Estrazioni petrolifere in Val D’Agri: Gli effetti collaterali sottolineati dal centro di ricerche abruzzese Mario Negri Sud
Il 3 marzo 2009, il Centro di ricerche per le analisi farmacologiche e biomediche “Mario Negri Sud” licenzia un documento intitolato “Aggiornamento dello studio ambientale del progetto per la realizzazione del centro Oli ENI “Miglianico”, in località Feudo di Ortona(CH)”. Nel documento si parla del centro Oli di Viggiano e soprattutto di una relazione sanitaria redatta nel 2000 dalla Regione Basilicata. In particolare si riferisce del rapporto N°5, “Epidemiologia occupazionale ed ambientale”, dal quale emergono dati decisamente interessanti sull’incidenza delle patologie respiratorie nell’area della Val D’Agri in prossimità del Centro Oli dell’Eni.
Scrive il Centro Mario Negri Sud: “Pur riscontrando la vasta letteratura sugli impianti di lavorazione del petrolio e dei suoi derivati, l’unico riferimento ritenuto realmente utile alle finalità dello studio resta la Relazione Sanitaria 2000 della Basilicata, particolarmente significativa poiché in quel territorio, nella Val d’Agri, dal 1997 era presente e operativo il centro oli ENI di Viggiano (PZ). Dal Rapporto n. 5 “Epidemiologia occupazionale ed ambientale” emergono, infatti, alcuni dati di grande interesse. Nell’area comprendente il centro oli di Viggiano, formata dall’aggregazione di 4 comuni, per un totale di 11.186 residenti, è stata effettuata un’analisi epidemiologica delle schede di dimissione ospedaliera (SDO) del triennio 1996-1998 riferite a pazienti con ricovero in regime ordinario urgente. Nelle aree delimitate sulla base degli insediamenti produttivi sono stati quindi studiati gli eventi sentinella cardio-respiratori acuti mediamente più gravi associati ad inquinamento industriale.
I risultati del Rapporto n. 5 indicavano che il tasso di ospedalizzazione (TO) per 10.000 residenti dovuto a infezioni/infiammazioni polmonari è risultato pari a 44,4 e il rischio relativo di ospedalizzazione pari a 2,3 , a fronte di una media regionale per i due indici pari a 19,3 e 1,0 , rispettivamente. Altrettanto significativo appare il dato per i tassi di ospedalizzazione per asma, dove a fronte di una media regionale di 5,5 si è osservato un valore di 10,4 nell’Area 2, con un rischio relativo di ospedalizzazione di 1,9 contro 1,0 della media regionale. Lo studio concludeva asserendo che nelle aree considerate a “più altro rischio ambientale” nella Regione Basilicata, si erano osservati tassi di ospedalizzazione per eventi sentinella cardio-respiratori mediamente più elevati rispetto ai livelli medi regionali. In particolare, l’area nella quale ricade il centro oli mostra tassi più elevati (dal 50% a 2,5 volte) per asma, altre condizioni respiratorie acute, ischemie cardiache e scompenso.” Le conclusioni a cui giunge il Centro Mario Negri Sud sono anch’esse molto interessanti per noi Lucani e per i cittadini della Val D’Agri. Scrive, infatti, il dottor Tommaso Pagliani(responsabile Scienze Ambientali): “Considerato il periodo trascorso dalla pubblicazione della Relazione Sanitaria (2000) ad oggi, sarebbe opportuno che l’Osservatorio Epidemiologico Regionale della Basilicata effettuasse approfondimenti non soltanto sulle patologie sentinella sopra citate, ma anche sulle patologie croniche eventualmente manifestatesi nel frattempo.
