Home » Territorio - 6 settembre 2010

Il mare, questo sconosciuto. Note a margine del convegno di Matera

A margine del convegno tenutosi a Matera in occasione della presentazione del nuovo studio commissionato dalla Regione Basilicata all’Università della Basilicata, Dipartimento Difa, ospitiamo l’intervento di Pio Abiusi che fa il punto sulle questioni oggetto di critiche mosse anche dal Comitato SOS Costa Ionica sull’assenza di considerazione sul ruolo dei porti nelle dinamiche sull’erosione costa jonica. In Basilicata  ci  sono fior di ingegneri  anche presso la locale università, avvezzi a progettare magnifici porti sul Gallitello ed infatti hanno detto la loro sulla erosione costiera  al modico costo di 260 mila Euro ( 30 a carico di Unibas, liquidati in natura, sic!). Il cofinanziamento, anche se minimo,  ha la sua logica trattandosi di fondi europei.  Il lavoro di collage è stato rapido, adesso ci si candida alla gestione degli appalti che saranno congrui, ovviamente; piatto ricco mi ci ficco.

Già nel 2004 al costo di circa 270 mila euro circa qualche piega fu tolta; questa volta è toccato ad Unibas dopo i tagli della Gelmini. I dati della erosione costiera e del suo andamento  per tutto il tratto , circa 35 Chilometri, sono sufficientemente  conosciuti. Si era, fino al 2006, in una situazione dinamica,i fenomeni erano ben individuati e circoscritti, era stato anche rilevato dagli inizi del 2000 una tendenza, seppure lieve, al accrescimento  della spiaggia proprio  in prossimità del lido di Metaponto. Gli studi che si conclusero tra il 2006 ed il 2007 erano convergenti. Oltre a quelli commissionati dalla Regione Basilicata ( anno 2004) e che hanno interessato Metapontum Agrobios ( altra piega da togliere  per oltre 209 mila euro), Unibas, l’Università di Ferrara, l’Enea di Bologna vi è stato uno studio commissionato dal MIUR  nell’ambito del progetto nazionale PRIN2002 “I depositi eolici delle coste italiane e il flusso di sedimenti spiaggia-duna”  e che hanno visto Responsabile del progetto il Prof. G. Fierro dell’ Università di Genova, ovviamente, e quale  Coordinatore locale, per le coste lucane,  il Prof. G. Palmentola dell’Università di Bari
I progetti  PRIN  sono Progetti di Rilevante  Interesse Nazionale curati dal Ministero Istruzione, Università e Ricerca ( MIUR). Con  altri progetti ministeriali sono stati interessati il politecnico di Bari, la Federico II di Napoli, la Sapienza di Roma. Un convegno nel lontano 1999  Sulla “ Riqualificazione e salvaguardia dei litoranei: idee, proposte e confronti tra esperienze mediterranee” organizzato dalla pro-loco di Bernalda  e dalle Acli  presentato dall’Arch. Trivisani vide il predetto  Prof  Fierro curare la relazione di apertura ed interventi di  docenti di chiara fama internazionale rivenienti dalla  Sapienza di Roma, dalla Università di  Firenze,  Ferrara,  Bari, ENEA di Roma, in quella occasione Unibas dette il suo saluto.

Le analisi,  i risultati , le raccomandazioni alle quali sono giunti tutti questi studi svolti in momenti diversi  e con metodologie diverse sono stati univoci. Giova ricordare come il Miur abbia ritenuto opportuno nominare quale  università capofila dello studio quella di Genova per la consolidata esperienza che ha nel  settore ed il  responsabile del progetto si è avvalso , poi, come coordinatore locale  del Prof. Palmentola dell’Università di Bari, al quale ha dato la sua  collaborazione il Geologo Lazzari del CNR. Gli studi fin qui pubblicati  sono stati quelli  da terra e sono partiti dall’esame di ciò che accade sulla terra ferma e quali sono gli imbatti nel momento in cui  la stessa va ad incontrare il mare.
Le analisi, abbiamo detto sono convergenti,  i comportamenti  prudenziali da adottare simili, i presupposti di rispetto ambientale identici. Inutile fare un  richiamo, non avendo intenzione di trattare per intero la materia ed anche  perchè  tutto è  stato abbondantemente illustrato   da figure professionali altamente qualificate ed è stato anche  pubblicato. Ci si augura che avvenga la stessa cosa per lo studio costato la modica spesa di 260 mila Euro ( 30 di questi a carico dell’Unibas) alla collettività. L’elemento di analisi che questa volta l’Unibas  si è  riproposta di sviluppare  e quella dal versante marino e dell’imbatto che il mare produce sulla terra ferma. La materia è abbondantemente conosciuta  dall’Istituto Idrografico  della Marina Militare e che guarda caso, anche esso, ha sede a Genova.  Il golfo di Taranto per l’importanza militare che ha avuto ed ha  è stato abbondantemente rilevato  sia per i fondali che per il  moto ondoso che per le correnti marine,  di qui l’azione di collage, alla quale si accennava. Dobbiamo dire  che da quando S. Gerardo con la sua barca è arrivato a Potenza ha smesso di andare per mare e la Basilicata non è stata attrezzata  con  un Genio Civile per le opere marittime e non esistono neppure  le relative professionalità. Certo nel momento in cui la barca “Basilicata “ dell’APT continuerà a navigare e Potenza potrà divenire la quinta repubblica marinara  di sicuro verrà istituito il competente ufficio di Genio Civile, per ora ci accontentiamo dell’autorità di bacino che regolamenta la vita dal Gallitello al Basento.

