Home » Opinioni - 30 gennaio 2012

L’allegra Basilicata di Rocco Papaleo, tra Gomorra e Calvino

[Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno del 29/1/2012]

Proponiamo alla lettura una intervista della Gazzetta del Mezzogiorno di oggi al comico Rocco Papaleo lasciando ai lettori ed agli uomini di cultura le valutazioni su quanto afferma in un “duiloquio” Rocco Papaleo e Giuseppe Lupo, forse con estrema leggerezza, aggiungiamo, di chi forse vive poco le contraddizioni preferendo a quelli veri i luoghi comuni, che riteniamo non facciano bene ad una una comunità in via di estinzione. Ecco l’intervista: “Cominciamo questa nostra conversazione dal rapporto tra la Basilicata e il cinema. Una volta, Emiliano Monreale, durante un convegno sulle identità del Meridione, fece un’affermazione che mi colpì: «Quando i registi vogliono parlare di utopie, girano i film in Basilicata». Traendo spunto da questa idea, secondo te, Papaleo, i paesaggi della Lucania possono dare testimonianza di questo discorso dell’utopia?

C’è un aspetto che contraddistingue le popolazioni meridionali, vale a dire lo sguardo ironico, la leggerezza intesa quasi in modo calviniano.«La Basilicata, almeno per quello che mi riguarda, dal punto di vista cinematografico rappresenta uno scenario piuttosto originale e anche abbastanza arcaico. Essendo una regione poco popolata, ci sono grandi spazi non colonizzati dall’uomo, di natura selvaggia, rimasta intatta.Dunque, si presta bene a essere quel “fuori dal tempo” che è adatto per un film a carattere non so se utopistico, ma quanto meno un po’ surreale e comunque fuori dalle coordinate del tempo normale».

Su questo discorso si potrebbe parlare a lungo. Anch’io punto molto sull’idea della terra che non c’è. Addirittura certe volte non chiamo la Basilicata per nome, ma la indico come «la metafora». Anche perché dove sta la vera Basilicata: sono le persone dentro i confini o quelle sparse nel mondo? A questo punto ti chiedo di chiarificare l’immagine del Sud che ti sei fatto e poi, in seconda battuta, della Lucania.

«Riprendendo la tua idea di metafora o di una proiezione non completamente realistica, l’immagine che ho del Sud è quella di una terra insieme arcaica e moderna, un luogo dove la distanza dei tempi è molto grande e visibile. La stessa che ho voluto rappresentare nel mio film: mi piaceva l’idea di poter essere immerso in un “arcaicismo ”. Tuttavia, quando giravo  con la cinepresa, inquadravo spesso le pale eoliche, i tralicci dell’alta tensione (ndr non i pozzi di petrolio), segni della civiltà più o meno contemporanea. Mi piaceva mettere in contrapposizione questi due elementi, il moderno e l’arcaico, per raccontare una storia che fosse di oggi, ma che avesse anche un riflesso molto forte dei tempi andati».

Anche perché questo discorso si può fare per la Basilicata, terra che si è conservata in alcuni aspetti come era mille anni fa e in altri si è trasformata. Nelle regioni limitrofe purtroppo il passaggio si è modificato, spesso deturpandosi o compromettendosi definitivamente.Il ragionare sul volto di una regione ci introduce in un altro tema. Ho notato che nella narrativa contemporanea il Sud viene rappresentato come luogo del dolore e della morte, si parla come di un mondo funebre a cui reagire con il lamento e la denuncia, senza però che ci sia una briciola di speranza. Insomma, il «modello Gomorra» è dominante. Non so se questo avviene anche nel versante cinematografico. Eppure sono convinto che il Sud (e quindi la Lucania) può essere raccontato in forma visionaria.

«Assolutamente sì. Questo grazie al fatto che c’è un aspetto che contraddistingue le popolazioni meridionali, vale a dire lo sguardo ironico,la leggerezza intesa quasi in modo calviniano. Forse azzardo nel dire che Calvino sarebbe stato un grande cantore della Basilicata, con quel suo tono un po’ con i piedi per terra e la testa nelle nuvole. Anzi, sarebbe stato adatto a raccontare non solo la Basilicata, ma il Meridione in assoluto. Il Sud in genere ha una forza creativa, esplosiva, ironica che poi si esplica nell’altro Meridione, quello che sta in giro per il mondo. Perché noi parliamo del Meridione pensando solo alla popolazione che lo abita. Ma il Meridione è anche un popolo che si è staccato dalla propria terra, si è messo in viaggio e ha portato con sé tutte le sue sfaccettature: l’ironia, quell’essere ancorato alle radici e alla tradizione, quel superarla e anche contraddirla » .

Gran bella idea questa che Calvino sarebbe stato un perfetto abitatore della Basilicata. Immaginare il ligure Calvino che s’innamora della nostra regione forse è un sogno. Però è vero che il Sud è una terra da trattare con leggerezza, nelle sue contraddizioni e nelle sue varietà. Il mio editore dice che la Basilicata è piena di storie: basta strappare un ciuffo d’erba e ne viene fuori una. Questa è la ricchezza di quel mondo, laggiù i racconti si moltiplicano come nelle «Mille e una notte». Mentre in altre geografie è difficile trovarli o, meglio, sembra che siano uno uguale all’altro e che le persone nei tram, nei treni, negli aerei siano tutti simili tra loro, in Meridione ogni personaggio è u n’isola che ti regala una storia.

«Questo credo sia una prerogativa del mondo. Ogni parte del mondo racchiude in sé un’esperienza e un racconto. E trovo che la Basilicata, grazie alla sua bellezza e ai suoi scorci, sia una regione molto raccontabile proprio perché non è stata molto raccontata. Come pure finora è stato poco raccontato quel modo di essere, diciamo così, discreto e ironico che contraddistingue i lucani».

Ricordo una scena del tuo film, quando la comitiva arriva sulla strada di Scanzano Jonico, dove si sarebbe dovuto svolgere un concerto, e si accorge di essersi perduta, mancando in questo modo l’appuntamento. Volevi sottolineare che la Lucania è un labirinto oppure che i suoi abitanti sono asincronici rispetto a tutto ciò che deve accadere?

«Volevo rappresentare il nostro ritardo atavico nei confronti di tutto. Però, come posso dire, queste sono cose che il grande pubblico non va a cercare. In ogni caso dietro la scena c’era questa idea, ovvero il fatto che i meridionali sono persone che arrivano in ritardo e che tuttavia sanno fare quel salto di qualità e capire che in fondo è per se stessi che si deve lottare e ambire a qualche cosa».

ARTICOLI CORRELATI

One Comment »

  • Sanremo said:

    Strano che questa intervista a Papaleo – Lupo sia uscita in contemporanea (a pagamento?) sui quotidiani locali in Basilicata. Presenta una Basilicata dove sembra tuttapposto. Una regione ideale ed incontaminata… quasi irreale, nell’immobilismo atavico movimentato solo dalle trivelle petrolifere coast to coast della Basilicata – Libia d’Italia

Leave your response!

Add your comment below, or trackback from your own site. You can also subscribe to these comments via RSS.

Be nice. Keep it clean. Stay on topic. No spam.

You can use these tags:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

This is a Gravatar-enabled weblog. To get your own globally-recognized-avatar, please register at Gravatar.