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> di Giancarlo D'Angelo [Assessore Aree Protette Provincia di Potenza]
 
     
     

Voci ricorrenti mi giungono circa la posizione da me tenuta nell'ultima seduta della Comunità del Parco del Pollino del 13 febbraio scorso in ordine alla questione della ipotesi di riperimetrazione approvata da quell'assemblea. Dopo aver tenuto un intervento netto di contrarietà a quella ipotesi di riperimetrazione, e ad ogni altra possibile in mancanza di un Piano del Parco, ho giudicato aberrante la logica che permette di riperimetrare un territorio del parco non ancora messo a regime normativo, esprimendo finanche dubbi sulla legittimità delle argomentazioni portate a sostegno di quella ipotesi, evidentemente lacunose nel motivare le mutate condizioni territoriali, tali da fare considerare come necessario un diverso tenore nella salvaguardia, affievolita o rinforzata, in ragione delle modifiche proposte. Ho dovuto, tuttavia, prendere atto nel corso del dibattito che si andava configurando una posizione convergente e condivisa (fatto assolutamente nuovo ed insolito) da parte di quasi tutti i rappresentanti del centrosinistra presenti (lucani e calabresi) su quella ipotesi da me avversata. Per correttezza nei confronti della coalizione cui io stesso appartengo, e per dovere di leale rappresentanza nei confronti di quella stessa maggioranza che governa in Provincia di Potenza, per conto della quale ero presente, ho evitato di entrare in evidente conflitto con essa e mi sono assentato dall'assemblea all'avvio della votazione per appello nominale. Votazione, quindi, a cui non ho partecipato in conseguenza di una valutazione politica che privilegiava la ritrovata unità al merito della questione in discussione. Chi si ostina ad affermare il contrario, riferendo di un mio voto addirittura favorevole, è in malafede e dovrebbe provare ciò che afferma. Diversamente si farebbe cosa utile nell'assumersi le responsabilità di certe scelte poi goffamente dissimulate con comunicati tardivi e con posizioni pubbliche che nascondono comportamenti non sempre coerenti e lineari, così come è accaduto con la nomina del Vicepresidente del Parco dopo alcuni giorni.

...ed una riflessione amara

Per ciò che riguarda la "provocazione" del sindaco di Latronico ripresa dalla stampa e dal TG3, circa la dichiarazione di volontà rivolta alla fuga da un Parco del Pollino "troppo calabrese", visto che si tratta non di una opinione espressa ma di una scelta oggetto di una specifica delibera di giunta, la cosa mi preoccupa alquanto. Se questa dovesse essere la reazione della classe dirigente lucana ad una oggettiva situazione di difficoltà, figlia spesso del disimpegno, del disinteresse e della mancanza di quella necessaria cultura ambientalista, che sola può determinare certe posizioni di retroguardia, siamo messi davvero male.
Una posizione esattamente opposta a ciò che invece dovrebbe indurre gli amministratori lucani ad interpretare il parco con modalità "corrette", sia sul piano amministrativo sia su quello della utilizzazione delle opportunità economiche e sociali che derivano dall'essere territorio del più grande parco nazionale italiano. Se la classe dirigente di un'area si dimostra così miope, come si può pretendere dai cittadini quel fare operoso per la costruzione di un tessuto economico funzionale alla trasformazione di un territorio montano interno, e per ciò stesso svantaggiato, in un incubatore di sviluppo possibile e duraturo? Un comportamento, quello degli amministratori latronichesi, che ricorda molto quel tale che vistosi tradito dalla moglie per punirla decide di evirarsi, piuttosto che cercare di capire perché ciò che è accaduto è potuto accadere. O forse taluni sindaci lucani si sono accontentati troppo facilmente del poco loro concesso? Perché hanno rinunciato a rivendicare un Piano del Parco che superando le rigide Norme di Salavaguardia avrebbe attivato quel processo virtuoso tale da trasformare un rapporto passivo nei confronti dell'Ente Parco, perchè tale è quello del comune di Latronico e di tanti altri che sentono appena di appartenervi, in una logica di tipo propulsivo? Perché in questi anni non si è tentato di sottrarre l'impiego delle risorse alla discrezionalità (accentuata dall'assenza del Piano, appunto) di quel vertice dell'Ente Parco che solo oggi ci si ricorda di criticare?

Se un sindaco, in quanto portatore di opinioni originali ed individuali, dice una "sciocchezza" la si può anche accettare, perché a ciascuno è concesso di incorrere in errore. Se però una giunta intera e tanti altri amministratori dovessero davvero condividere questa posizione sarebbe l'inizio della fine. Se poi la scelta è strumentale e dovesse rivelarsi nel solco della medesima strategia posta in essere, per esempio, dal comune di Laino Borgo nel tentativo di escludere il territorio su cui insiste la Centrale del Mercure dal perimetro del parco, allora torniamo alla politica delle furbizie. Se si immagina, analogamente, di rimuovere l'ostacolo alla costruzione delle cento torri eoliche in località Serra la Spina, in territorio del parco ed in prossimità di aree SIC e ZPS (Monte Alpi ed il bosco Vaccarizzo nel comune di Carbone), allora è legittimo essere persino preoccupati. La procedura di V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale) e la procedura di Valutazione d'Incidenza speriamo possano rassicurarci almeno sul piano tecnico-amministrativo. Né può essere credibile un rivendicazionismo nei confronti della Regione Basilicata assai pretestuoso, ben conoscendo tutti le ragioni della moratoria sull'eolico che, a fronte di una programmazione energetica regionale che assegna all'eolico un certo margine di contribuzione, registra un'escalation nelle richieste di nuovi impianti (motivata forse da qualche nobile ragione?) che va ben oltre le necessità. Rivendicazioni che forse sarebbero state degne di miglior causa. Tenuto conto di quegli annosi interessi regionali nel territorio di Latronico che hanno a che fare con l'acqua sulfurea e che veramente investono, quelli sì, le ragioni della sopravvivenza di una comunità in forte difficoltà per il mancato sviluppo di quel settore che, di contro, avrebbe dovuto concentrare ed attivare negli anni tutte le risorse possibili e disponibili, integrandole con il "sistema parco". Anche solo per sostenere con la dovuta forza una rivendicazione, un'attenzione, un allarme che amministratori accorti e sensibili avrebbero da tempo dovuto lanciare. Evitando anche di utilizzare strumentalmente la stampa, se necessario.


 
O.L.A. ORGANIZZAZIONE LUCANA AMBIENTALISTA - ola@olambientalista.it