Home » Osservatorio Media, Petrolio, Rifiuti Connection - 11 luglio 2011

Petrolio sversato nel mar della Cina

Gruppi ambientalisti cinesi si mobilitano contro la macchia nera nel Mare di Bohai. Undici organizzazioni non governative hanno annunciato l’intenzione di promuovere un’azione legale di gruppo nei confronti della ConocoPhillips China (Cpoc), la società statunitense che gestisce il Penglai 19-3, il giacimento da cui si è originata la perdita di greggio che sta minacciando le coste della provincia dello Shandong. L’azione sarà presentata all’inizio della prossima settimana e, secondo quanto dichiarato dai portavoce del coordinamento di ong, riguarderà anche la governativa China national offshore oil corporation (Cnooc), che controlla il 51 per cento della Cpoc. Già lunedì le organizzazioni ecologiste hanno inviato una lettera ai responsabili delle due compagnie chiedendo di fornire assistenza ai gruppi di volontari che stanno ripulendo le acque e il litorale della zona dalla fanghiglia nerastra fuoriuscita all’inizio di giugno. All’invito seguirà ora la richiesta formale di risarcimento per il danno ambientale causato all’ecosistema marino. 

Feng Yongfeng, fondatore di Beagle Green, una delle 11 ong coinvolte, ha spiegato ai microfoni della stampa locale che l’aspetto più grave della questione è il tentativo messo in atto dai vertici della Cpoc e della Cnooc di far passare sotto silenzio l’accaduto. La fuga di petrolio è stata infatti scoperta il 4 giugno ma nessuna notizia è stata fornita dalle due società fino alla fine del mese, quando i media cinesi hanno cominciato a interessarsi del problema, scoperto in modo del tutto casuale da un cittadino di un vicino centro abitato.
«Le vittime di questo disastro marino non sono facilmente identificabili e dato che sarebbe praticamente impossibile per un singolo intentare una causa, abbiamo deciso di intraprendere un azione di gruppo a tutela di un interesse pubblico», ha dichiarato Wang Haijun, avvocato che assisterà il coordinamento dei gruppi verdi.

Il regolamento regionale in materia di risarcimenti per l’inquinamento marino della provincia dello Shandong (emanato nel 2010) fissa nell’ordine dei 200 milioni di yuan (circa 22 milioni di euro) ogni 10 chilometri quadrati di acqua inquinata il valore della compensazione.
Se la causa presentata fosse accolta dall’autorità giudiziaria la ConocoPhillips China e la China national offshore oil corporation sarebbero costrette a pagare 185 milioni di euro per il danno causato dallo sversamento, che stando alle stime dell’Agenzia statale per l’amministrazione degli oceani avrebbe raggiunto un’estensione di 840 chilometri quadrati. Per ora le due compagnie non hanno rilasciato dichiarazioni, continuando a trincerarsi dietro gli ostinati no comment dei loro portavoce, mentre il resto del Paese resta in attesa  di una stima ufficiale della quantità di petrolio fuoriuscita e di una ricostruzione attendibile dell’esatta dinamica dell’incidente.[Fonte: http://www.terranews.it/news/2011/07/i-gruppi-ambientalisti-contro-la-macchia-nera]

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