Intervista a Miko Somma (Comunità Lucana-No Oil) su Piano rifiuti
Un “altro” piano regionale dei rifiuti, un passo organizzativo concreto verso una gestione a “rifiuti zero” del ciclo integrato dei rifiuti in Basilicata; è la proposta di Comunità Lucana Movimento No Oil. Le eco-videocamere di Ola Channel hanno incontrato il coordinatore Miko Somma per parlare dei dati dell’ultimo rapporto rifiuti della Regione Basilicata, secondo cui la percentuale di raccolta differenziata del 2009 è pari al 11,52%. Nell’intervista Somma ci spiega la proposta di Comunità Lucana Movimento No Oil per uscire da una politica di gestione dei rifiuti emergenziale mirata al ricorso delle discariche, inceneritori, cementifici e falsi centrali e biomasse, rilanciando il riciclo dei rifiuti prodotti in Basilicata, in una regione che, dopo il Molise, vanta la minor produzione pro capite di rifiuti per abitante.
- Qui è possibile vedere l’intervista di Ola Channel a Miko Somma.
- Qui, invece, è possibile scaricare il Piano regionale dei rifiuti proposto da Comunità lucana.
Il sacchetto riutilizzami distribuito a Potenza nei supermercati per la raccolta differenziata dell’umido in base al “decreto Presigiacomo” che però é inutilizzabile a Potenza perché non viene raccolto l’umido:


L’intervista sui rifiuti a Miko é un punto di riferimento importante. Mi rendo conto che non é stato possibile toccare nell’intervista tutti i punti, tra i quali il devastante Piano Sogesid-Regione che, se attuato, prevede due inceneritori (uno per Provincia), impianti per la produzione di compost grigio(ovvero non collegati alla raccolta dell’umido e recupero a freddo di tutte le frazioni merceologiche da raccolta differenziata)ed utilizzo del CDR (monnezza tal quale) bruciata nei cementifici e nelle centrali a biomassa. A Potenza manca la raccolta dell’umido: un paradosso proprio mentre nei supermercati si distribuiscono i sacchetti biodegradabili per la raccolta dell’umido in base al recente decreto Prestigiacomo che elimina quelli di plastica dai supermercati e negozi. Attraverso il “bluff” della raccolta multimateriale attuata dall’ACTA, la plastica ma anche i sacchetti dell’umido con l’umido raccolto dai cittadini che dovrebbero servire a questo scopo, finiscono tal quale nell’inceneritore Fenice in base alla recente Ordinanza del Presidente della Regione. Mi spiace contraddire, in modo bonario s’intende, l’amico Miko; ma mi sembra che “priorità” sono questi comportamenti della pubblica amministrazione e dell’ACTA. Comportamenti che potrebbero essere definiti fuorilegge dal momento che non vengono seguite le regole del recupero a freddo dei materiali differenziati. Il cosiddetto “recupero a caldo” (inceneritori) ancora vigenti previsti nei Piani Provinciali dei Rifiuti sono aberrazioni da correggere subito. Secondo il mio paere sono queste le cose da correggere subito chiedendo all’Assessore Provinciale di Potenza, Massimo Macchia ed all’Assessore della Provincia di Matera, Giovanni Bonelli di provvedervi, pena il fallimento di qualsiasi raccolta differenziata nei Comuni e nella regione Basilicata.
Antonio Bavusi
il guaio è che Miko nel suo piano prevede aTito un dissociatore molecolare che altro non è che un inceneritore che lavora a 450/ 500 Gradi e produce diossisne invece di PM10.
E’ in linea con l’intervento autorizzato dalla regione presso la Ex-Daramic
Per quanto attiene la Sogesid c’era un passaggio io cui ponevo la questione, quella parte forse è saltata per un problema tecnico. In merito ai dissociatori molecolari conosco bene la questione perchè quando militavo in Accademia Kronos l’americana EPPM AG stipulò proprio un acccordo con AK che mirava alla diffusione di questa tecnologia. Scrissi anche qualcosa nel 2008 sul mio blog: http://vilerola.blogspot.com/2008/02/dissociazione-molecolare.html
Chiaramente sono contrario ai dissociatori molecolari perchè seppur i valori degli inquinanti emessi in atmosfera dalla tecnologia Senre Q consociata alla EPPM AG siano minori rispetto ad un classico inceneritore, resta il problema delle cosiddette nanoparticelle (Pm2,5 e minori). Questo quesito lo sottoposi ad un ingegnere della società americana che conobbi a Roma, non mi seppe rispondere…
infatti, pio, al netto di ogni polemica, chiarisco nel piano che la dissociazione molecolare necessita di una discussione politica sulla sua opportunità ed in ogni casi riguarda solo una percentuale minima di frazioni non recuperabili altrimenti ed il cui destino sarebbe la discarica, a meno di soluzioni migliori ovviamente…mi sono così limitato alle bat (best available technologies) che abbiamo ora in campo…chiaro che si tratta di una forma di termo-trattamento e pur se alcuni studi dicono non produrre invece diossine (non c’è produzione rilevante di diossine alle basse temperature ed in ogni caso verrebbero incapsulate nei lavaggi), tutte le cautele sono d’obbligo, ma per il momento non vedo altra via praticabile economicamente nell’immediato per quella frazione minore di indifferenziato non riciclabile…il piano è comunque open source, ma se vuol essere una cosa concreta e non uno slogan, vanno considerate anche ipotesi che francamente non piacerebbero neppure a me…purtroppo l’alternativa a quelle frazioni di cui sopra è la discarica o altri- termo-trattamenti molto più impattanti, a meno di essere tanto bravi da riuscire a separare davvero tutto, cosa però per il momento solo teorica…il concetto è che maggiore è la separazione, minore la necessità di altri trattamenti che non la selezione…mi spiace pio, ma stai facendo slogan e non realtà, che poi oggi sarebbe l’esatto contrario delle discussioni che io, tu e gli altri amici potremmo fare nella tranquillità delle nostre case…io mi sono posto il problema che questi bruciano e bruceranno ed occorre trovare una via alternativ che sia “potabile” anche per gente che di rifiuti zero conosce il solo nome e ne recita al meglio il mantra…partiamo da questo e non dalla perfezione
Anche Panarella propose in Val Basento il futuribile ma “virtuale” nucleare di quarta generazione, come nucleare pulito. In realtà il nucleare é rimasto quello della seconda generazione, con tanto di scorie che non si sa dove metterle in sicurezza. Attenzione quindi a parlare di “best practive” o migliori tecnologie non affrontando nel pratico questi temi ed in presenza di piani di gestione dei rifiuti in Basilicata da “età della pietra” basati ancora prevalentemente sulle discariche e sugli inceneritori nei quali ci sguazzano società intenzionate a fare business, come Veolia o Fincantieri alias Sistema srl (inceneritore su area ex Daramic di Tito Scalo). In Basilicata prima di parlare di “frazioni residue” (5-10%) c’è ancora da risolvere quale ciclo di trattamento vogliamo per l’80% dell’indifferenziato che finisce in discarica o nell’inceneritore Fenice. Questa é realtà. Ho avuto modo di seguire la questione dei cosiddetti dissociatori molecolari che giustamente Vito sottolinea essere tecnologia ancora sperimentale e tutt’altro che non impattante per la salute.
