LO
SPETTRO NUCLEARE ARRIVA DI NUOVO IN BASILICATA
Da indiscrezioni
trapelate dal tavolo governativo per la scelta del sito del deposito
unico italiano delle scorie radioattive sembrerebbe che il rappresentante
lucano al tavolo abbia abbandonato per protesta l'incontro convocato
nei giorni scorsi. L'abbandono è stato motivato pare per
manifesta contrarietà ad individuare una rosa di tre siti
dal quale far scaturire il sito unico (uno rispettivamente al
nord, al centro ed al sud). Appare a questo punto evidente che
la Basilicata è la regione italiana in cui si intende ubicare
il sito unico delle scorie (Calanchi o Trisaia) o una centrale
atomica (Foce Sinni). Dalla Regione Basilicata bocche cucite.
CENTRALE
A BIOMASSE ED EOLICO ANCHE A TRICARICO (MT)
Insieme
all'eolico selvaggio anche le biomasse rappresentano l'affare
del momento, grazie ai forti incentivi statali pagati dalla
bolletta energetica degli italiani. Oltre ad un impianto a biomassa
programmato dal Piano Provinciale dei Rifiuti nel Lagonegrese,
e quelli previsti a Rotonda,Teana, Stigliano, Ferrandina e Matera,
questa volta a Tricarico la società Clean-Energy (ovvero
versione biomasse delle società eoliche), che vuole realizzare
una centrale a biomasse nell'area PIP Acqua Fisciana che funzionerà
secondo la società proponente-con "biomasse
solide" con possibilità di utilizzo futuro del CDR
grazie ad una Delibera regionale del 2005 che assimila le biomasse
al Combustibile Derivato da Rifiuti. Sempre a Tricarico si pensa
di realizzare un impianto eolico, votato di recente in Consiglio
Comunale, sul Monte Verrutoli e in contrada Carbonara. Il tutto
per condire il solito piatto di lenticchie pagato dalle società
energetiche alle amministrazioni locali lucane, alla perenne
e spasmodica ricerca di royalties.
PERMUTE
TERRENI E AFFARE SILICIO A MELFI
Con
Delibera del Comune di Melfi, nel messe di maggio scorso, vengono
ceduti in permuta alla Società multinazionale Pilkington
Italia SpA già proprietà dell'ex amministratore
ENI, Paolo Scaroni, oltre 60 ettari pronti alla"sdemanializzare"
(ovvero la rimozione dei vincoli ambientali e d'uso" in
cambio di 93 ettari ceduti dalla stessa società al Comune
di Melfi più una "royalties" pagata dalla società
britannica al comune di Melfi pari alla modica cifra di quasi
250.000 per essere investiti nel debito pubblico del comune,
ai sensi della legge fascista n.1766 del 1927 (ma il ministro
Tremonti lo sa?). Oltre all'affaire acque minerali, petrolio
e rifiuti, un paragrafo spesso ignorato dalle cronache locali
in Basilicata riguarda le cave ed in particolare la cava di
silicio della migliore qualità sfruttata da oltre un
ventennio a Melfi, in cambio del solito "piatto di lenticchie".
Ma per il neo commissario ASI nonché sindaco di Melfi,
il gioco vale davvero la candela.
CONTINUA
IL MARKENTING DELLE MULTINAZIONALI IN BASILICATA
Dopo
le kermesse dei petrolieri con i convegni "i Comuni polvere"
svoltisi l'estate scorsa nei comuni lucani del petrolio e che
ha visto la partecipazione del fior fiore della finanza e dell'industria
italiana alla ricerca di rastrellare fondi pubblici nel profondo
sud, è ora la volta della Coca Cola che in pompa magna
e nuovamente con il patrocinio di Regione e Comuni, propone
a Rionero in Vulture, patria delle acque minerali,"Acquando".
Una manifestazione spalleggiata anche dalle SpA pubbliche lucane
dell'acqua, alla corte della multinazionale di turno. In occasione
dell'iniziativa è stato diffuso l'opuscolo con la favola
"il mistero dell'acqua scomparsa" in cui si racconta
come i giovani protagonisti siano alla ricerca dei ladri d'acqua
che sparisce perché sprecata. Peccato che la favola,
come tutte le favole, possa essere letta anche all'incontrario
potendosi già identificare il ladro che per pochi spiccioli
di euro sta disseccando una ricchezza inestimabile dei lucani.
Non importa tanto l'acqua riappare sempre in una bottiglia di
plastica pagata a peso d'oro dai cittadini.