26 aprile 1986
- 26 aprile 2006, ventennale del più grave incidente
nucleare civile della storia, Legambiente rinnova il suo impegno
a favore delle popolazioni colpite dal disastro nucleare avvenuto
nella centrale atomica di Cernobyl in Ucraina: anche quest'anno,
per il dodicesimo anno in Basilicata, verranno ospitati a
fini terapeutici, presso famiglie e strutture collettive,
gruppi di bambini mai usciti dalle zone altamente contaminate
dallo scoppio della centrale nucleare, allo scopo di permettergli
di aumentare le difese immunitarie e di smaltire fino al 60
% dei radionuclidi che assorbono vivendo e mangiando cibi
coltivati su territori radioattivi.
La ricorrenza
del 26 aprile è l'occasione per ricordare all'opinione
pubblica che la situazione delle zone contaminate è
ancora difficile: milioni di persone abitano in aree dove
sono presenti i radionuclidi fuoriusciti a seguito dell'incidente.
Si assiste anzi ad un ritorno massiccio nelle zone evacuate
di famiglie che fuggono da difficili situazioni economiche
e politiche o da zone con conflitti in atto. Gli effetti del
disastro si sono riversati soprattutto sulla piccola Bielorussia,
ultimo stato ad economia "sovietica" d'Europa, dove
non esistono centrali nucleari ma altre due, oltre quella
di Cernobyl, le sono molto prossimi; con una popolazione di
circa dieci milioni di abitanti ha perduto nel disastro 485
tra cittadine e villaggi, di questi, 70 sono stati interrati
per sempre: oggi un bielorusso su cinque vive in zone contaminate,
si tratta di 2,1 milioni di persone, fra cui 700.000 bambini.
Negli ultimi cinque anni, nelle regioni fortemente contaminate
il numero dei decessi è stato superiore del 20% a quello
delle nascite.
Nonostante il
70% dei radionuclidi rilasciati nel disastro è ricaduto
sulla Bielorussia, contaminando per centinaia di anni il 23
% del suo territorio e parte di quello Ucraino e Russo, Cernobyl
non è soltanto un problema bielorusso. La dispersione
delle sostanze radioattive volatili fu globale:
il 29 aprile
vennero registrate in Polonia, Germania, Austria, Romania,
il 30 in Svizzera
e Italia settentrionale,
l'1 e il 2 maggio
in Francia, Belgio, Paesi Bassi, Gran Bretagna, Grecia,
il 3 in Israele,
Kuwait, Turchia, il 2 maggio vennero registrate in Giappone,
il 4 in Cina,
il 5 in India,
il 6 negli Stati
Uniti e in Canada.
«Ci volle
meno di una settimana perché Cernobyl diventasse un
problema del mondo intero».
Inoltre lo stato
della centrale è ancora a rischio: secondo studi recenti
la struttura del sarcofago che ricopre il reattore esploso
durerà nella migliore delle ipotesi altri dieci anni,
e ancora non è stato fatto niente per la sua messacincsicurezza.
Purtroppo l'ultimo rapporto dell'AIEA (Agenzia Internazionale
Energia Atomica), minimizza in maniera drastica ed offensiva
le conseguenze dell'incidente nucleare. Si sta passando pian
piano, ma inesorabilmente, dal vuoto lasciato da Cernobyl
al vuoto da fare intorno a Cernobyl. Sempre più ampi
spazi di territorio vengono restituiti alla produzione agricola,
le liste dei villaggi che si trovano in zona contaminata si
accorciano ogni anno. L'AIEA e la Banca Mondiale sostengono
questa politica: bisogna investire, investire, investire..Bisogna
ridare fiducia al nucleare. Cosa che si sta tentando di fare
anche in Italia, speculando sulla - peraltro prevista - crisi
energetica, senza voler affrontare seriamente le questioni
relative all'uso delle energie rinnovabili, del risparmio
e dell'efficienza energetica.