Dopo i pozzi petroliferi a mare, bloccare ora quelli sulla costa
Autore: OLA|Organizzazione Lucana Ambientalista

La recente bocciatura del permesso di ricerca della società Appennine Energy già Consul Service SrL, denominato “d148 D.R. – CS” situato lungo il tratto di mare compreso tra Policoro e Metaponto, rappresenta il risultato delle denunce delle associazioni ambientaliste, delle associazioni di categoria agricole e turistiche. Alla base della bocciatura vi sarebbero però le carenze nella documentazione presentata dalla compagnia petrolifera giudicata lacunosa anche a seguito dell’ulteriore integrazione sollecitata dagli organi ministeriali.

La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) - Coordinamento apartitico territoriale di Associazioni, Comitati, Movimenti e Cittadini - evidenzia come sulla costa jonica lucana e nel suo immediato entroterra siano numerose le istanze di concessione ed i permessi di ricerca di idrocarburi giacenti presso gli organi ministeriali e gli uffici regionali. Di recente la Regione – ribadisce la OLA - ha autorizzato la trivellazione di un pozzo proprio in prossimità del centro abitato di Policoro mentre altri pozzi si troverebbero a ridosso del centro nucleare della Trisaia di Rotondella ed in prossimità di aree a vocazione agricola e turistica.

Sono, infatti, ben 5 i titoli di concessione e 2 i permessi di ricerca vigenti che riguardano la costa ionica lucana ed il suo immediato entroterra. Alle concessioni di coltivazione già esistenti con 23 pozzi attivi che estraggono gas denominati Nova Siri Scalo (Gas Plus Italiana), San Teodoro (Medoilgas Plus Italia), Recoleta (Gas Plus Italia), Scanzano (Medoilgas Plus Italia), Policoro (Gas Plus Italia) si aggiungerebbero i due permessi di ricerca denominati Masseria Gaudella (situato tra la costa ionica e l’immediatoentroterra di Bernalda, Pisticci – Società Medoilgas Plus Italia) e Montalbano (Medoilgas Civita – Vega Oil e Gas Natural Exploraction).

La costa jonica, così come gran parte del territorio lucano è quindi interassato da triivellazioni ed attività petrolifere fortemente confliggenti con le attività economiche preesistenti e con le vocazioni dei territori messi in pericolo dalla massiccia invadenza del petrolio. Per la OLA c’è quindi poco da esultare per la bocciatura di un pozzo a mare che rappresenta purtroppo l’eccezione e non la regola in una regione asservita agli interessi energetici delle multinazionali dell’energia.

Pubblicato il: 03 Settembre 2009 - Ore 17:17