Ad oggi in Basilicata
sono 70 le richieste di installazione di impianti eolici presentati
presso gli uffici regionali corrispondenti a 2000 MW di cui
molti ricadenti nelle aree protette (compreso l'impianto di
Latronico nel parco nazionale del Pollino). Il DDL di moratoria
è stato rinviato dal Consiglio Regionale alle Commissioni
competenti. Sono mesi che i partiti alla Regione palleggiano
la questione dell'approvazione della legge di moratoria sull'eolico,
oggi complicata anche dalla sentenza della Corte Costituzionale,
volutamente "attesa" da alcuni partiti della maggioranza
prima del penultimo rinvio del Disegno di Legge. Le società
eoliche già autorizzate, anche con il supporto dei sindaci
interessati, hanno fretta di entrare in produzione per non perdere
gli incentivi pubblici previsti dalle leggi che il Parlamento
sta approvando, mentre i partiti e le istituzioni lucane sono
intente all'eldorado petrolifero (o piatto di lenticchie?).
E' così che i nostri parchi soccombono agli interessi
della lobby energetica, con l'ultimo vergognoso ed interessato
rinvio della perimetrazione del parco nazionale Appenino Lucano
Val d'Agri Lagonegrese bocciato a causa delle osservazioni della
Corte dei Conti con il "misterioso" ritiro del Decreto
da parte del Ministero dell'Ambiente che fa "piazza pulita"
delle misure di salvaguardia del parco. Su questa ultima vicenda,
non una sola parola è stata spesa dai partiti lucani!.
Essi hanno accettato senza fiatare che questo parco nazionale
sparisse. Intanto la Regione approva nuovi pozzi nel parco nazionale
dell'Appenino Lucano, non decide sulla gestione del parco nazionale
del Pollino ed amplia l'accordo Eni -Val d'Agri anche alla Shell.
Dopo le coste ioniche divorate dal cemento ed occupate dai villaggi
turistici al posto del parco della Magna Grecia, dopo il parco
del Vulture divenuto chimera per far posto agli interessi di
urbanizzazione ed a quelli delle multinazionali delle acque
minerali, dopo quello dei Calanchi, osteggiato dagli interessi
legati allo smaltimento dei rifiuti radioattivi, è la
volta del parco dell'Appennino lucano, industrializzato da un
mix che definerei " oltre Kyoto". In questo "parco
fantasma", sotto i nostri occhi, decine di torri petrolifere,
migliaia di chilometri di tubi di oleodotti, 2 centri olio verranno
presto affiancati, a pochi passi, da centinaia di torri eoliche.
Uno "spettacolo" che richiama le responsabità
di una classe politica priva di contenuti e prona agli interessi
privati e poca attenta alla difesa dell'ambiente. I cittadini
lucani forse conoscono i nuovi affari sul gas del mar Caspio
in Basilicata? di quello del gas lucano? del mega stoccaggio
di gas in val Basento e a Guardia Perticara?.
Nuovi chilometri di tubi e gasdotti con il Monte Caperrino oggi
stranamente dimenticato dai sindaci di Pietrapertosa e Castelmezzano,
pure molto combattivi in passato nel difendere la montagna dagli
assalti petroliferi. Tutto questo mentre la programmazione e
gli investimenti pubblici si concentrano su quello che potremo
definire il polo lucano "energetico e dei rifiuti"
con mega centrali di produzione energetica, depositi di scorie
più o meno note, discariche di rifiuti speciali, petrolio,
eolico etc, anche nelle aree protette con fondi pubblici dimezzati
o spariti per le aree protette lucane. Ed allora, ha ancora
senso "parlare" di parchi ed aree protette in Basilicata?
Lo si può fare in un convegno tappandosi il naso e chiudendo
gli occhi ed evocando una coscienza verde che andrebbe invece
praticata con i fatti e non con le parole? Lo si può
fare constatando la totale assenza di scelte politiche concrete
per l'istituzione e gestione delle aree protette in Basilicata,
mentre il parco del Pollino è alla completa deriva e
quello della Val d'Agri è stato definitivamente cancellato
e consegnato alle compagnie petrolifere?