Il presidente del
Parco Nazionale del Pollino, Francesco Fino sta finalmente per
essere mandato a casa. La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista)
- Coordinamento territoriale di Associazioni, Movimenti, Comitati
e Cittadini - attende adesso che il Ministro dellAmbiente,
Alfonso Pecoraro Scanio nomini un commissario ed amministratori
del parco qualificati, allaltezza dei compiti e al di
fuori della nomenclatura localistica imposta dalle
Regioni. La partenza del presidente del Parco coincide, amaramente,
con la notizia gravissima di un nuovo taglio nei boschi di San
Severino Lucano e lautorizzazione del rilascio del parere
positivo allEnel di Valutazione dIncidenza per la
riattivazione della centrale del Mercure da 40 MW (Decreto del
Dirigente Generale Vicario dellAssessorato allAmbiente
della Regione Calabria n. 536 dell 8.2.2007, pubblicato
sul BUR Calabria del 19 marzo scorso), che dovrà bruciare
biomasse vegetali reperibili dai boschi del Parco mentre sono
ancora in corso indagini della magistratura e dove è
forte lopposizioni delle comunità.
LEnte
Parco e il presidente Fino si sono guardati bene da mostrare
la benché minima opposizione a questa ennesima devastazione
nel territorio. Il taglio del Bosco Magnano, la Cortina
dAmpezzo del Pollino ed altri boschi lucani e
calabresi del parco, da quanto si apprende dal funerario
comunicato stampa, è stato autorizzato dal piano di
assestamento forestale regionale e porterà nelle casse
del comune la ridicola cifra di euro 90.000 allanno.
Questa cifra è pressocché equivalente al fatturato
annuale di 3-4 agriturismi o di 2 alberghi che nelle loro
brochure invitano i turisti a visitare i boschi
del Pollino promettendo passeggiate tra boschi ombrosi, funghi,
castagne, animali selvatici e fresche acque. Ma se facciamo
un po di conti, lEnte Parco ha speso almeno 400.000
euro allanno in consulenze, costose e inutili senza
considerare i finanziamenti per dannose opere e iniziative
pseudo-promozionali e culturali. Non ha speso un solo euro
per indennizzare i comuni per i mancati tagli boschivi, pure
consentiti dalla legge in materia di aree protette.
Negli stessi
boschi vive il lupo, numerose specie rare di avifauna, la
rarissima lontra e di recente è stato realizzato un
costoso (e forse a questo punto anche inutile) progetto di
reintroduzione del cervo. I boschi del Pollino sono fondamentali
per la costituzione delle riserve idriche per la Calabria,
la Basilicata e la Puglia, così come la loro tutela
è fondamentale, prima ancora dello sviluppo delle energie
alternative, a rallentare i cambiamenti climatici in corso.
Lassenza di una politica per il Pollino delle Regioni
Basilicata e Calabria è la vera responsabile della
disastrosa dilapidazione operata dallEnte Parco e delle
risorse economiche destinate alla tutela dellambiente
e della natura e contribuito al sovra-riscaldamento globale
attraverso lo sfruttamento dei boschi e la realizzazione di
centrali energetiche a fini industriali.
La proposta
delle stesse Regioni di proporre alla direzione e presidenza
del Parco quanti hanno già avuto modo di dimostrare
la loro incapacità, risponde a queste logiche scellerate,
perpetuando così una programmazione regionale disattenta
agli ecosistemi e tesa allo sfruttamento insensato delle risorse
naturali. I Cittadini del Parco, le Associazioni ed i Movimenti
che hanno promosso in seno alla OLA (Organizzazione Lucana
Ambientalista) la richiesta di commissariamento del Parco
Nazionale del Pollino, trarranno le dovute considerazioni
per le scelte dei nuovi amministratori del parco ed intraprenderanno
conseguentemente le azioni per contrastarli.