Osservatorio Ambientale gennaio 2010
Autore: Osservatorio OlaWatch
LIBERA, PRESIDI TERRITORIALI CONTRO LE MAFIE
Si è svolto ieri (sabato 30 gennaio 2009) presso il centro sociale di Rionero in Vulture un incontro territoriale organizzato da Libera Basilicata, associazione contro le mafie, con la presenza di associazioni, comitati e movimenti del Vulture Melfese e un rappresentate del Comune di Rionero in Vulture. L'incontro, voluto per mettere assieme le diverse esperienze territoriali, ha trattano temi quali la legalità, la giustizia e la democrazia. Si è discusso come oggi l'ambiente sia diventato il vero affare della criminalità organizzata, del grave inquinamento delle falde acquifere dell'area industriale di San Nicola di Melfi, dell'assenza di informazioni e trasparenza legate ai monitoraggi ambientali e delle varie criticità ambientali dell'area legate alla presenza di fonti inquinanti, del diritto alla salute. I rappresentati delle varie associazioni e movimenti presenti, nel raccontare le proprie esperienze territoriali, come temi legati ai migranti, ai rifiuti, all'acqua, hanno evidenziato come l'assenza delle istituzioni sia una delle cause legate a fenomeni di illegalità, della mancanza delle più elementari basi di democrazia partecipata. La diversificazione dei temi e la pluralità delle varie esperienze territoriali hanno consentito l'interscambio culturale e momenti di confronto, aspetti questi sottolineati da Don Marcello Cozzi che nel suo intervento ha auspicato in presidi territoriali di Libera dove poter rappresentare problematiche, ma anche proposte per una nuova prospettiva.

SUMMIT DI MOVIMENTI E COMITATI A GRASSANO
Il 30 gennaio 2010 si è tenuto a Grassano (MT) un incontro in cui sono intervenuti numerosi comitati e movimenti spontanei per
fare il punto della situazione nella provincia di Matera ove insistono progetti energetici con mega discariche per lo smaltimento
dei rifiuti urbani ed industriali e centrali elettriche convenzionali e a biomassa, da Tricarico, a Stigliano, dala Val Basento
ad Irsina. Gli interventi si sono soffermati ad analizzare nel dettaglio le diverse situazioni territoriali, concentrando
l'attenzione sulla necessità che i cittadini si attivino nelle loro comunità per scongiurare quei progetti che mettono in
pericolo l'ambiente e la salute dei residenti. Tra gli aspetti salienti analizzati le dinamiche e le relazioni tra gruppi di
potere locale, politica e potentati economici che oggi hanno occupato le istituzioni regionali e locale tradendo la fiducia della
cittadinanza. A fronte dei grandi interessi economici che attanagliano la regione - è stato ribadito da tutti gli intervenuti -
si è assistito dapprima alla subalternità della politica rispetto agli interessi economici. In una fase successiva si è
assististo a diversi episodi di msalcostume politico con interessi che investono temi quali la democrazia e la legalità. Lo
spopolamento della regione e la questione demografica da questo punto di vista rappresentano non solo aspetti di un fenomeno
statistico ma che costituiscono i presupposti di attecchimento delle mafie che nelle cosiddette terre di nessuno possono operare
fuori da occhi indiscreti, in un territorio da asservire e sfruttare. Questa situazione presente in Basilicata è molto simile a
molte altre aree del sud. L'azione dei cittadini organizzati in comitati e movimenti - è stato detto- richiede pertanto strategie
e competenze ma anche strumenti per dare voce ad una informazione più attenta su quanto avviene nelle diverse realtà che tutti
hanno convenuto far parte di un disegno ormai ben chiaro di sfruttamento e depredazione delle risorse dei territori. Attorno a
questa nuova consapevolezza è necessario realizzare una cittadinanza attiva per il cambiamento dal basso della regione partendo
dalle problematiche reali del territorio capaci di cambiare le istituzioni e la politica. Auspicato infine altri incontri con i
comitati ed i movimenti attivi in altre aree della regione, nel Vulture- Alto Bradano, nel potentino e nel Lagonegrese Pollino-
Valle del Mercure.

