Accende
i motori la centrale Enel a carbone (quello "pulito", con tecnologia
di ultima generazione) di Civitavecchia. A quattro anni dall'apertura dei cantieri,
dopo una raffica di ricorsi (tutti vinti dalla società elettrica) da parte
di cittadini, amministrazioni comunali e della Regione Lazio (che nel 2006 riuscì
a bloccare per quattro mesi i lavori eccependo l'incompatiblità ambientale
delle opere a mare) ormai più nulla sembra ostacolare l'entrata in funzione
dell'impianto. Nei primi giorni di luglio inizierà il collaudo del primo
gruppo della centrale di Torrevaldaliga Nord: verrà accesa per alcuni giorni
la prima di tre caldaie (una commessa da 450 milioni aggiudicata al gruppo Ansaldo),
al fine di sondare la funzionalità dell'impianto. Il rodaggio sarà
fatto bruciando gas. Il carbone infatti ancora non c'è: la prima nave carbonifera
rifornirà i due carbonili a cupola (due enormi cupoloni che possono ospitare
150 tonnellate di carbone e che bastano alla centrale a pieno regime per 40 giorni)
a ottobre. E a novembre sarà operativo il primo impianto da 660 megawatt,
su una capacità complessiva di 2.640 megawatt che entrerà a regime
nel novembre 2009 (il secondo gruppo sarà accesso a aprile del prossimo
anno; il terzo in autunno).
La centrale dovrà bruciare carbone e
non potrà funzionare a gas; quest'ultimo servirà a testare l'impianto
ma non è in grado di generare la stessa temperatura del carbone e consente
all'impianto di lavorare solo al 10% della capacità. Le popolazioni che
gravitano attorno alla centrale (Civitavecchia, l'agricola Tarquinia, Tolfa, Allumiere,
Santa Marinella) da anni vivono con timore l'apertura del nuovo impianto. L'azione
di protesta continua tuttora: questa mattina a Tarquinia i cittadini contrari
alla centrale incontreranno il vicepresidente della Commissione Clima del Parlamento
europeo per cercare di attivare a Strasburgo iniziative «per difendere la
salute e l'economia del territorio dalla menzogna del carbone pulito». I
dati forniti dall'Enel raccontano che, rispetto a quando funzionava la vecchia
centrale a olio, le emissioni di Co2 scenderanno del 18% e le polveri dell'88%,
da 2.200 a 260 tonnellate. In precedenza la centrale era composta da due complessi:
Torrevaldaliga Nord e Torrevaldaliga Sud. Quest'ultimo è stato ceduto al
gruppo Sorgenia (Cir) che lo ha trasformato prevalentemente a gas e che funziona
a pieno regime già da qualche anno. Torrevaldaliga Nord, invece, è
stata ridotta da quattro a tre gruppi ed è ferma da cinque anni per i lavori
di conversione. Una volta entrata a pieno regime, la centrale fornirà il
4% del fabbisogno nazionale di energia (pari a 42-44 mila megawatt) e entrerà
in concorrenza con gli impianti a gas (anche con quelli dell'Enel) perché
il gestore della rete di trasmissione (Terna) privilegia il ritiro di energia
dagli impianti che producono a prezzi inferiori (il carbone costa comunque meno
del gas). Grazie a Torrevaldaliga Nord l'Enel porterà di nuovo la sua quota
di mercato in Italia sopra il 30%, soglia al di sotto della quale era scesa per
effetto delle liberalizzazioni.
Secondo l'azienda elettrica, la tecnologia
usata a Civitavecchia (incluso il sistema di protezione che non lascia mai il
carbone a contratto con aria e luce) rende per ora l'impianto unico in Europa.
Un contratto di fornitura del carbone, per circa 2 milioni di tonnellate (su un
fabbisogno complessivo di 3,9 milioni all'anno) è stato firmato con l'Indonesia
a inizio anno. Contatti sono in corso per altri contratti con Sudafrica e Australia.
Per compensare i disagi dell'impianto, Enel ha raggiunto un accordo con il Comune
di Civitavecchia per erogare 40 milioni alla partenza della centrale; trattative
per accordi analoghi, anche se per somme inferiori, sono in corso con altri cinque
Comuni tra cui Tarquinia.
Fonte:
IlSole24Ore - News del 15 giugno 2008