appunto antonio, per quelle abbiamo precisato una strada certa, per il resto c’è da ovviamente da discutere nel merito delle proposte…se ne hai potremmo condividerne il contenuto
Una proposta immediata sulla quale insistere e fare pressione sulle Istituzioni potrebbe essere quella di realizzare;
1) in tempi relativamente brevi, la realizzazione di due centri di compostaggio (compost verde), uno per provincia, ove conferire l’organico, utili per consentire una vera raccolta differenziata nei comuni che permetta di raccogliere e conferire l’organico per la produzione del compost di qualità (questa azione tra l’altro é prevista nei Piani Provinciali ma puntualmente disattesa)
2) abolizione dell’ATO rifiuti per ovvi motivi.
3) trasformazione della raccolta multimateriale (nei comuni ove é ancora praticata, compreso il capoluogo di Regione) in vera raccolta differenziata di tutte le frazioni merceologiche (sistema porta a porta, conferimento in centri di raccolta, etc)
4)Riduzione progressiva del conferimento in discarica dei rifiuti prodotti nei comuni con l’obiettivo di incrementare la raccolta dell’organico e di tutte le frazioni merceologiche allineandole alle percentuali medie italiane (due anni)
Sono sono alcune proposte sulle quali é necessario ci si confronti per cercare di invertire la tendenza in atto oggi in Basilicata in cui sembrano prevalere scelte in direzione di incrementare il conferimento in discarica, già su percentuali inammissibili dal punto di vista degli obiettivi nazionali. Da contrastare inoltre il progetto Sogesid-Regione che ripropone il fallimentare modello Fenice basato sull’incenerimento con la creazione di centri di produzione del CDR per cementifici e centrali a biomassa. Un punto di chiarezza su questo punto é necessario per evitare di ritrovarci in un sistema irreversibile che oltre ad essere ambientalmente insostenibile , é anche antieconomico. Il conferimento in discarica e presso gli inceneritori grava sulla Tarsu in modo maggiore che se fosse apllicato un sistemo basato sulla raccolta differenziata e recupero. A Montalbano Jonico, comune che realizza il 60% di raccolta differenziata, l’amministrazione ha potuto realizzare un risparmio rilevante in termini economici, reinvestito per migliorare l’efficienza dei servizi (e perchè non nuova occupazione?).
antonio, tutto questo è nel piano che comprendo sia lungo da leggere, ma c’è
antonio,ok. su tutto se mai ce ne fosse stato bisogno.
Mi sfuggiva un altro punto: il concetto dei rifiuti di Stato.
Richiamato più volte da Santarsiero anche come “rifiuti bene comune.”
Una cosa è l’acqua una cosa è il rifiuto.
Come tutti sappiamo le aziende pubbliche sono molto spesso antieconomiche e far pagare attraverso la munnezza la clientela occupazionale proprio non ci sto.
parlare di tariffa comune per comune non è praticabile tenuto conto che molti dei nostri comuni sono grandi come un condominio e devono consorziare il servizio e che la figura del netturbino tutto facente è destinata a scomparire.
Ci possono essere dei costi diversi da sostenere per raggiungere gli impianti e questi, se tutto è impostato economicamente può essere spalmato equamente.
I costi di raccolta restano a carico delle comunità di riferimento e se a Potenza l’Acta ha un 50% di indiretti , è stato un sindacalista a dirlo io ne avevo calcolati solo il 20- comunque tanti-, per esigenze clientelari il costo resta a carico di quella comunità..
Spalmare quel esubero sulla popolazione regionale proprio non ci sto,(proposta Altobello accettata in alcuni ambienti regionali).
Le società che raccolgono la munnezza non hanno bisogno di sedi di rappresentanza e di mega sedi operative, la polemica ha interessato le cronache di questi giorni.
Si fa un appalto serio e se lo aggiudica per un certo periodo una certa società, compito del pubblico è il controllo.
Non bisogna inventare l’acqua calda ci sono società che curano la raccolta differenziata, bene, da oltre 30 anni.
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