Petrolio, prevenire è meglio che curare
Autore: Movimento NoScorie Trisaia

Apprendiamo dalla stampa che il governatore lucano, Vito De Filippo, farà un'indagine epidemiologica per i rischi del petrolio: bene le indagini, sono utili per curare i malati e difficilmente per scoprirne le cause o, meglio, per identificare legalmente e portare in giudizio eventuali colpevoli.

A Gela la chimica ed il petrolio hanno fatto disastri, tutti ne sono coscienti ma sono ancora lì nonostante le indagini epidemiologiche sono arrivate addirittura a confermare (in una ricerca curata dal CNR) dati allarmanti: nelle urine di un campione di abitanti di Gela e dintorni c’è una presenza di arsenico del 1.600% oltre il limite. L'arsenico agirebbe come co-carcinogeno, favorendo le mutazioni prodotte da altre sostanze, ad esempio idrocarburi policiclici aromatici, benzene, diossina. E' ormai dimostrato che anche piccole quantità di arsenico nell'organismo possono inibire il processo di riparazione del DNA danneggiato e, quindi, favorire l'insorgenza di tumori. Lo studio è stato finanziato dall’assessorato al Territorio ed Ambiente della Regione Sicilia. La realizzazione ha coinvolto IFC-CNR e Organizzazione Mondiale della Sanità (fonte Peacelink.it). I sogni legati allo sviluppo del petrolchimico e delle trivellazioni si sono trasformati in un risveglio amaro e doloroso.

Alla luce di questo, in Basilicata sarebbe opportuno imparare a prevenire, invece che scoprire che ci siamo ammalati per qualche motivo .E' il caso delle trivellazioni dalle distanze senza regole, visto che la Regione prevede, permette e/o autorizza: pozzi condominiali (vedi il pozzo Metaponto 1 di Marconia adiacente l'abitato); pozzi colonici (vedi il pozzo Morano Dir di Policoro a circa poche centinaia di metri dalle case coloniche); pozzi ospedalieri (è prevista la perforazione del pozzo Alli 2OR di Villa d'Agri a circa 500 metri dall'ospedale); pozzi petropotabili (è il caso del pozzo Monte Alpi 1 Est previsto a circa 1 Km dalla diga del Pertusillo, le cui acque finiscono nella rete dell’Acquedotto Pugliese).

La Regione permette, inoltre, l'estrazione di gas vicino ai centri nucleari (pozzo Rivolta) o peggio ancora la costruzione dei centri oli (che non sono altro che piccole raffinerie che depurano il greggio per immetterlo negli oleodotti). Meglio ancora se ci tuteliamo con leggi regionali per diminuire gli inquinanti petroliferi alla fonte, agendo sui processi di lavorazione e contenimento degli inquinanti delle aziende petrolifere che non dichiarano nemmeno nelle V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale) le sostanze chimiche usate nelle trivellazioni. Prevenire è sempre meglio che curare, diversamente i monitoraggi e le indagini epidemiologiche in futuro non faranno altro che confermare i danni. L’Istituto Nazionale dei Tumori, dunque, non un centro di ricerca privato, ma il fiore all’occhiello della lotta al cancro, in una recente indagine pubblicata nel 2009, "I tumori in Italia, profili delle regioni italiane", ha osservato in Basilicata - considerando gli ultimi dieci anni - un andamento percentuale di nuovi tumori doppi rispetto alla media nazionale. Ribadiamo pertanto la necessità di scrivere sulla questione petrolio regole ben precise che tutelino prima la salute, l'ambiente e le economie delle popolazioni locali, non sacrificabili con alcuna royalty o sconto benzina.

Pubblicato il: 20 novembre 2009 - Ore 21:13
Segnala questo articolo su:
Bookmark to: Linkarena Bookmark to: Folkd Bookmark to: Digg Bookmark to: Del.icio.us Bookmark to: Facebook Bookmark to: Reddit Bookmark to: StumbleUpon Bookmark to: Slashdot Bookmark to: Furl Bookmark to: Blinklist Bookmark to: Technorati Bookmark to: Newsvine Bookmark to: Blinkbits Information