi linquinamento
delle falde, per quali motivi la comunicazione di Fenice al Comune avviene
solo 9 giorni più tardi, il 12 marzo;
perché
in data 14 marzo lArpab non aveva ancora comunicato al Sindaco
e ai cittadini i dati risultanti dai controlli effettuati;
perché, come sottolineato dalla OLA, nessuno ha chiesto lapplicazione
del D.Leg. 16/03/09 n°30, che ha recepito la Direttiva CEE 2006/118,
sulla protezione delle acque sotterranee dallinquinamento e dal
deterioramento;
se
siano state effettuate analisi relative alleventuale presenza
di inquinamento nelle acque e nell'aria, e se, eventualmente, tale presenza
possa comportare dei rischi per la salute;
presso
quali strutture e attraverso quali procedimenti vengono oggi trattate
le acque reflue derivate dai cicli produttivi del termodistruttore Fenice.
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