Bonifica sito Tito scalo, Elisabetta Zamparutti (Radicali)
presenta interrogazione a risposta in Commissione Ambiente

COMUNICATO STAMPA

Elisabetta Zamparutti, deputata radicale eletta nelle liste del PD in Basilicata, ha presentato un’interrogazione parlamentare ai Ministri dell’Ambiente e della Salute, sulla base delle segnalazioni e denuncie del Segretario di Radicali lucani, Maurizio Bolognetti e del dossier realizzato dall’Organizzazione lucana ambientalista (Ola) in merito all’emergenza sanitaria e ambientale del sito di interesse nazionale di Tito Scalo. In proposito ha dichiarato: “Da anni è nota la gravissima situazione in cui versa l’area industriale di Tito Scalo in Basilicata, meglio conosciuta come area dell'ex Liquichimica, ma la bonifica però appare ancora un miraggio a detta dello stesso Ministero dell’Ambiente come risulta dal verbale trasmesso ieri da Maurizio Bolognetti alla magistratura. Come possono le istituzioni preposte restare inerti di fronte ad una simile situazione? Forse che la dimensione del problema è tale da lasciarle interdette? I Ministri coinvolti rispondano subito, mentre la magistratura fa il suo corso, agli interrogativi che poniamo dicendo pubblicamente quali sono i soggetti che non si sono adoperati tempestivamente per limitare la diffusione dell’inquinamento; cosa si sta facendo per incentivare il monitoraggio e soprattutto quali misure intendano adottare per assicurare che siano rese note tutte le informazioni in possesso dei vari soggetti coinvolti nella bonifica del sito di Tito Scalo affinchè i cittadini possano avere le corrette informazioni a tutela della loro salute e più in generale dell’ambiente.”

 

IL TESTO DELL'INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

Al Ministro dell’Ambiente e Al Ministro della Salute

PREMESSO CHE:

Secondo quanto riportato in verbali del Ministero dell’Ambiente, di cui è data notizia in un articolo apparso sul Quotidiano della Basilicata del giorno 8 luglio 2009 a firma di Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani, nel corso della “Conferenza dei servizi decisoria”, convocata negli uffici del Ministero dell’Ambiente il 22 dicembre 2008 per discutere dello “Stato di attuazione delle attività di caratterizzazione e di messa in sicurezza di emergenza sul sito di interesse nazionale di Tito” si afferma che il contesto ambientale è “ancora caratterizzato da una pesante contaminazione da tricloroetilene” in quantità tali che fanno temere “la presenza del prodotto libero in falda”. Inoltre il Ministero dell’ambiente afferma che “…a distanza di tre anni e mezzo le aziende e gli altri soggetti interessati hanno dimostrato limitato interesse e volontà nell’adoperarsi per conoscere e quindi, ove possibile, limitare la diffusione dell’inquinante che rappresenta un rilevante pericolo per la salute umana”;
Inoltre i verbali riferiscono che nel mese di maggio 2008 nel pozzo S13 è stata riscontrata un’altissima concentrazione di tricloroetilene “non emersa nel mese precedente” e che “Vista la problematica non ancora risolta relativa alla determinazione dei valori di fondo sui parametri ferro e manganese nelle acque di falda nonché la contaminazione da tricloroetilene della stessa, vista la mancanza di informazioni derivanti da un incompleto monitoraggio ha richiesto alla Regione Basilicata che vengano ripristinate quanto prima le condizioni della medesima rete…”
Il Quotidiano della Basilicata, nell’edizione del 9 luglio 2009, riferisce che il Segretario dell’Associazione Radicali Lucani ha presentato un esposto denuncia rivolto alla Procura di Potenza relativamente allo stato di attuazione delle attività di caratterizzazione e messa in sicurezza di emergenza del sito di Tito Scalo;
Nell’area industriale di Tito Scalo in Basilicata, meglio conosciuta come area dell'ex Liquichimica, è emersa fin dal febbraio del 2001 la necessità di bonificare una zona di 59.000 metri quadri d’estensione;
Secondo quanto riferito il 24 marzo 2009 dalla Ola (Organizzazione lucana ambientalista), con un interessante dossier firmato da Pietro Dommarco una serie di sopralluoghi avevano infatti portato al ritrovamento di “una discarica abusiva dalle ingenti dimensioni”, caratterizzata da “residui accumulati nel ventennio 1981-2001, ossia da dopo la chiusura della Liquichimica, dai cui resti sarebbero provenuti buona parte di quei materiali”, e alla scoperta, in ordine temporale, di “rifiuti di diversa origine (speciali, pericolosi, assimilabili agli urbani) in quantità pari a circa 210mila metri cubi” e di una vasca per lo stoccaggio contenente “rifiuto tossico nocivo” e “realizzata in totale violazione di quanto previsto dalla legge e senza alcuna autorizzazione”;
Con D.M. 468/2001 è stato quindi istituito “Il sito di bonifica di interesse nazionale di Tito” di cui si è provveduto, sempre con Decreto ministeriale dell'8 Luglio 2002, emanato dal Ministero dell'Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare – pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 231 del 2 Ottobre 2002 - a stabilire il perimetro del sito facendo partire la fase di caratterizzazione, cioè la fase in cui vengono accertate le effettive condizioni di inquinamento;
A documentare la gravità della situazione e quindi l'urgenza dell’intervento, oltre alla documentazione in possesso degli Enti Ministeriali competenti, vi sono stati – nell'agosto del 2005 – alcuni articoli pubblicati su “La Gazzetta del Mezzogiorno” a firma di Gianni Rivelli il quale scrive di “situazione, in alcuni casi, drammatica”, oltre che della presa di posizione di un'azienda presente nel perimetro (Daramic S.r.l.), autodenunciatasi, comunicando di aver causato “un pesante stato di contaminazione della falda e del terreno da tricoloroetilene, tricloroetano, dicloroetilene, bromodiclorometano, cloroformio, bromoformio, cloruro di vinile monomero, esaclorobutadene, tetracloroetilene, sommatoria organoclorurati e idrocarburi totali”. Queste appena citate sono da considerarsi sostanze “tossiche, cancerogene e persistenti”;
Si parla di un tasso di inquinamento riscontrato nelle falde acquifere, un milione di volte superiore ai limiti consentiti. Per quanto riguarda il tricloroetilene, ad esempio, i valori rilevati erano di “un milione 470mila nanogrammi/litro a fronte di un limite di, un nanogrammo e mezzo, e nei suoli la stessa sostanza è risultata presente 300 volte oltre il limite consentito, vale a dire 3290 milligrammi a chilo contro i dieci previsti”;
La situazione viene fortemente presa in considerazione da Gianfranco Mascazzini, Direttore della Direzione Qualità della Vita del Ministero dell'Ambiente, che evidenziò prontamente “la concreta possibilità che il suddetto stato di contaminazione della falda sia esteso ad aree esterne allo stabilimento di proprietà della Daramic”, a fronte, quindi, di un'opera di bonifica “indispensabile quanto complicata”;
Da allora però poco o nulla si sarebbe fatto nonostante l'erogazione, di finanziamenti, a scalare negli anni, di circa 160.000 mila euro derivanti dal "Progetto Amianto", promosso dalla Regione Basilicata in collaborazione con l'Istituto di Metodologie per l'Analisi Ambientale (Imaa) e presentato nella sede del CNR (Centro Nazionale per le Ricerche) di Tito Scalo che doveva consentire l'accertamento ed il monitoraggio dello stato globale di inquinamento ambientale da fibre di amianto in Basilicata, con lo scopo di “individuare le situazioni di pericolo effettivo da risanare con urgenza”, preceduti da circa 2.480.000 di euro (2003, 2002, 2001) e 774.000 euro (2003, 2001);

SI CHIEDE DI SAPERE:

Se corrisponde a verità quanto sopra riferito;
Quali sono le aziende e gli altri soggetti interessati che “hanno dimostrato limitato interesse e volontà nell’adoperarsi per conoscere e quindi, ove possibile, limitare la diffusione dell’inquinante che rappresenta un rilevante pericolo per la salute umana”;
Se, in merito alla richiesta del Ministero rivolta alla Regione Basilicata di cui al secondo paragrafo delle premesse si sia provveduto in tal senso e cosa è stato fatto per incentivare il monitoraggio;
Quali misure intendano adottare i Ministri competenti per assicurare che siano rese note tutte le informazioni in possesso dei vari soggetti coinvolti nella bonifica del sito di Tito Scalo affinchè i cittadini possano avere le corrette informazioni a tutela della loro salute e più in generale dell’ambiente;
Quale uso sia stato fatto da parte del Ministero dell’Ambiente del verbale del 22 dicembre 2008 sullo “Stato di attuazione delle attività di caratterizzazione e di messa in sicurezza di emergenza sul sito di interesse nazionale di Tito” ed in particolare se sia stato trasmesso alla magistratura.

Elisabetta Zamparutti, Marco Beltrandi, Rita Bernardini, Maria Antonietta Farina Coscioni, Matteo Mecacci, Maurizio Turco

 
Pubblicato il: 10 Luglio 2009 - Ore 06:35