AFFARE TOTAL, CASSAZIONE: C/ C DA 1,4 MLN DI NUOVO SEQUESTRATO
Potenza, 28 gen. (Apcom) - Sarà nuovamente posto sotto sequestro il conto corrente bancario della Total su cui erano depositati
1,4 milioni di euro. La sesta sezione penale della Cassazione ha infatti annullato l'ordinanza del Tribunale del Riesame di
Potenza che aveva dissequestrato il conto della multinazionale del petrolio coinvolta nell'inchiesta su presunte tangenti pagate
per la realizzazione del centro oli di Tempa Rossa, a Corleto Perticara (Potenza). Il sequestro era stato disposto dal pm
titolare delle indagini, Henry John Woodcock. Successivamente il Riesame aveva ordinato il dissequestro ma fu lo stesso Woodcock, ora in servizio alla Procura di Napoli, a impugnare l'ordinanza. Il denaro, bloccato in relazione alle ipotesi di reato di corruzione e concussione contestati alla Total, dovrà ora essere sequestrato di nuovo.

IL PIEAR INAUGURA IL NUOVO FAR WEST EOLICO IN BASILICATA
Il TAR Basilicata con Ordinanza n. 2 del mese di gennaio 2010, ha respinto la domanda incidentale di sospensione richiesta dalla Società Elica srl per la realizzazione di un impianto eolico da 30 MW e 10 torri eoliche nel comune di Irsina. La società ha prodotto ricorso al TAR Basilicata contro la Deliberazione della Giunta Regionale della Basilicata n. 1546 del 31 agosto 2009 che opponeva diniego alla costruzione ed esecizio del parco eolico. Il TAR ha considerato legittimo il diniego di autorizzazione regionale ai sensi dell'ex art.12 del D.Lvo n.384/2003, oggetto di impugnativa, rigettando l'istanza del ricorrente. Nella sostanza ha ritenuto coerente l'applicazione delle disposizioni contenute nel PER approvato con DGR n.220/2001, che rispetto al progetto presentato dalla ricorrente configura il superamento della previsione ottimistica di crescita della potenza indicata nel PER stesso e che, di coseguenza non consente, nelle more di approvazione del PIEAR, di autorizzare altri impianti oltre i limiti innanzi indicati. In parole povere è facile intuire, alla luce dell'approvazione con legge del nuovo PIEAR da parte del Consiglio regionale di Basilicata che fissa una previsione per l'eolico di altri nuovi 1.271 MW, un ricorso da parte della società Elica srl al Consiglio di Stato, dall'esito scontato. Il PIEAR ha di fatto già inaugurato la strada al nuovo far west eolico in Basilicata attraverso la carta bollata. Ma il PIEAR non doveva essere nelle intenzione del legislatore regionale un documento di programmazione?

ANCORA OLEODOTTI NEL PARCO NAZIONALE APPENNINO LUCANO
Con Deliberazione della Giunta regionale della Basilicata del 23 dicembre 2009,n.2228, pubblicata sul BUR Basilicata n. 1 del 16/1/2010, si sono autorizzate tre varianti alle condotte di collegamento denominate "Dorsale Volturino - Cerro Falcone" alla Società ENI SpA con rilascio dell'intesa ai sensi dell'art 5, comma 3 ed art.6 comma 1 dell'accordo Stato Regione del 24/4/2001. A giudizio della OLA la Regione continua a giustificare le infrastrutture petrolifere in pieno parco nazionale presentandole come migliorative dei progetti esistenti. Nella realtà l'opera autorizzata ricade in aree di grande valore paesistico ed ambientale al di fuori di ogni controllo e verifica sui tracciati degli oleodotti che devastano foreste e sorgenti che insistono sull'area protetta il cui Ente Gestore è ancora commissariato ed ormai svuotato di ogni funzione di controllo del territorio nel pieno far west petrolifero.

REGIONE RILASCIA AUTORIZZAZIONE PAESAGGISTICA PER ALTRI OLEODOTTI
Con Determinazione Dirigenziale del 17 dicembre 2009, n.1733 (BUR Basilicata n. 1 del 16/1/2010) del Dipartimento Ambiente, Territorio, Politiche della Sostenibilità, Ufficio Compatibilità Ambientale è stata rilasciata autorizzazione paesaggistica ai sensi della LR 50/93 - Comune di Viggiano - Loc. Serrone alla richiesta di parere del "Progetto Sviluppo Val d'Agri - Dorsale Caldarosa - tratto Monte Enoc 3 - Area Innesto" su richiesta dell'ing Pietro Guarnieri, responsabile ENI SpA - Divisione Exploration & Production - Distretto Meridionale con sede nell'ex Convento di Viggiano che si conferma capitale dello sfruttamento "off limits" del territorio della Val d'Agri e comune "top" in tema di pozzi ed infrastrutture petrolifere.

