Riscattare il
Parco del Pollino attualmente ostaggio della politica del malaffare,
dellinerzia della tecno-burocrazia e della galoppante
degradazione morale sarà forse difficile, ma non è
certo impossibile. Assai peggiore certamente risultava negli
anni Sessanta la situazione di fatto del povero Parco dAbruzzo,
prima che potesse inaspettatamente realizzarsi quella, che gli
storici stranieri hanno definito la sua redenzione.
Prima cioè che si trasformasse in un "esempio-pilota"
per gli altri Parchi, e per la stessa Legge quadro sulle Aree
Protette. Prima che fosse vinta la sfida del 10%
fortemente voluta dal Comitato Parchi per tutelare, prima dellavvento
del Terzo Millennio, almeno un decimo del Bel Paese.
Ma occorre anzitutto
eliminare storture e deviazioni, correggere errori e por riparo,
almeno dove possibile, al malfatto. Eccone qualche esempio:
- Rilanciare le
potenzialità attrattive del Pollino, la sua unicità,
il suo fascino a livello internazionale;
- Recuperare e
stimolare tutte le forze più genuine che spesero la vita
per creare il Parco, a partire da giovani, naturalisti, escursionisti,
esperti e appassionati, e da meno giovani Guide, Operatori e
Sostenitori che furono un tempo i più preziosi e convinti
promotori del Pollino;
- Rivendicare
la tutela delle foreste, il blocco delle strade di penetrazione
selvaggia, le sinergie con le storica pastorizia (da intendere
oggi come eco-pastorizia), la costituzione di nuclei di Volontariato
essenziali per una presenza dinamica sul territorio, il pieno
coinvolgimento delle scuole, dei giovani e delle organizzazioni
culturali, la solida affermazione dellidentità
della montagna e dei suoi eterogenei versanti;
- Reintegrare
il Direttore ingiustamente estromesso, riorganizzando al più
presto almeno i servizi essenziali;
- Svolgere una
accurata indagine su eventuali illegalità della precedente
gestione, e soprattutto sulle spese effettuate con gli ingentissimi
fondi disponibili, analizzandone anche i costi-benefici: ad
esempio, come mai siano state destinate enormi risorse a taluni
settori esterni (come la ricerca scientifica sul Lupo), senza
poterne trarre tangibili risultati (se si esclude il ben noto
fattore detto "promozione e benessere del ricercatore"),
ma subendone persino irreparabili danni (uccisione degli individui
catturati e seguiti), dei quali l'opinione pubblica non sembra
adeguatamente informata.
Per tutto questo,
il modello da seguire potrebbe essere quello del Parco dAbruzzo
nel suo periodo migliore (e non certo lattuale simulacro
di nullità, su cui sarà meglio stendere un velo
di pietoso silenzio), e per una strategia del genere il Comitato
Parchi sarebbe anche disposto, ove richiesto, a concedere luso
del proprio "storico marchio" con il Pino loricato,
detto Progetto Pollino (1971), nella convinzione che al momento
attuale è indispensabile anche una nuova bandiera, pulita
e indiscussa, perchè può svolgere un forte effetto
dimostrativo, innovativo e trascinatore.
Se invece dovessero
preferirsi, come qualcuno sembrerebbe propugnare, soltanto leggeri
cambiamenti graduali, in attesa di chissà quale miracolo
dallalto, il Comitato Parchi, pur continuando a seguire
il Pollino con ogni affetto e simpatia, si manterrebbe nella
semplice posizione di osservatore indipendente. Perché
non si può escludere che la realtà italiana, come
sembrerebbero già preannunciare alcuni sintomi affioranti,
preferisca adagiarsi su un gattopardesco triclinio: Che
tutto cambi, perché tutto resti come prima.