[Data di pubblicazione: 03/10/2008]ola
 
 
Nucleare, eolico e biomasse a go-go. Affaire silicio a Melfi
ola | organizzazione lucana ambientalista
AUTORE: OSSERVATORIO OLAWATCH
 
  
  

LO SPETTRO NUCLEARE ARRIVA DI NUOVO IN BASILICATA
Da indiscrezioni trapelate dal tavolo governativo per la scelta del sito del deposito unico italiano delle scorie radioattive sembrerebbe che il rappresentante lucano al tavolo abbia abbandonato per protesta l'incontro convocato nei giorni scorsi. L'abbandono è stato motivato pare per manifesta contrarietà ad individuare una rosa di tre siti dal quale far scaturire il sito unico (uno rispettivamente al nord, al centro ed al sud). Appare a questo punto evidente che la Basilicata è la regione italiana in cui si intende ubicare il sito unico delle scorie (Calanchi o Trisaia) o una centrale atomica (Foce Sinni). Dalla Regione Basilicata bocche cucite.

CENTRALE A BIOMASSE ED EOLICO ANCHE A TRICARICO (MT)
Insieme all'eolico selvaggio anche le biomasse rappresentano l'affare del momento, grazie ai forti incentivi statali pagati dalla bolletta energetica degli italiani. Oltre ad un impianto a biomassa programmato dal Piano Provinciale dei Rifiuti nel Lagonegrese, e quelli previsti a Rotonda,Teana, Stigliano, Ferrandina e Matera, questa volta a Tricarico la società Clean-Energy (ovvero versione biomasse delle società eoliche), che vuole realizzare una centrale a biomasse nell'area PIP Acqua Fisciana che funzionerà – secondo la società proponente-con "biomasse solide" con possibilità di utilizzo futuro del CDR grazie ad una Delibera regionale del 2005 che assimila le biomasse al Combustibile Derivato da Rifiuti. Sempre a Tricarico si pensa di realizzare un impianto eolico, votato di recente in Consiglio Comunale, sul Monte Verrutoli e in contrada Carbonara. Il tutto per condire il solito piatto di lenticchie pagato dalle società energetiche alle amministrazioni locali lucane, alla perenne e spasmodica ricerca di royalties.

PERMUTE TERRENI E AFFARE SILICIO A MELFI
Con Delibera del Comune di Melfi, nel messe di maggio scorso, vengono ceduti in permuta alla Società multinazionale Pilkington Italia SpA già proprietà dell'ex amministratore ENI, Paolo Scaroni, oltre 60 ettari pronti alla"sdemanializzare" (ovvero la rimozione dei vincoli ambientali e d'uso" in cambio di 93 ettari ceduti dalla stessa società al Comune di Melfi più una "royalties" pagata dalla società britannica al comune di Melfi pari alla modica cifra di quasi 250.000 per essere investiti nel debito pubblico del comune, ai sensi della legge fascista n.1766 del 1927 (ma il ministro Tremonti lo sa?). Oltre all'affaire acque minerali, petrolio e rifiuti, un paragrafo spesso ignorato dalle cronache locali in Basilicata riguarda le cave ed in particolare la cava di silicio della migliore qualità sfruttata da oltre un ventennio a Melfi, in cambio del solito "piatto di lenticchie". Ma per il neo commissario ASI nonché sindaco di Melfi, il gioco vale davvero la candela.

CONTINUA IL MARKENTING DELLE MULTINAZIONALI IN BASILICATA
Dopo le kermesse dei petrolieri con i convegni "i Comuni polvere" svoltisi l'estate scorsa nei comuni lucani del petrolio e che ha visto la partecipazione del fior fiore della finanza e dell'industria italiana alla ricerca di rastrellare fondi pubblici nel profondo sud, è ora la volta della Coca Cola che in pompa magna e nuovamente con il patrocinio di Regione e Comuni, propone a Rionero in Vulture, patria delle acque minerali,"Acquando". Una manifestazione spalleggiata anche dalle SpA pubbliche lucane dell'acqua, alla corte della multinazionale di turno. In occasione dell'iniziativa è stato diffuso l'opuscolo con la favola "il mistero dell'acqua scomparsa" in cui si racconta come i giovani protagonisti siano alla ricerca dei ladri d'acqua che sparisce perché sprecata. Peccato che la favola, come tutte le favole, possa essere letta anche all'incontrario potendosi già identificare il ladro che per pochi spiccioli di euro sta disseccando una ricchezza inestimabile dei lucani. Non importa tanto l'acqua riappare sempre in una bottiglia di plastica pagata a peso d'oro dai cittadini.