PROGETTI EOLICI ED AUTORIZZAZIONI REGIONALI
Con Determinazione Dirigenziale del 11 dicembre 2009, n.1691 (BUR Basilicata n. 1 del 16/1/2010) del Dipartimento Ambiente, Territorio, Politiche della Sostenibilità, Ufficio Compatibilità Ambientale è stato approvato ai fini della verifica di coerenza con il giudizio favorevole di compatibilità ambientale reso con Determina Dirigenziale del 19 ottobre 2001, la variante relativa al progetto per la costruzione di un impianto eolico in località Cortina in agro del Comune di Colobraro (MT) che vede quale proponente la società ENEL Green Power.

REGIONE A TESTA BASSA SUL PROGETTO DI CENTRALE A BIOMASSA DI FERRANDINA
Con Determinazione Dirigenziale del 11 dicembre 2009, n.1692 (BUR Basilicata n. 1 del 16/1/2010) del Dipartimento Ambiente, Territorio, Politiche della Sostenibilità, Ufficio Compatibilità Ambientale, ai sensi della LR 47/98 e D.lgs n.152/2006 e s.m.i è stato confermato il parere favorevole con prescrizioni, all'esclusione dalla fase di valutazione ai sensi dell'art.15 della LR 47/98, reso con Determinazione Dirigenziale n.75/AB/2005/D/266 del 20/2/2006, relativamente al progetto di un impianto per la produzione di energia elettrica, della potenzialità di 13 MW, alimentato a biomassa ed altri rifiuti ecocompatbili (alias CDR) da realizzare in località Venita nel Comune di Ferrandina (MT) che vede come soggetto proponente la IEA - Impianti per l'Energia e per l'Ambiente srl. Una società la cui proprietà riconduce alla multinazionale francese Veolia. Per la martoriata Val d'Agri un nuovo progetto che secondo i proponenti dovrà convivere con le disastrate condizioni ambientali di un'area devastata da scelte energetiche e da discariche legali ed illegali di rifiuti, in assenza della bonifica.


PROCURATORE PACE ASCOLTATO SULLE SCORIE DELL'ITREC DI ROTONDELLA (MT)
Il Procuratore di Brescia,Nicola Maria Pace è stato ascoltato il 20 gennaio 2009 dalla Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti sulla questione ITREC della Trisaia di Rotondella presso la quale sono in atto lavori di adeguamento affidati dalla Sogin, titolare della gestione del centro, alla Techint per la messa in sicurezza del materiale nucleare.

IL SINDACO DI FERRANDINA (MT) RINVIATO A GIUDIZIO DALLA PROCURA DI MATERA
Il Sindaco di Ferrandina, Raffaele Ricchiuti, è stato rinviato a giudizio dalla Procura di Matera per la vicenda della discarica comunale di località Venita. L'udienza è stata fissata per il 29 aprile 2009. I fatti risalgono ad un esposto presentato dall' Associazione Ambiente Legalità sul possibile inquinamento del torrente Vella in località Venita di Ferrandina a cui seguì il sequestro operato dal NOE sulla discarica comunale nel mese di aprile 2009. La notizia pubblicata da fonti di stampa locali riferisce come dagli accertamenti operati dal NOE sia emerso come l'autorizzazione alla discarica era scaduta e non risultava richiesta l'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). Inoltre il gestore del sito è risultato non iscritto all'Albo Nazionale Gestori. Oltre al Sindaco Raffaele Ricchiuti sono stati incriminati il responsabile dell'Ufficio Tecnico, Ing Antonio Mele in base all'art.110 del Codice Penale e 256, commi 1 e 3 del D.lgs n.152/2006 in quanto "effettuavano l'attività di smaltimento in mancanza della prescritta autorizzazione e gestivano una discarica non autorizzata scaduta il 1 luglio 2008, smaltendo in assenza di autorizzazione 1 milione e 1,961 milioni di chilogrammmi di rifiuti superando peraltro il volume dei rifiuti autorizzati di circa 6.400 metri cubi". "L'ing Mele e Francesco Menzella, responsabile tecnico della discarica, esercitavano in concorso tra loro una attività di discarica per rifiuti solidi urbani in assenza di dichiarazione integrata ambientale", mentre sempre il Menzella e Gianni Bonifacio "in concorso tra loro non osservavano la prescrizione di cui alla lettera B della Determina n.667 del 26 giugno 2003 della Provincia di Matera relativa alla necessità di evitare possibili fenomeni di combustione anche mediante adeguata e giornaliera compattazione e copertura dei rifiuti che risultavano non compattati nè coperti". Nella stesaa località sono in itinere progetti per la realizzazione di una centrale a biomassa della Societ IEA ed una mega discarica per rifiuti industriali.


