La
Legge in materia di energia che dovrebbe essere approvata dal
Consiglio Regionale il prossimo 17 aprile rischia di trasformare
la Basilicata in un nuovo ricettacolo di rifiuti della peggior
specie, favorendo l'industria più sporca e le lobby energetiche,
ipotecando così lo sviluppo pulito della regione. Un
progetto che vede protagonista la classe politica lucana che,
con rare eccezioni, mostra di continuare sulle scelte sbagliate
degli anni Sessanta e volutamente segnano il destino di sofferenza
della terra di Basilicata.
Sono cambiati
i personaggi della politica, ma è rimasta invariata
la subalternità della classe politica ai grandi monopoli
pubblici, oggi divenuti Società per Azioni, grazie
alle privatizzazioni fatte con i quattrini dei cittadini.
Anche quanti avrebbero dovuto difendere i valori ambientali,
si sono allineati a queste scelte, in cambio di poltrone,
offrendo in cambio le garanzie alle scelte spacciate per sostenibilità
ambientale. Chimica e nucleare sono state le peggiori scelte
effettuate
sulla pelle dei lucani, ipotecando lo sviluppo e il destino
di un'intera regione. Le statistiche e i dati confermano che
la regione si sta spopolando, i redditi sono tra i più
bassi d'Italia e la propaganda politica considera, con l'ausilio
dei media, la regione poco scolarizzata. Per quarant'anni
la Basilicata è rimasta ferma, mentre si è continuato
a depredare le risorse di cui è ricco il territorio
lucano, attuando l'esodo dei suoi abitanti, con lucida determinazione.
Emblematico è il caso di Rotondella, dopo la realizzazione
del centro nucleare nel 1963 iniziò l'emigrazione e
il Comune passò da 8000 abitanti ad appena i 3000 attuali
(circa il 60% della popolazione in meno) e se non fosse stato
per la bravura degli agricoltori e per la qualità delle
albicocche sarebbero spariti anche questi ultimi. Grazie a
questo regalo della politica del tempo rischiamo oggi gravi
incidenti nucleari per la mancata sicurezza, malattie che
le Asl non denunciano (per non aver effettuato mai delle indagini
epidemiologiche) e danni indotti all'agricoltura (prodotti
sottopagati perché vicini ad un centro nucleare) e
al turismo. E' proprio nel 1978 che si delinearono i contorni
per costruire una centrale nucleare
sulla costa Ionica e un deposito nucleare nelle argille di
Craco.
In Val Basento
arrivò la liquichimica. Ma le fabbriche chiusero prima
di aprire e la cassa integrazione integrò gli stipendi
degli operai assunti dalle fabbriche chimiche. La chiusura
dell'ultimo ciclo della chimica in Val Basento lascia sul
terreno, come in una battaglia, inquinamento, rifiuti tossici,
emigrazione, servitù ai partiti, violenza verso le
giovani leve in cerca di occupazione e soprattutto malattie
incurabili. Intanto si postulano "improbabili bonifiche,
mentre si continuano a smaltire 'legalmente' in Val Basento
rifiuti pericolosi da tutta Italia e forse da mezza Europa.
Le scoperte del gas e del petrolio fatte dall'Eni in quegli
anni torneranno utili negli anni novanta, quando si decise
di
sfruttare i giacimenti nazionali in Val d'Agri e Val Camastra.
Nell'area del Vulture, l'inceneritore Fenice e la Coca Cola
hanno ipotecato il futuro di questo territorio mentre il patrimonio
idrico ed idrominerale della regione rischia di essere gestito
da privati. Nel 2003 ci riprovarono a Scanzano con la realizzazione
del deposito unico delle scorie nucleari, ma gli interessi
gravitano oltre sul centro di Trisaia. Una grande mobilitazione
pacifica dei lucani bloccò l'infausto disegno di
morte. Gli sciacalli del nucleare continuano però ancora
a girarci intorno. La classe politica degli anni Sessanta
ha continuato i suoi proseliti con le nuove classi dirigenti
politiche lucane cresciute all?ombra delle cupole massoniche,
della politica di sfruttamento del territorio che continua
con i grossi interessi economici e delle lobby che la fanno
da
padrona. Petrolio e gas a "go-go", centrali a turbogas,
inceneritori mascherati da centrali a biomasse e cementifici,
inceneritori che usano il micidiale CDR (Combustibile Derivato
da Rifiuti) invenzione della politica eco-mafiosa, discariche
di rifiuti tossici, torri di trivellazione ed oleodotti, eolico
"selvaggio" su tutto l?Appennino distruggono i parchi
naturali. E' questo il contenuto del nuovo DDL in materia
di energia che la gran parte dei partiti sostengono. Come
se non basti tutto questo la "vecchia-nuova" classe
politica lucana ripropone un "vecchio-nuovo" Piano
Energetico che prevedendo un fabbisogno sovrastimato si basa
sulla distruzione delle risorse naturali a beneficio delle
grandi lobby dell'energia e dei rifiuti, perpetuando la continuità
di un cattivo insegnamento dell "ecole lucana".
Chi continua
ancora a proporre lo stillicidio mortale della chimica, del
petrolio, del gas, delle discariche (anche nucleari) e l'energia
(anche nucleare) come la panacea di tutti mali della Basilicata
farebbe bene a pentirsi degli errori commessi e a farsi da
parte per non decidere il futuro di nuove generazioni che
essi stessi non vedranno per via della loro età.