Anche la collaborazione della capitaneria di Porto di Taranto non va sottaciuta, bravi ragazzi che non riescono neppure a controllare la pesca a strascico che si effettua davanti le coste lucane fino alle secche di Amendolara, pesca  che produce danni  alle  barre sommerse, contribuendo a ridurre la resistenza al moto ondoso. Si è voluto questa volta parlare di moto ondoso per giustificare l’impianto di sbarramenti soffolti che si possono  realizzare con tecniche, materiali e costi diversi. I costi sono comunque consistenti. La presentazione  del lavoro sull’erosione ha tralasciato di dire quanto affermato dallo stesso relatore   in un convegno  tenuto in epoca non sospetta (il 6/2/2010 organizzato dal Parco della Murgia Materana ed Italia Nostra su: Metaponto l’erosione e lo sviluppo)  e cioè prima delle mareggiate di primavera e prima ancora di ricevere l’incarico  dalla Regione Basilicata. In quel convegno si  ebbe a dire in merito alle correnti che “Le correnti generate, che si ricorda non possono essere misurate direttamente ( corretto il termine: direttamente- nrd), sono dunque prevalentemente di tipo longitudinale con direzione dominante SW-NE, ossia dalla Foce Basento verso la Foce del Bradano. Queste, congiuntamente alle mareggiate, come detto in precedenza, sono responsabili della modellazione della spiaggia con meccanismi ed incisività differenti in funzione della granulometria e del peso specifico del materiale costituente la spiaggia emersa e sommersa.”  Come si ricorda il porto degli Argonauti è posto ad Ovest della foce del Basento e quindi con i suoi pennelli non permette  più  il concorso alla modellazione  della spiaggia sottostante alla corrente ( c.d. sottoflutto), creando erosione. Finito l’effetto congiunto  delle correnti  marine è rimasto solo quello del moto ondoso chiaramente insufficiente ad assicurare un equilibrio.

Giova evidenziare, ancora, che su uno  stesso  B.U.R . ( Bollettino Ufficiale della Regione Basilicata)  sono state pubblicate due determine dirigenziali una di: Autorizzazione all’esercizio delle attività di manutenzione ordinaria dell’imboccatura portuale e del bypass delle sabbie al porto turistico “Marina di Policoro- Marinagri; significa che in quel sito vi è un tentativo di mitigazione degli effetti perniciosi dei pennelli alla circolazione della sabbia e l’intervento  è  fatto  a spese  della proprietà. Non sappiamo se poi l’attività sia sufficiente o meno a scongiurare l’erosione a Terzo Madonna, la cosa  è tutta da verificare, mentre  l’altra determina riguardava: Lavori di recupero e stabilizzazione di un tratto di costa in erosione, località Metaponto Lido in agro di Bernalda,mediante ripascimento con sabbia.  Questi ultimi lavori sono stati eseguiti, invece,  a totale carico della collettività così come quelli simili  dello scorso anno ,appena un anno dopo l’apparizione dei pennelli. La sistemazione contabile è diversa  ma con quasi certezza il diverso trattamento non trova giustificazione alcuna ed il fatto potrebbe interessare  la magistratura contabile, una volta  accertata la buona fede. La situazione destabilizzata  dai pennelli  del porto degli Argonauti, che ricordiamo sono di una struttura privata, va monitorata con serietà ed in maniera qualificata ( non è difficile)  e le spese di ripristino e manutenzione, anche quelle future,  vanno ripartite con equità e trasparenza.

Qualora l’intervento di ripascimento, appena completato, risultasse essere fatto in maniera non corretta e cioè con il prelievo, come in molti pensano, dai sedimenti delle barre sommerse e non già dal sopraflutto degli Argonauti  è molto probabile che non si arrivi neppure alla prossima primavera   per l’accadimento del evento pernicioso, potrebbe bastare già la prima mareggiata, in quanto le riserve di sedimento  risultano essere  già state intaccate. [di Pio Abiusi]

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