STOCCAGGIO GAS IN VAL BASENTO: ARRIVA LA DIFFIDA
L’Associazione Ambiente e Legalità ha inviato al sindaco di Ferrandina (MT), al Ministero dello Sviluppo economico, ai presidenti di Regione e Provincia la diffida sul progetto della Geogasstock. Sono quattro i punti fondamentali del documento: in primo luogo il «mancato rispetto della Direttiva Europea 2006/21 che impone al progetto diuniformarsi alla Normativa Europea sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose. L'art. 5 regola i tempi e le modalità di gestione dei rifiuti, prevedendo l'obbligo di elaborare, già in fase di progetto, un Piano di gestione degli stessi. Diversamente, il progetto Geogastock mostra una evidente e grave carenza in merito a tale obbligo; anzi, diventa inquietante la lettura dell' Allegato 8.1 del SIA del progetto stesso, laddove si afferma che nella zona nord dell'area, dove è prevista l'ubicazione della Centrale di compressione e trattamento del gas, saranno previste le vasche di trattamentodelle acque.comprendenti una “vasca di decantazione acque semi - oleose per il recupero dell'olio e il convogliamento delle acque chiare a dispersione nel terreno”». E ancora il «mancato rispetto della Direttiva Europea 92/43/CE come recepita dal D. L.vo n. 152 parte sesta dell'anno 2006 che detta misure atte ad assicurare il mantenimento o il ripristino, in uno stato di conservazione soddisfacente, degli habitat naturali.Nel rispetto di tale direttiva, il Piano regolatoredel Comune diFerrandina ha definito le aree di riperforazione dei pozzi, rispettivamente come zona di riserva naturalistica floro - faunistica, zona boscata a finalità produttive e vivaistiche e di miglioramento boschivo e zona di insediamenti turistici - agro turistici e ricettivi con attrezzature sportive per il tempo libero. Il Progetto Geogastock, invece, è totalmente carente nella parte di valutazione quali-quantitativa del danno arrecabile, al patrimonio naturale, con la riperforazione dei pozzi ed il rifacimento del metanodotto ». Ambiente e Legalità, inoltre, ravvisa «l’incompati - bilità dell'opera con il Piano regolatore del Comune di Ferrandina, in cui non figurano esistenti i pozzi oggetto di riperforazione. A tal proposito la Legge della Regione Basilicata n. 23 del 1999 prevede, all'art. 27, che gli Enti titolari di pianificazione di cui all'art. 5 e 6 primo comma, in relazione alla necessità di realizzare interventi pubblici e/o di interesse pubblico non previsti dalla propria pianificazione, convochino una conferenza di localizzazione ». Inoltre secondo l'Associazione Ambiente e Legalità è evidente «la persistente carenza del Piano di qualità dell'aria da parte della Regione .A tal proposito si osserva che la Regione Basilicata non ha ancora provveduto a dotarsi di un piano della qualità dell'aria. Data la particolare concentrazione di diversi progetti industriali ad alto inquinamento atmosferico nell'area interessata dal progetto, si ritiene non sufficiente, per la tutela della salute pubblica, la generica applicazione della normativa di settore. Infatti, l'area di progetto della centrale di compressione gas è immediatamente adiacente sia all'area di una centrale elettrica da 400 MW, sia all'area di una centrale elettrica da 10 MW, già autorizzata dalla Provincia. Una compresenza che impone, l'obbligo di unostudio serio e d approfondito sui gravi effetti concomitanti di cui nessuno dei Progetti tiene conto. L'omissione di tale studio, potrà essere causa di gravi disastri ambientali e irrimediabili danni alla salute per le popolazioni residenti».


