Lultimo
lustro è stato uno dei più disastrosi per la
Natura e i Parchi dItalia, ma pochi ne parlano. Cancellato
di fatto il Parco dAbruzzo, ridotti a semplici entità
virtuali gli altri, incoraggiata ovunque lorgia edificatoria
e non disdegnato neppure il tiro a segno ai Bambi in ogni
tempo, lorda degli sparatori, costruttori e tagliatori
forestali si è ora arricchita di nuove categorie. Dai
faccendieri polivalenti ai burocrati azzeccagarbugli, tutti
accorrono a bloccare, e a smantellare poco alla volta lautentica
tutela dellambiente, gingillandosi tra vuote promesse
e insipidi proclami declamatori. Molti speravano in profondi
cambiamenti con il nuovo Governo, ma ormai vane attese e profonde
delusioni sintrecciano e si moltiplicano. Non si può
ignorare che imperi soprattutto un presenzialismo quasi esasperato,
a base di chiacchiere roboanti: mentre verità e fatti
stentano ad arrivare. Limpressione crescente è
quella di una politica tanto povera di valori, quanto traboccante
di baratti e ricatti. In una girandola capace di non far capire
neppure dove siano destra e sinistra, né se si cammini
a testa alta o capovolti. Pronta a servire generosamente non
il popolo, né il Paese, ma anzitutto se stessa, il
proprio partito e magari anche i propri familiari
La
più cocente delusione per i veri ambientalisti del
Mezzogiorno, trainati dallattivissima OLA (Organizzazione
Lucana Ambientalista), riguarda oggi purtroppo il Parco Nazionale
del Pollino, da anni irrimediabilmente sprofondato nelle melme
dellinerzia. La nomina di un nuovo Commissario Straordinario
estratto dal cappello magico della politica locale non li
soddisfa, e forse non hanno tutti i torti. Qui non si tratta
di sentenziare premature condanne su una persona, che magari
potrebbe anche rivelarsi migliore di tante altre: ma della
più sana diffidenza verso una politica mai innovativa,
sempre stagnante. Dalla quale potranno forse scaturire molti
convegni e troppi discorsi, ma purtroppo pochi fatti vigorosi
e rare iniziative coraggiose. Vedremo se i nuovi responsabili
del Parco sapranno davvero bloccare tagli boschivi scriteriati
e opere distruttive, rilanciare ecoturismo e occupazione giovanile,
tutelare fauna e favorire ricerca.
Ma chi riponeva
molte speranze su cavalli sbagliati dovrebbe chiedersi anzitutto:
come pensare che la nuova pacifica rivoluzione verde possa
scaturire da coloro che fino ad oggi non avevano mai mostrato
alcun anelito, se non per conservare le proprie poltrone?
E come attendersi drastiche mutazioni evolutive da quanti
non fanno altro che emulare le gestioni precedenti? Dichiarazioni,
commissariamenti, smisurata affezione per le stanze dei bottoni
non sono novità, ma allontanano sempre più dalla
viva realtà: e ormai sembra regola ineluttabile anche
il mantenimento in carica dei principali responsabili degli
sfaceli precedenti, perfino di coloro che hanno sempre dimostrato
idiosincrasia assoluta per la parola natura e
rifiuto congenito per il verbo tutelare. Chissà
che in questo bellissimo, ma sfortunato Paese non siano state
ormai dimenticate la tara genetica e la matrice gattopardesca
delleterno genio italico: Che tutto cambi, perché
tutto resti come prima.