Centrale a biomassa di Tricarico: il 9 ottobre di nuovo in piazza
Il Comitato “Uno si distrae al bivio” ha annunciato una manifestazione per dire no alla realizzazione in località acqua Frisciana di una centrale a biomassa della società Clean Energy. Il comitato contesta la delibera regionale n. 1426 del 2010 che autorizza una proroga alla realizzazione dell’impianto. Si sono ignorate – continua il Comitato – due mozioni votate all’unanimità dal Consiglio Regionale (ndr Mastrosimone e Siomonetti) che nella scorsa consiliatura impegnavano la Giunta Regionale a revocare la precedente Delibera di Giunta Regionale n. 151/2009. L’inverosimile – aggiungono i membri del Comitato – si raggiunge con la motivazione che avvalla la proroga concessa con la “necessità di definire compiutamente le opere di connessione della centrale alla rete di trasmissione nazionale dell’energia elettrica di compenza della Terna…”.
Tutto ciò – evidenzia il Comitato – è una presa in giro perché la società Clean Energy srl in data 3 ottobre 2006 ha fatto richiesta di connessione alla rete elettrica di trasmissione nazionale e in data 19/2/2007 ha provveduto al versamento della somma richiesta da erna per l’elaborazione della soluzione tecnica minima generale (STMG). Di tutto ciò i responsabili degli Uffici regionali ne sono a conoscenza. Siamo o no – ribadisce il Comitato – di fronte ad un agire finalizzato a sostenere solo interessi privati? Secondo il Comitato Uno si distrare al bivio “il Dottor Tramutoli (ndr funzionare del Dipartimento Attività produttive della Regione Basilicata) è perfettamente a conoscenza che il business in questione parte dalle grandi società immobiliari e finanziarie e passa attraverso amministratori compiacenti e la classe politica che ne diventa sostenitrice, i cosiddetti “sviluppatori” trovano squallidi e servili amministratori locali che, con la scusante di dare soluzioni occupazionali sul proprio territorio, diventano strenui difensori delle centrali a biomasse senza nemmeno sapere cosa queste sono e quali sono i danni che determinano al territorio ed alla salute”.
“A presentare le domande per le centrali e per i contributi spesso non sono le grandi società che poi realizzano gli impianti, ma sono un sottobosco di facilitatori che vantano buone entrature nel Palazzo e arraffano permessi da vendere al miglior offerente. Alcuni economisti hanno stabilito chel’autorizzazione per un impianto vale oro: 500mila euro per ogni megawatt. La firma dei dirigenti regionali sul pezzo di carta che dà via libera ad una centrale da 14 MW varrebbe quindi 7 milioni di euro. Le chiavi di questo forziere sono in mano alla politica, che ha partorito un sistema drogato: gli impianti nascono in posti inadatti, vicino ai centri abitati a tutto discapito delle popolazioni. Ogni regione ha i suoi sviluppatori e tanti di questi sono già finiti nel mirino delle procure insieme ai loro referenti politici”. [Comitato Uno si Distrae al bivio di Tricarico]










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