MANIFESTAZIONE SOTTO LA REGIONE DEL COMITATO "UNO SI DISTRAE AL BIVIO"
Il Comitato "Uno si distrae al bivio" che si batte contro l'installazione a Tricarico di una centrale a biomassa da 15 MW approvata dalla Regione Basilicata, il giorno 13 gennaio 2010 ore 9,30 ha preannunciato un presidio sotto l'edificio della Regione Basilicata in occasione della discussione del nuovo Piano di Indirizzo Energetico Ambientale Regionale. Il Comitato ha preannunciato la presentazione di ricorsi legali.

QUANDO I TAR BLOCCANO LE CENTRALI
Il quotidiano il Sole 24 Ore del 11 gennaio 2010 dedica una vasta panoramica sul contenzioso che blocca le centrali in Italia, dovuto - secondo il Sole 24 Ore" al famoso effetto Nimby. Tra le 20 centrali in Italia i cui Iter sono attualmente ferme compare la Centrale della Bradano Energia di Irsina da 400 MW in attesa di giudizio da parte del TAR di Basilicata. Ad Irsina - ricordiamo - c'è anche un contenzioso che vede contrapposta l'Amministrazione Comunale al Ministero per i Beni Ambientali e Culturali che ha apposto un vincolo paesaggistico all'intero territorio comunale.

FENICE DI MELFI, VERTICE TRA SINDACO, ARPAB E SPA
Si è tenuta ieri mattina a Melfi una conferenza di servizio per discutere del caso Fenice. L’impianto di termovalorizzazione lo scorso anno ha causato gravi danni all’ambiente inquinando oltre i terreni anche le falde acquifere sotterranee che corrono lungo l’area di San Nicola di Melfi. La conferenza indetta dalla città di Melfi e dal sindaco Ernesto Navazio ha visto partecipi rappresentanti della regione Basilicata, della provincia di Potenza, dell’Arpab e della Fenice. Sono stati analizzati i risultati delle indagini effettuate sul termovalorizzatore per verificare il rientro dei parametri ottimali. Una situazione difficile che nel marzo scorso aveva determinato l’emanazione dell’ ordinanza comunale che vietava qualsiasi utilizzo delle acque provenienti dai pozzi sotterranei presenti non solo all’interno del perimetro dell’impianto Fenice ma anche a valle. Dai dati dell’Arpab pervenuti dai pozzi spia situati lungo tutta l’area risultava che vi fossero pesanti contaminazioni di nichel, fluoruri, nitriti, bromo e addirittura il pericolosissimo mercurio. Dalla conferenza di ieri è emerso l’intento di tutte le parti a fare il punto su quanto fatto fin ora, su tutti gli interventi che sono stati messi in opera per bonificare l’area. In questo modo mettendo a sistema tutto il lavoro svolto si potrà avere un quadro più chiaro su quanto rimane ancora da fare compresa l’identificazione di nuove possibili sorgenti di contaminazione. Per quanto riguarda i pozzi di monitoraggio, invece, la decisione presa è stata quella di far diventare il prelievo di acqua da esaminare da giornaliero a settimanale visto che i risultati giornalieri dal mese di aprile non mostrano variazioni significative. Fa frequenza dei controlli potrebbe passare ad essere mensile visto che la velocità di scorrimento della falda sotterranea e con essa delle sostanze inquinanti è di 0,5 mg. «Siamo arrivati ad un punto decisivo - commenta a caldo Navazio “in base alle attività che sono state poste in essere dalla lettura delle analisi si interverrà o meno sulle azioni di bonifica successive. Dobbiamo continuare con l’attività di controllo e monitoraggio come è giusto che sia per una pubblica amministrazione nei confronti dei cittadini». La posizione dei rappresentanti di Fenice è di piena collaborazione per cercare di risolvere la delicata situazione che è stata causata. (articolo di Lucia Nardiello) OPERAZIONE ACCIAIO