Per quanto riguarda il territorio interessato dal progetto di centro oli ad Ortona, si ritiene utile applicare alle popolazioni coinvolte modelli predittivi di incremento dei carichi assistenziali, che il Consorzio Mario Negri Sud ha recentemente messo a punto per i casi di inquinamento ed impatti sanitari correlati nei territori di Gela e di Priolo su incarico dell’Istituto Superiore di Sanità, utilizzando al riguardo i dati sanitari e le informazioni derivanti dalla Relazione Sanitaria 2000 della Regione Basilicata.” Capito?! I ricercatori del Centro abruzzese sottolineano l’assenza di studi successivi all’anno 2000. Vuoi vedere che i vari Laveglia, Mele e Cicchetti ci stanno raccontando la verità? Verrebbe da pensare che visti i risultati ottenuti nel periodo 1996-1998 qualcuno abbia preferito non indagare ulteriormente sugli effetti collaterali delle estrazioni petrolifere in Basilicata. [di Maurizio Bolognetti, Direzione Nazionale Radicali Italiani]










MURGIA: ADDIO TRIVELLE VIA AL PROGETTO CIPE «BASENTO-BRADANO»
di COSIMO FORINA
SPINAZZOLA – Ricerca idrocarburi liquidi e gassosi progetto “Palazzo San Gervasio” 561 chilometri quadrati, lasciata la Puglia e il territorio ricadente nelle città di Spinazzola e Minervino Murge la società statunitense AleAnna Resources LLC insiste e punta sulla sola Basilicata. «L’interesse non viene meno» si legge nella richiesta di riduzione della concessione della ricerca presentata il 20 luglio al Ministero dello Sviluppo Economico a firma Anca Landwer rappresentante della società americana dello Stato Delawere, per le città di: Acerenza, Banzi, Barile, Forenza, Genzano di Lucania, Ginestra, Maschito, Montemilone, Oppido Lucano, Palazzo San Gervasio, Ripacandida, Rapolla e Venosa. Ma al Dipartimento per l’Energia delle stesso Ministero, dirigente Fausto Ingravalle, sorgono dubbi, tant’è che si chiede all’Ente per lo Sviluppo dell’Irrigazione e la Trasformazione Fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia (Eipli), guidato dal commissario di Governo Saverio Riccardi, se sussistono e permangono le necessità relative al suo parere e nulla osta al progetto. Perché in Basilicata la richiesta della AleAnna Resources LLC coincide con lo stesso territorio dove è prevista un opera finanziata dallo Stato che ben si può definire la più importante dopo i lavori dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria nel sud d’Italia. «Si tratta, – come l’Eipli sottolineava ponendo il suo veto sulle procedure VIA intraprese presso la Regione Puglia e Basilicata dall’Aleanna Resources, lo scorso agosto in una lettera del direttore generale dell’Eipli dott. Lorenzo Larocca fatta giungere sulla scrivania del Ministero – di richiesta in contrasto con un opera strategica coincidente e sovrapposta con quella interessata dall’attrezzamento irriguo previsto nel progetto definitivo “Schema Idrico Basento-Bradano-Tronco Acerenza- distribuzione III lotto”, per l’irrigazione di circa cinquemila ettari nei territori dei Comuni di Palazzo San Gervasio, Banzi, Irsina e Genzano di Lucania. Progetto già approvato e finanziato dal Comitato interministeriale per la programmazione economica per l’importo di 104,5milioni di euro, nell’ambito della legge obiettivo, inserito nel Programma delle Infrastrutture Strategiche del Mezzogiorno». Un’opera che andando a ritroso nel tempo ha avuto tra i promotori dello sviluppo del Mezzogiorno Alcide De Gasperi e che ora si accinge ad essere realizzata grazie all’impegno trasversale di sottosegretari, Ministri di centrodestra e presidenti di Regione di centrosinistra. Perché almeno in questa parte di Basilicata martoriata dalle trivelle il bene è l’acqua e non il petrolio. Ripercorriamo brevemente la storia di questa infrastruttura dando merito ai suoi promotori. A portare alla delibera Cipe il progetto di completamento degli schemi idrici della Basilicata nel 2005 è il sottosegretario Guido Viceconte, il quale nel Governo Berlusconi dell’epoca aveva delega sulle risorse idriche. Il decreto di finanziamento con lo sblocco delle risorse giunge 5 anni dopo, il 6 ottobre 2010 (n° 736) a firma del Ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti e quello delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli. Unico progetto finanziato parte della lista di dodici compresi nella legge obbiettivo 442. La svolta alla firma e al finanziamento si deve, dopo la fruttuosa mediazione tra gli Enti portata avanti dal commissario di Governo Saverio Riccardi e a due figure istituzionali in particolare: il Ministro Raffaele Fitto e il Presidente della Regione Basilicata Vito De Filippo. La Regionale Basilicata ha designato l’Eipli, quale Ente dello Stato alla realizzazione delle opere. Alla luce di tutto questo dopo la fuga dalla Puglia, quale esito potrà avere l’istanza di ricerca avanzata dall’ AleAnna Resources LLC in Basilicata?
