Dal 93,
quando è nato ad oggi, il Parco Nazionale del Pollino
ha sempre suscitato aspettative e preoccupazione tra gli abitanti
dei 56 comuni che lo compongono. Le aspettative, tante: crescere
a livello economico, culturale, sociale, salvaguardare lambiente,
avere la possibilità di rimanere nella propria terra
senza dovere emigrare, rilanciare lagricoltura e lartigianato;
in breve sviluppo compatibile e sostenibile.
Purtroppo in questi anni ogni aspettativa è stata delusa
ed elusa da tutti i dirigenti dellEnte Parco che via via
si sono scambiati le poltrone, i ruoli, i soldi
.e mentre
i padroni del Parco si sistemano e sistemano qualche amico,
i giovani partono per andare a lavorare al Nord, perdendo ogni
legame con la propria terra, le guide turistiche non lavorano
o lavorano poco ed in pessime condizioni, gli operatori turistici
si lamentano, gli artigiani sono spariti, gli agricoltori non
competono, i pastori sono sempre meno e lambiente si degrada
(vedi Centrale del Mercure, elettrodotto Laino-Rizziconi, parcheggi
ad alta quota, e chi più ne ha più ne metta).
Qualcuno si potrebbe chiedere se non fosse meglio uscire dal
Parco, come hanno fatto e stanno facendo alcuni comuni: a quel
punto, almeno non si avrebbero molte delle limitazioni che unarea
protetta giustamente pone. Penso però che il miglioramento
reale delle condizioni di vita e di quelle dellambiente
non possano prescindere dal Parco Nazionale che deve tuttavia
essere radicalmente modificato.
A partire dalla sostituzione immediata del presidente del Parco,
il poco onorevole Fino, il quale ha fatto della cosa
pubblica un affare personale, ha dato il la alle
speculazioni di tanti parassiti che a poco a poco stanno sottraendo
il Parco a chi lo vive. Naturalmente non basta, come diceva
Stalin, eliminare la persona per eliminare il problema.
La crescita ed il miglioramento del Parco passa soprattutto
dalla presa di coscienza, da parte delle masse, degli amministratori
a tutti i livelli, delle associazioni, che vivere nellarea
protetta più grande dEuropa è una grande
risorsa, da sfruttare con la partecipazione e la cooperazione
di tutti i soggetti sociali. E necessaria la costituzione
di comitati di cittadini nei diversi paesi del Parco che possano
monitorare il territorio denunciando quindi i piccoli e grandi
scempi ambientali, e che questi comitati si coordinino ed eleggano
dei rappresentanti allinterno del direttivo dellEnte
e soprattutto che facciano delle proposte di sviluppo, che partirebbe
in questo caso, davvero dal basso. E ora di riappropriarci
della nostra terra e della nostra vita; è ora di smetterla
con i campanilismi e le invidie. E ora di portare avanti
la lotta, a testa alta e senza timore!