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La normativa italiana
in materia di valori minimi di emissioni degli impianti industriali
prevede, per l'idrogeno solforato (o acido solfidrico, estremamente
velenoso, che viene prodotto in tutte le operazioni di trattamento dei
prodotti petroliferi, dall'estrazione, allo stoccaggio, al trasporto),
un limite di 5 ppm (parti per milione) per l'industria non petrolifera
e di 30 ppm per quella petrolifera: cioè seimila volte superiore,
quest'ultima, a quanto consigliato dall'Organizzazione Mondiale della
Sanità e trentamila volte rispetto a quanto raccomandato negli
Stati Uniti.
A denunciare l'estrema pericolosità dell'idrogeno solforato,
mortale ad alte concentrazioni ma che anche in dosi bassissime può
causare disturbi neurologici, respiratori, cardiaci ed anche aborti
spontanei, è il Gruppo dell'Italia dei Valori del Senato con
una mozione in cui chiede al Governo di adeguare la normativa (il DM
12 luglio 1990) a quanto raccomandato dall'OMS, oltre ad adottare tutte
le possibili iniziative per salvaguardare la salute delle popolazioni
residenti nelle aree dove ci sono attività estrattive, di lavorazione
e di stoccaggio di prodotti petroliferi.
"La situazione è particolarmente grave in Basilicata, soprattutto
nella Val d'Agri, dove si estrae l'80% del petrolio italiano, e nei
pressi del Centro Oli di Viggiano - sottolinea il Presidente del Gruppo,
Felice Belisario, che in proposito ha presentato anche un emendamento
nei decreti legge attualmente in discussione a Palazzo Madama - anche
perché non sono in funzione idonei sistemi di monitoraggio di
tali emissioni né vengono effettuati screening medici costanti
sulla popolazione, né l'Azienda Regionale di Prevenzione Ambientale
della Basilicata ha dato pubblicità a dati scientificamente rilevanti".
Questo, malgrado a Viggiano si siano verificati due gravissimi incidenti,
nel 2002 e nel 2005, e la popolazione residente abbia presentato diversi
esposti contro i dirigenti dell'Eni. "Non poter avere alcun dato
sulle emissioni è assurdo - sottolinea Belisario - soprattutto
in una regione che ha il 70% del territorio coperto da permessi estrattivi,
al contrario di quanto previsto ad esempio negli Stati Uniti o in Norvegia,
dove almeno nei parchi e entro 160 chilometri dalla costa è vietato
trivellare pozzi".
"Tra l'altro, oltre che sull'ambiente e sulla salute, il rischio
è che ci siano pesanti contraccolpi sull'economia della regione
- sostiene ancora il parlamentare IdV - basti pensare che, secondo uno
studio dell'Università della Basilicata, risulta che nel miele
prodotto in Val d'Agri si trovano alti tassi di benzene e di alcol.
Non dico di bloccare l'estrazione o la lavorazione del petrolio, ma
che almeno vengano previsti ed assicurati i controlli necessari a garantire
la salute dei cittadini, questo sì!".
"Diciamo sì alla elemosina della diminuzione delle accise,
ma la partita deve giocarsi sull'aumento dal 7% al 50% delle royalties
pagate dalle compagnie (chiesto sempre con un emendamento al 'milleproroghe'
attualmente in discussione) e sui controlli reali dei danni alla salute
che comportano le perforazioni. Su questo conclude Belisario
sfidiamo i parlamentari di Pdl e PD. Attendiamo che firmino i
nostri emendamenti e la nostra mozione. Le chiacchiere, come è
noto, anche quelle bypartisan, se le porta il vento".
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