LO SCHEMA IDRICO «BASENTO-BRADANOTRONCO ACERENZA DISTRIBUZIONE III LOTTO» INTERESSA ANCHE SPINAZZOLA
Acqua: bene e sviluppo del Mezzogiorno. In progetto storico della Regione Basilicata, finanziato dal Governo e affidato all’Eipli, vede Spinazzola non estranea. Poiché lo «Schema Idrico Basento-Bradano-Tronco Acerenzadistribuzione III lotto» che porterà l’irrigazione di circa cinquemila ettari nei territori dei Comuni di Palazzo San Gervasio, Banzi, Irsina e Genzano di Lucania, coinvolge direttamente la città e suoi abitanti. Parte di quei terreni sono di proprietà di spinazzolesi.
Oggi quei campi sono destinati a coltura estensiva per lo più cerealicola, mentre in futuro avranno l’opportunità di una trasformazione radicale proprio con l’arrivo dell’acqua che li porterà ad essere utilizzati a coltura intensiva. Con una notevole ricaduta occupazionale e di crescita del territorio. Qui ricerca petrolifera e trivelle non dovrebbero trovare ragione di ospitalità. Lo hanno ribadito in questi mesi i tredici sindaci della Basilicata coinvolti nel progetto denominato “Palazzo San Gervasio” mentre in Puglia, a Spinazzola, unica voce fuori dal coro a dirsi favorevole era stata, prima della fuga della società statunitense AleAnna Resources LLC quella del primo cittadino Carlo Scelzi. Sono stati mesi di polemiche quelli trascorsi in città. Perché alla necessità di comprendere i rischi della ricerca ed estrazione petrolifera si sono contrapposte in modo pretestuoso, posizioni contraddittorie e di resistenza alla volontà espressa all’unisono dal territorio. Il petrolio solo per il primo cittadino e suoi adepti di Spinazzola era opportunità senza «nessun rischio nella ricerca e nessuna trivellazione». In realtà il progetto non escludeva affatto pozzi con profondità sino a 3500 metri. Nel mirino oltre alla stampa che si è occupata del caso ci è finito malgrado i suoi propositi il comitato spontaneo «No all’Italia Petrolizzata ». Reo di aver organizzato un convegno con la docente universitaria statunitense Maria Rita D’Orsogna, icona contro lo strapotere delle multinazionali petrolifere e instancabile informatrice sui rischi di estrazione, con Carlo Vulpio inviato del Corriere della Sera e Michele Di Lorenzo vice presidente dell’Ente Parco Nazionale dell’Alta Murgia. Ora la “pratica” petrolio che ha lambito la città non può dirsi affatto conclusa. In gioco c’è lo sviluppo del territorio con la risorsa acqua. E il tempo delle schermaglie, di striscioni che inneggiavano al “No al petrolio” finiti direttamente dalla piazza con scherno su Yuotube da parte di esponenti dell’amministrazione comunale non dovrebbero più avere ragioni di esistere. Presto partiranno le opere delle infrastrutture strategiche del Mezzogiorno che porteranno l’oro blu nei campi e si spera da subito, nuova occupazione anche per i cittadini di Spinazzola.
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