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[Data di pubblicazione: 02/07/2006]
 
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  > POLLINO: PER FUGGIRE DALL'INCUBO, PER RITROVARE IL SOGNO
> di Comitato Parchi [Roma]
 
     
     

Riscattare il Parco del Pollino attualmente ostaggio della politica del malaffare, dell’inerzia della tecno-burocrazia e della galoppante degradazione morale sarà forse difficile, ma non è certo impossibile. Assai peggiore certamente risultava negli anni Sessanta la situazione di fatto del povero Parco d’Abruzzo, prima che potesse inaspettatamente realizzarsi quella, che gli storici stranieri hanno definito la sua “redenzione”. Prima cioè che si trasformasse in un "esempio-pilota" per gli altri Parchi, e per la stessa Legge quadro sulle Aree Protette. Prima che fosse vinta la “sfida del 10%” fortemente voluta dal Comitato Parchi per tutelare, prima dell’avvento del Terzo Millennio, almeno un decimo del “Bel Paese”.

Ma occorre anzitutto eliminare storture e deviazioni, correggere errori e por riparo, almeno dove possibile, al malfatto. Eccone qualche esempio:

- Rilanciare le potenzialità attrattive del Pollino, la sua unicità, il suo fascino a livello internazionale;

- Recuperare e stimolare tutte le forze più genuine che spesero la vita per creare il Parco, a partire da giovani, naturalisti, escursionisti, esperti e appassionati, e da meno giovani Guide, Operatori e Sostenitori che furono un tempo i più preziosi e convinti promotori del Pollino;

- Rivendicare la tutela delle foreste, il blocco delle strade di penetrazione selvaggia, le sinergie con le storica pastorizia (da intendere oggi come eco-pastorizia), la costituzione di nuclei di Volontariato essenziali per una presenza dinamica sul territorio, il pieno coinvolgimento delle scuole, dei giovani e delle organizzazioni culturali, la solida affermazione dell’identità della montagna e dei suoi eterogenei versanti;

- Reintegrare il Direttore ingiustamente estromesso, riorganizzando al più presto almeno i servizi essenziali;

- Svolgere una accurata indagine su eventuali illegalità della precedente gestione, e soprattutto sulle spese effettuate con gli ingentissimi fondi disponibili, analizzandone anche i costi-benefici: ad esempio, come mai siano state destinate enormi risorse a taluni settori esterni (come la ricerca scientifica sul Lupo), senza poterne trarre tangibili risultati (se si esclude il ben noto fattore detto "promozione e benessere del ricercatore"), ma subendone persino irreparabili danni (uccisione degli individui catturati e seguiti), dei quali l'opinione pubblica non sembra adeguatamente informata.

Per tutto questo, il modello da seguire potrebbe essere quello del Parco d’Abruzzo nel suo periodo migliore (e non certo l’attuale simulacro di nullità, su cui sarà meglio stendere un velo di pietoso silenzio), e per una strategia del genere il Comitato Parchi sarebbe anche disposto, ove richiesto, a concedere l’uso del proprio "storico marchio" con il Pino loricato, detto Progetto Pollino (1971), nella convinzione che al momento attuale è indispensabile anche una nuova bandiera, pulita e indiscussa, perchè può svolgere un forte effetto dimostrativo, innovativo e trascinatore.

Se invece dovessero preferirsi, come qualcuno sembrerebbe propugnare, soltanto leggeri cambiamenti graduali, in attesa di chissà quale miracolo dall’alto, il Comitato Parchi, pur continuando a seguire il Pollino con ogni affetto e simpatia, si manterrebbe nella semplice posizione di osservatore indipendente. Perché non si può escludere che la realtà italiana, come sembrerebbero già preannunciare alcuni sintomi affioranti, preferisca adagiarsi su un gattopardesco triclinio: “Che tutto cambi, perché tutto resti come prima.”


 
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