SPORCO, CENTRO DI SMALTIMENTO E' LA BASILICATA

La "rifiuti connection" in Basilicata apre un nuovo capitolo d'inchiesta nonostante i toni rassicuranti di alcuni esponenti politici di lucani secondo i quali la regione sarebbe esente dal fenomeno delle ecomafie. E’ stata denominata in codice “Acciaio sporco” l’operazione del Nucleo Operativo Ecologico Carabinieri di Catanzaro condotta con il supporto del personale del Comando Provinciale del capoluogo calabrese ed il coordinamento della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lamezia Terme, sulla gestione dei rottami ferrosi nel comprensorio lametino. L'inchiesta coinvolge anche l'ex Sider Potenza oggi Ferriere Nord SpA che avrebbe smaltito enormi quantitativi di rifiuti ferrosi non pretrattati, falsificando i codici CER delle materie smaltite illegamente nell'altoforno con grave rischio per la salute a causa delle emissioni tossico e nocive. I fatti risalirebbero sin al 2006. Secondo fonti di stampa locale i rottami ferrosi non trattati sarebbero stati smaltiti illecitamente presso lo stabilimento di Potenza - citando fonti della Procura di Catanzaro - con quantitativi enormi. Lo stabilimento di Potenza non autorizzato secondo il NOE allo smaltimento dei rifiuti ferrosi fatti passare come "materia priima secondaria" costituiva il primo stabilimento per quantità conferite nei traffici illegali della ditta Palmieri. Gli indagati sono in tutto 166. Le indagini avrebbero permesso di documentare l’esistenza di una vera e propria organizzazione, finalizzata al traffico illecito di rifiuti speciali anche pericolosi, con un ruolo centrale svolto dall’impresa “Palmieri Francesco”, dedita alla commercializzazione all’ingrosso di rottami ferrosi e semplicemente autorizzata alla “raccolta e trasporto di rifiuti speciali non pericolosi prodotti da terzi”. Intorno all’impresa, gestita da Francesco Palmieri, sarebbe emersa l’esistenza di una fitta rete di conferitori di rifiuti speciali pericolosi e non: si tratta di 96 aziende, 7 enti pubblici e 21 soggetti privati. Si sarebbe trattato di un rete ramificata a livello regionale. Palmieri riveste anche la carica di amministratore unico della societa’ “Ecofuturo s.r.l.”, anch’essa con sede in Lamezia Terme (CZ) ed operante nel campo del commercio all’ingrosso di rottami ferrosi, utilizzata, di fatto, unicamente come ditta trasportatrice della materia prima seconda (M.P.S.) illecitamente prodotta – secondo le indagini – dalla “Palmieri Francesco”. La condotta criminosa si sarebbe concretizzata sostanzialmente nell’illecita commercializzazione di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi attestandoli, fraudolentemente, come M.P.S.. Tale attivita’ ha consentito agli indagati di raggiungere un duplice ingiusto profitto consistente nell’evitare gli oneri dovuti per legge circa il corretto avvio a recupero o smaltimento dei rifiuti prodottio raccolti nonche’, il cospicuo guadagno dovuto alla successiva commercializzazione del rifiuto, surrettiziamente qualificato quale M.P.S. per l’industria siderurgica. La ditta “Palmieri Francesco”, sempre secondo l’accusa, nonostante la totale mancanza dei necessari titoli autorizzativi, nonche’ la carenza delle specifiche tecnologie e capacita’ richieste, avrebbe realizzato, nella propria sede legale, un vero e proprio impianto adibito al trattamento (consistente nella mera riduzione/adeguamento volumetrico e soprattutto miscelazione) di ingenti quantitativi di rifiuti speciali, pericolosi e non, costituiti per lo piu’ da veicoli fuori uso, parti di veicoli, R.A.E.E., rottami ferrosi in genere). La stessa ditta, successivamente, attestando la surrettizia produzione di M.P.S., avrebbe provvedduto alla sua commercializzazione verso imprese compiacenti individuate in Sicilia, Puglia, Basilicata e Campania), con il conseguimento di ingenti ed ingiusti profitti. Il trasporto del rifiuto, qualificato M.P.S., al fine di renderne piu’ difficoltosa la tracciabilita’, era, invece, assicurato con vettori della “Ecofuturo s.r.l.”. La Procura di Lamezia Terme, condividendo a pieno le ipotesi investigative formulate dalla polizia giudiziaria, ha disposto l’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti del titolare firmatario dell’impresa “Palmieri Francesco” nonche’ amministratore unico della societa’ “Ecofuturo s.r.l.”; l’applicazione della misura dell’”obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria” nei confronti di 10 persone; l’applicazione della misura dell’obbligo di dimora nei confronti di 7 dipendenti dell’impresa “Palmieri Francesco”; il sequestro preventivo dell’impresa “Palmieri Francesco” e di 39 veicoli (trattori stradali e semirimorchi) utilizzati per le predette attivita’ illecite, il tutto per un valore approssimativo di circa 15 milioni di euro.

