Home » Dalle altre regioni, Osservatorio Ambiente, Petrolio - 9 settembre 2011

Le strade del gas puntano sul Salento (e la Basilicata)

[9/9/2011 - di Tonio Tondo*] Passano dal Salento le vie per sottrarre il controllo del gas all’egemonia russa. E’ di ieri la notizia che il Trans Adriatic Pipeline (Tap), un consorzio costituito dalla svizzera Egl (42,5%), dalla norvegese StatoilHidro (42,5%) e dalla tedesca E.On Ruhrgas (!5%), ha chiesto il via libera al ministero dello sviluppo economico ai permessi per costruire la parte terminale del gasdotto Thecsaloniki-San Foca che dovrebbe portare dall’Azerbaijan (pozzi di Shah Deniz) in Italia dai 10 ai 20 milioni di metri cubi di gas all’anno. Il progetto coinvolge Turchia, Grecia, Albania e Italia e s’inserisce tra i tentativi euro-atlantici di sottrarre il gas delle repubbliche ex sovietiche dall’intermediazione della Gazprom.

Il gasdotto del Tap si aggiunge, ma in realtà è in alternativa, al progetto Poseidon dell’Edison e della greca Depa presentato da qualche anno e che prevede l’arrivo a Otranto. L’amministrazione di questa città ha già sottoscritto una convenzione con Poseidon e ha concordato soluzioni tecniche e risarcimenti ambientali (quattro milioni). Anche questo progetto punta a portare il gas azero in Italia e in Europa.

Le due soluzioni rappresentano la «via meridionale» del gas del Mar Caspio, area strategica per gli approvvigionamenti.

«I progetti sono in alternativa – sostiene il sindaco di Melendugno, Vittorio Potì, nel cui territorio è previsto l’arrivo del gasdotto -. Non credo che nel Salento possano coesistere due opere di questo genere». Gli altri centri interessati sono Vernole, Lizzanello, Castrì di Lecce e San Donato. Il tracciato sarà interrato a 500 metri dalla costa e procederà su terraferma per 25 chilometri fino al punto di connessione alla rete italiana. Tra Melendugno e Vernole è previsto un impianto di decompressione.

In effetti, delle due strategie una è destinata a cadere e la decisione non sarà presa né dall’Italia né dall’Unione europea, ma dai proprietari dei pozzi di gas di Shah Deniz. «Saranno i fornitori di gas a dire l’ultima parola – dicono Fernando De Nigris, senior country advisor del Tap e l’ingegnere Paolo Pasteris, manager del consorzio -. Penso che entro la primavera dell’anno prossimo la questione si risolverà».

In Azerbaijan, uno dei forzieri mondiali di petrolio e gas (si calcola che solo per il gas ci sono riserve di 1300 miliardi di metri cubi), si gioca una partita geoeconomica e geopolitica di rilevanza strategica. Gli altri Paesi convolti sono il Kazakistan e il Turkmenistan. Altri Paesi influenti sono la Russia in primo luogo, poi la Turchia e l’Iran.

I padroni del gas azero sono la Socar, società dello stato, e poi un gruppo di multinazionali. In particolare, un consorzio internazionale, l’Aioc, del quale fa parte anche la Socar, finanzia e gestisce l’estrazione del gas di Shah Deniz. I principali partner del consorzio sono la British Petroleum, la Chevron, la ExxonMobil e la StatoilHidro che detiene la stessa percentuale di azioni, il 25,5%, della Bp. La Statoil è partner forte anche del Tap.

Dietro questo attivismo ci sono altri progetti e interessi politici. Gli Stati Uniti e molti Paesi europei puntano a vie di trasporto del petrolio e del gas del mar Caspio evitando l’influenza russa. Sono diversi i progetti in cantiere: il Nabucco che parte dalla Turchia, attraversa Bulgaria, Romania e Ungheria per finire a Baumgarten, in Austria. Poi c’è un progetto paritetico Eni-Gazprom, contrastato dagli Usa, con il 10 per cento acquisito dai francesi dell’Edf che di fatto controlla Edison, con l’obiettivo di trasportare il gas in Austria e in Italia passando sotto il mar Nero. Con il TGI la Russia cerca invece di convogliare le riserve del Caspio verso il Nord per poi rivenderle attraverso percorsi controllati da Gasprom. Mosca considera una minaccia alla sua politica energetica tutte le soluzioni che non la vedono protagonista. «Pagare l’intermediazione a Gasprom – sostengono gli esperti – significa costringere i cittadini europei a costi di accesso alla rete maggiori e comporta riconoscere un’egemonia che sottrae indipendenza agli Europei».

E’ un gioco complicato quello del Mar Caspio e di Baku, la capitale azera. L’ex repubblica sovietica ondeggia. Americani ed Europei sono stati ben accolti, poi il Paese ha virato verso Putin.

Il Salento entra inconsapevolmente in una partita geostrategica. Due gruppi industriali e finanziari competono per costruire un’opera e però la decisione verrà dopo una partita dura dietro le quinte.

I comuni coinvolti hanno gestito con responsabilità il rapporto con Edison e Tap. L’ambiente è stato al centro di ogni confronto. Al Salento verranno un po’ di soldi e una trentina di assunzioni di operai specializzati. E Otranto e Melendugno, senza volerlo, si trovano in concorrenza a causa del confuso mosaico degli interessi energetici.[*Gazzetta del Mezzogiorno - 9/8/2011]

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