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> di Giancarlo D'angelo [Assessore Aree Protette della Provincia di Potenza]
 
     
     

«Per chi ha partecipato all'ultimo consiglio della Comunità del Parco è davvero sorprendente leggere sui giornali di una "cantonata" presa da parte di un esponente dei Ds calabresi, Vincenzo Bruno, nell'assumere la carica di Vicepresidente dell'Ente Parco Nazionale del Pollino. Perché si omette di dire che qualche giorno prima, nella seduta del consiglio della Comunità del Parco, si era consumato un atto politico di grande rilievo che lasciava intravedere una vera apertura verso il superamento di conflitti territoriali (lucani contro calabresi) che di fatto aveva bloccato il confronto politico. La costituzione del gruppo dei Democratici di Sinistra, al quale avevano aderito rappresentanti sia calabresi che lucani, avrebbe dovuto costituire la ripartenza per rimettere in ordine le lancette dalla politica, e delle relazioni tra i partiti del centrosinistra tuot cour (senza distinzioni territoriali) e tra questi ed il centrodestra. Appare quindi improponibile una "nomina ad personam", una scelta di carattere personale tra il Presidente Fino ed un autorevole esponente dei DS, quale è il sindaco di San Sosti, che sarebbe avvenuta fuori dallo schema dei partiti. In assenza, peraltro, di una benché minima presa di posizione pubblica o di una stigmatizzazione da parte dei rappresentanti dello stesso partito in seno al Consiglio Direttivo dell'Ente Parco. Né puo soddisfare un generico riferimento alle regole. È vero, le regole sono un dettaglio per alcuni che sono abituati ad ottenere risultati sulla base di scorribande corsare che il centrosinistra, non solo lucano, farebbe bene a bloccare.

Diversamente non si comprende, e la questione assume contorni non chiari, perché atti politicamente rilevanti producono fatti che con la politica hanno poi molto poco a che vedere. Perché delle due l'una: o qualche sera prima il centrosinistra si era realmente ricompattato sul voto riguardante una ipotesi di riperimetrazione tanto arbitraria quanto al limite della legittimità, e quindi nessun diessino si sarebbe dovuto sognare l'indomani di accettare cariche fuori dalle logiche di partito, oppure, la ritrovata unità tra calabresi e lucani altro non era che una messa in scena per far passare un provvedimento condiviso solo sulla base di una convergenza di interessi particolari, dimenticando del tutto la posizione della Regione Basilicata e della Provincia di Potenza sul tavolo tecnico della Conferenza Stato Regioni a tutela proprio del territorio e delle Istituzioni lucane. Un provvedimento, peraltro, i cui effetti circoscritti ad una perimetrazione che avrebbe dovuto vedere il centrosinistra compatto solo nel contrastare l'attuazione di promesse preelettorali provenienti dalla capitale, e che non trova in verità alcun conforto nelle ragioni della tutela e della salvaguardia ambientale. Perché la logica di un nuovo perimetro in assenza del Piano del Parco non può che rispondere all'arbitrio determinato dal populismo più bieco che azzera, senza lo straccio di una motivazione, l'effetto delle norme di salvaguardia e le ragioni stesse che hanno portato alla delimitazione dell'area protetta. Sarebbe utile invece conoscere la posizione di tutti i partiti sulla vicenda che sembrerebbe l'ennesimo atto che i soliti "proconsoli" avrebbero concordato chiudendo un patto che alla vicepresidenza dell'Ente Parco potrebbe trovare il contraltare in omologhe cariche per la componente lucana.

Come al solito, nulla di nuovo è dato registrare, né i lucani possono pensare di sentirsi espropriati di un peso politico che, evidentemente, non fa che rimanere invischiato nelle maglie di una contrattazione a cui la classe dirigente lucana, che fa per lo più riferimento ai maggiori partiti della coalizione, non è affatto estranea. La storia del Parco del Pollino continua a svolgersi su due livelli, il primo, che guarda all'occupazione dell'Ente Parco e che assorbe quasi tutte le energie di chi è interessato alla mappa della gestione del potere e del consenso, il secondo che riguarda il territorio del Parco, che interessa molto meno, e che una scarsa sensibilità fa percepire nella sola dimensione dei confini amministrativi. Se si lascerà il Parco del Pollino nelle mani di queste persone credo che non si andrà lontano ed il parco rimarrà solo il luogo di postazioni che la politica dovrà di volta in volta coprire con uomini più o meno fedeli a regole che con il modello e la filosofia dei parchi non hanno nulla a che vedere.


 
O.L.A. ORGANIZZAZIONE LUCANA AMBIENTALISTA - ola@olambientalista.it