INTERROGAZIONE ON ZAMPARUTTI SU INCIDENTE PRESSO IL CENTRO OLI DI VIGGIANO
La deputata radicale Elisabetta Zamparutti (Pd) ha presentato un'interrogazione ai ministri dell'ambiente e della salute sull'incidente avvenuto il 30 dicembre al Centro oli di Viggiano (Potenza), cuore nevralgico dell'estrazione del petrolio in Basilicata. Nella circostanza ''sono state segnalate forti emissioni di gas'', un'anomalia rispetto alle normali emissioni. Zamparutti sottolinea che ''il Centro Oli di Viggiano rientra in quella categoria di impianti classificati ad alto rischio di incidente rilevante'' e che ''sulle avvenute emissioni di gas, alcuni dirigenti dell'Eni hanno parlato a mezzo stampa di un blocco di una turbina dell'impianto, con conseguente rilascio di non meglio definiti 'gas ed altri liquidi' in atmosfera''.La parlamentare chiede ''se e come i ministri intendano provvedere alla misurazione delle quantita' di emissioni di inquinanti nell'aria, nel suolo e nelle falde acquifere dell'impianto'' e ''quali siano i dettagli del piano di emergenza previsto all'interno e all'esterno dell'impianto''. Sulla vicenda e' intervenuto anche Maurizio Bolognetti, della Direzione Nazionale dei Radicali Italiani e consigliere dell'Associazione Coscioni. ''Quanto ripetutamente denunciato da alcune organizzazioni ambientaliste, quali la Ola, e' semplicemente incredibile - sottolinea -. In Val d'Agri, da oltre dieci anni, e' assente una rete di monitoraggio che rilevi in continuo tutti gli inquinanti (ivi compresi Ipa, Cov, benzene, H2S Idrogeno Solforato), cosi' come previsto dagli accordi Eni-Regione''.''L'idrogeno solforato - aggiunge - e' il sottoprodotto principale dell'opera di idro-desulfurizzazione del petrolio. A detta di autorevoli scienziati, un contatto quotidiano, anche con basse dosi di H2S, dell'ordine di grandezza delle normali immissioni nell'atmosfera di un centro di idro-desulfurizzazione, ha effetti di alta tossicita' per la salute umana'.

EMERGENZA E RIFIUTI CONNECTION IN BASILICATA
Con due ulteriori Ordinanze Emergenziali del Presidente della Giunta Regionale, Vito de Filippo (la n. 8 e la n. 9 del 7 dicembre 2009 ) pubblicate sul BUR Basilicata n. 55 del 16 dicembre 2009, si è disposto che (Ordinanza Emergenziale n.8) il Comune di Lauria prosegua di altri 4.000 mc, in aggiunta ai 10.000 mc autorizzati con OPGR n.6/2009 di rifiuti urbani, a valere sulla maggiore volumetria prevista dal progetto di ampliamento della discarica comprensoriale per complessivi 20.000 mc, consentendo inoltre lo smaltimento di fanghi derivanti dall'impianto di pretrattamento a servizio della stessa discarica aventi codice CER 18.08.05 e 19.09.02. I rifiuti dovranno provenire dal comprensorio del Lagonegrese ivi compresi quelli di Castelluccio inferiore, Rotonda e Viggianello. Con la stessa Ordinanza n.8 si è disposto l'immediato esercizio da parte della Comunità Montana del Lagonegrese degli ecopunti di Maratea e Lagonegro da attuarsi a cura dei Comuni del comprensorio finalizzata alla raccolta differenziata ancora però solo sulla carta. Con l'Ordinanza n.9, il Presidente della Giunta Regionale della Basilicata ha disposto che dal 10 dicembre 2009 e sino al 31 maggio 2010 il Comune di Potenza provveda allo smaltimento dei rifiuti conferiti all'impianto in località Pallareta di Potenza nelle discariche di Salandra, Pisticci e Tricarico, previa intesa con i titolari delle medesime. Le ordinanze emergenziali - è detto - costituiscono automatica ed immediata conferma della modifica dei piani di settore (Piani Provinciali) ai sensi dell'art.34 della L.R. n.6/2001 e dell'art.191 del decreto legislativo n.152/2006 e s.m.i..Continua così il "tour della monnezza" in Basilicata a tappe forzate verso l'ampliamento delle discariche e gli inceneritori, preludio ad una nuova fase della rifiuti connection in Basilicata, sempre che il Governo non decida il commissariamento della gestione dei rifiuti in Basilicata sull'esempio della Campania e della Calabria con tutto quello che ne consegue.

Osservatorio gennaio 2010