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[Data di pubblicazione: 06/05/2007]
 
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  > PARCO DEL POLLINO: QUALE CAMBIAMENTO?
> di Comitato Parchi
 
     
     


L’ultimo lustro è stato uno dei più disastrosi per la Natura e i Parchi d’Italia, ma pochi ne parlano. Cancellato di fatto il Parco d’Abruzzo, ridotti a semplici entità virtuali gli altri, incoraggiata ovunque l’orgia edificatoria e non disdegnato neppure il tiro a segno ai Bambi in ogni tempo, l’orda degli sparatori, costruttori e tagliatori forestali si è ora arricchita di nuove categorie. Dai faccendieri polivalenti ai burocrati azzeccagarbugli, tutti accorrono a bloccare, e a smantellare poco alla volta l’autentica tutela dell’ambiente, gingillandosi tra vuote promesse e insipidi proclami declamatori. Molti speravano in profondi cambiamenti con il nuovo Governo, ma ormai vane attese e profonde delusioni s’intrecciano e si moltiplicano. Non si può ignorare che imperi soprattutto un presenzialismo quasi esasperato, a base di chiacchiere roboanti: mentre verità e fatti stentano ad arrivare. L’impressione crescente è quella di una politica tanto povera di valori, quanto traboccante di baratti e ricatti. In una girandola capace di non far capire neppure dove siano destra e sinistra, né se si cammini a testa alta o capovolti. Pronta a servire generosamente non il popolo, né il Paese, ma anzitutto se stessa, il proprio partito e magari anche i propri familiari…La più cocente delusione per i veri ambientalisti del Mezzogiorno, trainati dall’attivissima OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista), riguarda oggi purtroppo il Parco Nazionale del Pollino, da anni irrimediabilmente sprofondato nelle melme dell’inerzia. La nomina di un nuovo Commissario Straordinario estratto dal cappello magico della politica locale non li soddisfa, e forse non hanno tutti i torti. Qui non si tratta di sentenziare premature condanne su una persona, che magari potrebbe anche rivelarsi migliore di tante altre: ma della più sana diffidenza verso una politica mai innovativa, sempre stagnante. Dalla quale potranno forse scaturire molti convegni e troppi discorsi, ma purtroppo pochi fatti vigorosi e rare iniziative coraggiose. Vedremo se i nuovi responsabili del Parco sapranno davvero bloccare tagli boschivi scriteriati e opere distruttive, rilanciare ecoturismo e occupazione giovanile, tutelare fauna e favorire ricerca.

Ma chi riponeva molte speranze su cavalli sbagliati dovrebbe chiedersi anzitutto: come pensare che la nuova pacifica rivoluzione verde possa scaturire da coloro che fino ad oggi non avevano mai mostrato alcun anelito, se non per conservare le proprie poltrone? E come attendersi drastiche mutazioni evolutive da quanti non fanno altro che emulare le gestioni precedenti? Dichiarazioni, commissariamenti, smisurata affezione per le stanze dei bottoni non sono novità, ma allontanano sempre più dalla viva realtà: e ormai sembra regola ineluttabile anche il mantenimento in carica dei principali responsabili degli sfaceli precedenti, perfino di coloro che hanno sempre dimostrato idiosincrasia assoluta per la parola “natura” e rifiuto congenito per il verbo “tutelare”. Chissà che in questo bellissimo, ma sfortunato Paese non siano state ormai dimenticate la tara genetica e la matrice gattopardesca dell’eterno genio italico: “Che tutto cambi, perché tutto resti come prima”.


 
O.L.A. ORGANIZZAZIONE LUCANA AMBIENTALISTA - ola@olambientalista.it