[Data di pubblicazione: 08/09/2008]ola
 
 
Foreste del parco in fumo per il profitto di pochi
ola | organizzazione lucana ambientalista
AUTORE: OLA | ORGANIZZAZIONE LUCANA AMBIENTALISTA
 
  
  

La coda di un'altra estate di fuoco riporta gli incendi anche nel parco nazionale del Pollino, mentre la famigerata megacentrale (35 MW) Enel del Mercure apparentemente dorme nella valle del Mercure, nel cuore del Parco, a monte della valle calabra del fiume Lao e sotto il naso dei lucani residenti nei bei paesini arroccati sui rilievi circostanti la valle, i cui polmoni dovrebbero sopportare principalmente il peso delle eventuali attività dell'impianto.

Si attende ancora che la Regione Basilicata si pronunci ufficialmente sulla Valutazione d'Incidenza per questo impianto la cui pericolosità è stata più volte sottolineata da molteplici ed autorevoli voci. All'inizio dell'estate 2008 in merito è intervenuto anche l'onorevole On. Pappaterra, presidente del Parco Nazionale (e talvolta persino Naturale) del Pollino, il quale ha assicurato che il proprio parere in merito alla megacentrale ENEL di Laino sarà favorevole ma a patto che qualcuno si prenda la responsabilità di assicurare che non porterà danni alla salute della gente calabro-lucana che vive nei dintorni. Il presidente Pappaterra, ricordiamo, non ha però posto come condizioni che in zona non aumenti il traffico veicolare (ed il conseguente inquinamento dell'aria) per il trasporto su TIR del legname in centrale, che la centrale del Mercure non alteri la vegetazione protetta delle valli del Lao ed Orsomarso né quelle lucane che sono previste da ENEL come serbatoi di legname per le caldaie "addormentate" di ENEL, né tanto meno che gli scarichi industriali della centrale non vengano in alcun modo a contatto con il fiume Mercure-Lao e con i suoi immissari e affluenti. Perché queste omissioni su condizioni a favore dell'ambiente del Pollino? Nell'attesa di capirlo spostiamoci a Teana, nel potentino stavolta, ma pur sempre nel comprensorio del Pollino. Vi troviamo la sorella minore della centrale del Mercure: la Centrale a Biomasse di Teana (5 MW) appunto. Si dice, anche contrapponendola alla sorella maggiore di Laino, che dovrebbe essere sicura e non inquinante, che riscalderà il paese, darà lavoro (anche più del turismo?), ma il problema in fondo non cambia. Essa brucerà ben 65mila tonnellate all'anno tra scarti e soprattutto legname da prelevare nei boschi del parco nazionale che vanno ad aggiungersi agli oltre 400 mila tonnellate all'anno di legname occorrente per la centrale del Mercure.

Quantità enormi che difficilmente potranno essere prelevate dai boschi del parco senza procurare gravi danni. Appare consolidarsi ormai sempre più nel Parco del Pollino la convinzione che un bosco non sia più qualcosa da conservare, da esplorare o studiare, ma brutalmente qualcosa che si può sempre bruciare o in un incendio o in una centrale a biomasse. Ed infatti segue la definizione per la quale un albero del Pollino, sia esso giovane o antico, piantato o selvatico equivale semplicemente a qualcosa che può essere sempre tagliato, a condizione che ciò avvenga ad esempio per produrre cippato o pellets al fine di beneficiare le casse di una qualche azienda energetica che di conservazione della natura sa ben poco o peggio non vuole proprio sentirne parlare. Le nano-patologie fanno sempre paura agli abitanti, a prescindere dalla scala dell'impianto e delle rassicurazioni dei diretti interessati. Ci si domanda ovviamente anche perché siano sempre i boschi del Pollino, protetti per legge (qualora ciò interessi ancora a qualcuno), a dover pagare. Il destino di un albero del Pollino pare chiaro: o finire arso in un incendio d'estate o in una centrale a biomasse durante il resto dell'anno.

L'importante nel Parco è che l'apparenza si salvi, ci siano sempre sui giornali fiere sponsorizzate con prodotti tipici del Parco, quattro alberi risparmiati nei posti più rappresentativi e soprattutto che lo stipendificio funzioni. Ed il peggio è che gli alberi sono ridotti alla scusa che tiene in piedi tutto ciò, ma nessuno riconosce loro il merito di darci l'ossigeno per respirare o di creare habitat per ora piuttosto intatti a cavallo tra la Basilicata e la Calabria e dimore fondamentali per una biodiversità che nel mondo attuale, anche mediterraneo, sta progressivamente facendosi via più rara e che a quanto pare si vuole vada definitivamente, è il caso di dirlo, in fumo.