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[Data di pubblicazione: 08/11/2007]
 
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  > NIUCLEARE, DOPO VENT'ANNI SI CONFERMANO LE RAGIONI DI QUEL NO
> di Italia Nostra
 
     
     

Venti anni fa l’ottanta per cento del popolo italiano votò con un referendum l'uscita dal nucleare. Se a quel tempo la scelta fu influenzata anche dalla tragedia di Chernobyl, oggi sempre più si dimostra intelligente e giustificata dai fatti. Sulla spinta emotiva dell'aumento del prezzo del petrolio, dell'imminente suo "picco", e dei mutamenti climatici, viene avanti il ripensamento sul possibile utilizzo del nucleare, come l’unica misura che dà la disponibilità illimitata di energia e insieme assicura la riduzione di anidride carbonica in atmosfera. E' un miraggio anche accreditato con leggerezza da politici con primarie responsabilità istituzionali. Volutamente si tace il problema dello smaltimento delle scorie (un altro velenoso regalo che vogliamo lasciare alle prossime generazioni?), ed il relativo costo, che unito a quello del pericoloso smantellamento delle centrali, rende antieconomico il kwh prodotto. Anche questo viene colpevolmente tenuto nascosto.

Chi ipotizza il nucleare come soluzione al problema energetico ci vuol dire con esattezza, oggi e non tra trent'anni, dove saranno smaltite le scorie? Con questi costi, già da venti anni negli U.S.A. gli investitori privati rifiutano di costruire centrali nucleari. Ogni onere dovrebbe essere quindi assunto a carico della collettività. Illusoria è quindi l'ipotesi del nucleare come soluzione al problema di carenza energetica, e studi accreditati dimostrano che il picco dell’uranio è più imminente di quello del petrolio. Insomma, c'è meno uranio che petrolio! E allora: il nucleare costa moltissimo, non risolve la richiesta di fabbisogno energetico, si porta dietro il problema ancora irrisolvibile dello smaltimento delle scorie. La ricerca è impegnata a trovare soluzioni alternative, innanzitutto nelle fonti rinnovabili, in primo luogo il SOLE che per i prossimi cinque milioni di anni continuerà a fornirci energia. Sul nostro paese ne giunge l'equivalente di 300 miliardi di barili di petrolio l'anno. Tacere queste informazioni è una grave responsabilità verso il Paese e la stessa Democrazia.

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