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[Data di pubblicazione: 09/06/2006]
 
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  > UNA PROPOSTA PER IL PARCO DEL POLLINO
> di Antonio Vitale
 
     
     

Dal ’93, quando è nato ad oggi, il Parco Nazionale del Pollino ha sempre suscitato aspettative e preoccupazione tra gli abitanti dei 56 comuni che lo compongono. Le aspettative, tante: crescere a livello economico, culturale, sociale, salvaguardare l’ambiente, avere la possibilità di rimanere nella propria terra senza dovere emigrare, rilanciare l’agricoltura e l’artigianato; in breve sviluppo compatibile e sostenibile.

Purtroppo in questi anni ogni aspettativa è stata delusa ed elusa da tutti i dirigenti dell’Ente Parco che via via si sono scambiati le poltrone, i ruoli, i soldi….e mentre i padroni del Parco si sistemano e sistemano qualche “amico”, i giovani partono per andare a lavorare al Nord, perdendo ogni legame con la propria terra, le guide turistiche non lavorano o lavorano poco ed in pessime condizioni, gli operatori turistici si lamentano, gli artigiani sono spariti, gli agricoltori non competono, i pastori sono sempre meno e l’ambiente si degrada (vedi Centrale del Mercure, elettrodotto Laino-Rizziconi, parcheggi ad alta quota, e chi più ne ha più ne metta). Qualcuno si potrebbe chiedere se non fosse meglio uscire dal Parco, come hanno fatto e stanno facendo alcuni comuni: a quel punto, almeno non si avrebbero molte delle limitazioni che un’area protetta giustamente pone. Penso però che il miglioramento reale delle condizioni di vita e di quelle dell’ambiente non possano prescindere dal Parco Nazionale che deve tuttavia essere radicalmente modificato.

A partire dalla sostituzione immediata del presidente del Parco, il poco onorevole Fino, il quale ha fatto della “cosa” pubblica un affare personale, ha dato il “la” alle speculazioni di tanti parassiti che a poco a poco stanno sottraendo il Parco a chi lo vive. Naturalmente non basta, come diceva Stalin, “eliminare la persona per eliminare il problema”. La crescita ed il miglioramento del Parco passa soprattutto dalla presa di coscienza, da parte delle masse, degli amministratori a tutti i livelli, delle associazioni, che vivere nell’area protetta più grande d’Europa è una grande risorsa, da sfruttare con la partecipazione e la cooperazione di tutti i soggetti sociali. E’ necessaria la costituzione di comitati di cittadini nei diversi paesi del Parco che possano monitorare il territorio denunciando quindi i piccoli e grandi scempi ambientali, e che questi comitati si coordinino ed eleggano dei rappresentanti all’interno del direttivo dell’Ente e soprattutto che facciano delle proposte di sviluppo, che partirebbe in questo caso, davvero dal basso. E’ ora di riappropriarci della nostra terra e della nostra vita; è ora di smetterla con i campanilismi e le invidie. E’ ora di portare avanti la lotta, a testa alta e senza timore!


 
O.L.A. ORGANIZZAZIONE LUCANA AMBIENTALISTA - ola@olambientalista.it