Voci ricorrenti
mi giungono circa la posizione da me tenuta nell'ultima seduta
della Comunità del Parco del Pollino del 13 febbraio
scorso in ordine alla questione della ipotesi di riperimetrazione
approvata da quell'assemblea. Dopo aver tenuto un intervento
netto di contrarietà a quella ipotesi di riperimetrazione,
e ad ogni altra possibile in mancanza di un Piano del Parco,
ho giudicato aberrante la logica che permette di riperimetrare
un territorio del parco non ancora messo a regime normativo,
esprimendo finanche dubbi sulla legittimità delle argomentazioni
portate a sostegno di quella ipotesi, evidentemente lacunose
nel motivare le mutate condizioni territoriali, tali da fare
considerare come necessario un diverso tenore nella salvaguardia,
affievolita o rinforzata, in ragione delle modifiche proposte.
Ho dovuto, tuttavia, prendere atto nel corso del dibattito che
si andava configurando una posizione convergente e condivisa
(fatto assolutamente nuovo ed insolito) da parte di quasi tutti
i rappresentanti del centrosinistra presenti (lucani e calabresi)
su quella ipotesi da me avversata. Per correttezza nei confronti
della coalizione cui io stesso appartengo, e per dovere di leale
rappresentanza nei confronti di quella stessa maggioranza che
governa in Provincia di Potenza, per conto della quale ero presente,
ho evitato di entrare in evidente conflitto con essa e mi sono
assentato dall'assemblea all'avvio della votazione per appello
nominale. Votazione, quindi, a cui non ho partecipato in conseguenza
di una valutazione politica che privilegiava la ritrovata unità
al merito della questione in discussione. Chi si ostina ad affermare
il contrario, riferendo di un mio voto addirittura favorevole,
è in malafede e dovrebbe provare ciò che afferma.
Diversamente si farebbe cosa utile nell'assumersi le responsabilità
di certe scelte poi goffamente dissimulate con comunicati tardivi
e con posizioni pubbliche che nascondono comportamenti non sempre
coerenti e lineari, così come è accaduto con la
nomina del Vicepresidente del Parco dopo alcuni giorni.
...ed
una riflessione amara
Per ciò che riguarda la "provocazione" del
sindaco di Latronico ripresa dalla stampa e dal TG3, circa la
dichiarazione di volontà rivolta alla fuga da un Parco
del Pollino "troppo calabrese", visto che si tratta
non di una opinione espressa ma di una scelta oggetto di una
specifica delibera di giunta, la cosa mi preoccupa alquanto.
Se questa dovesse essere la reazione della classe dirigente
lucana ad una oggettiva situazione di difficoltà, figlia
spesso del disimpegno, del disinteresse e della mancanza di
quella necessaria cultura ambientalista, che sola può
determinare certe posizioni di retroguardia, siamo messi davvero
male. Una
posizione esattamente opposta a ciò che invece dovrebbe
indurre gli amministratori lucani ad interpretare il parco con
modalità "corrette", sia sul piano amministrativo
sia su quello della utilizzazione delle opportunità economiche
e sociali che derivano dall'essere territorio del più
grande parco nazionale italiano. Se la classe dirigente di un'area
si dimostra così miope, come si può pretendere
dai cittadini quel fare operoso per la costruzione di un tessuto
economico funzionale alla trasformazione di un territorio montano
interno, e per ciò stesso svantaggiato, in un incubatore
di sviluppo possibile e duraturo? Un comportamento, quello degli
amministratori latronichesi, che ricorda molto quel tale che
vistosi tradito dalla moglie per punirla decide di evirarsi,
piuttosto che cercare di capire perché ciò che
è accaduto è potuto accadere. O forse taluni sindaci
lucani si sono accontentati troppo facilmente del poco loro
concesso? Perché hanno rinunciato a rivendicare un Piano
del Parco che superando le rigide Norme di Salavaguardia avrebbe
attivato quel processo virtuoso tale da trasformare un rapporto
passivo nei confronti dell'Ente Parco, perchè tale è
quello del comune di Latronico e di tanti altri che sentono
appena di appartenervi, in una logica di tipo propulsivo? Perché
in questi anni non si è tentato di sottrarre l'impiego
delle risorse alla discrezionalità (accentuata dall'assenza
del Piano, appunto) di quel vertice dell'Ente Parco che solo
oggi ci si ricorda di criticare?
Se un sindaco, in quanto portatore di opinioni originali ed
individuali, dice una "sciocchezza" la si può
anche accettare, perché a ciascuno è concesso
di incorrere in errore. Se però una giunta intera e tanti
altri amministratori dovessero davvero condividere questa posizione
sarebbe l'inizio della fine. Se poi la scelta è strumentale
e dovesse rivelarsi nel solco della medesima strategia posta
in essere, per esempio, dal comune di Laino Borgo nel tentativo
di escludere il territorio su cui insiste la Centrale del Mercure
dal perimetro del parco, allora torniamo alla politica delle
furbizie. Se si immagina, analogamente, di rimuovere l'ostacolo
alla costruzione delle cento torri eoliche in località
Serra la Spina, in territorio del parco ed in prossimità
di aree SIC e ZPS (Monte Alpi ed il bosco Vaccarizzo nel comune
di Carbone), allora è legittimo essere persino preoccupati.
La procedura di V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale) e
la procedura di Valutazione d'Incidenza speriamo possano rassicurarci
almeno sul piano tecnico-amministrativo. Né può
essere credibile un rivendicazionismo nei confronti della Regione
Basilicata assai pretestuoso, ben conoscendo tutti le ragioni
della moratoria sull'eolico che, a fronte di una programmazione
energetica regionale che assegna all'eolico un certo margine
di contribuzione, registra un'escalation nelle richieste di
nuovi impianti (motivata forse da qualche nobile ragione?) che
va ben oltre le necessità. Rivendicazioni che forse sarebbero
state degne di miglior causa. Tenuto conto di quegli annosi
interessi regionali nel territorio di Latronico che hanno a
che fare con l'acqua sulfurea e che veramente investono, quelli
sì, le ragioni della sopravvivenza di una comunità
in forte difficoltà per il mancato sviluppo di quel settore
che, di contro, avrebbe dovuto concentrare ed attivare negli
anni tutte le risorse possibili e disponibili, integrandole
con il "sistema parco". Anche solo per sostenere con
la dovuta forza una rivendicazione, un'attenzione, un allarme
che amministratori accorti e sensibili avrebbero da tempo dovuto
lanciare. Evitando anche di utilizzare strumentalmente la stampa,
se necessario.