Policoro, tra trivellazioni e barricate democratiche
Autore: Movimento NoScorie Trisaia

Siamo al paradosso: i cittadini devono difendersi dalle Istituzioni e le Istituzioni non difendono i cittadini dai pericoli inerenti la salute pubblica, il territorio e le economie locali. È questo il caso delle trivellazioni petrolifere nel Metapontino ed in particolare a Policoro, dove dal 2007 la vecchia amministrazione Sanza e l'attuale Lopatriello, sono state ben informate (con volantini, mailinglist, comunicati stampa e servizi televisivi) sui rischi derivanti dalle trivellazioni, nonché sulla rapina perpetuata ai danni del territorio senza che lo stesso comune ricevesse in cambio compensi economici (sul gas estratto a Policoro e nel Metapontino non esiste alcuna royalty).

In un paese democratico non serve che si alzino le barricate per difendere la salute dei cittadini e le proprie economie. Il sindaco Lopatriello aveva e ha ancora in mano tutti gli strumenti di democrazia per bloccare le trivellazioni nel "suo" territorio, cosi come hanno fatto tanti altri comuni lucani, dicendo di no alle trivelle. Il Comune di Policoro non si è mai opposto alla VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) rilasciata dalla Regione Basilicata per le trivellazioni vicino Via Adua, mentre lo hanno fatto le organizzazioni di cittadini ed il PRC di Policoro. Alle osservazioni sulla VIA e sulla pericolosità degli impianti petroliferi fatti dal PRC sul pozzo di Via Adua, nelle vicinanze delle case coloniche, la Regione ha risposto con il blitz di Ferragosto dell'assessore Vincenzo Santochirico nel quale autorizza la trivellazione.

L'amministrazione comunale non si è opposta al procedimento amministrativo di autorizzazione pur essendoci tutti i presupposti per ricorrere al TAR e chiedere il ritiro della Valutazione di Impatto Ambientale. E non è stato mai indetto un Consiglio comunale aperto ai cittadini per decidere insieme il futuro di Policoro, lasciando il paese ed il destino del territorio nelle mani dell'assessore Santochirico o, peggio, in quelle delle compagnie petrolifere. Allo stato attuale, il sindaco resta il primo tutore della salute pubblica cittadina. Policoro, d'altronde, non è mai stata monitorata con centraline fisse per l'inquinamento petrolifero da parte dell'Arpab e con dati pubblici messi a disposizione dei cittadini. Un impianto petrolifero è un impianto di un certo rischio e non è certo un "arbre magic" che emana profumi. Nel 1991, per la cronaca, un pozzo di gas proprio a Policoro esplose e bruciò per 15 giorni: nessuno fu in grado di spegnerlo. Il sindaco di Policoro convochi un Consiglio comunale aperto sulla questione e chieda il ritiro dell'autorizzazione regionale, ora per allora. Il silenzio-assenso diversamente risulta palese.

Medesimo interessamento abbiano i Consiglieri provinciali e regionali del Metapontino, i quali potrebbero stabilire le regole alle trivellazioni autorizzate dalla Regione, anziché consentirle nei dintorni di case coloniche (Policoro), centri abitati (Marconia), ospedali (Villa d'Agri) e vicino i bacini idropotabili del Pertusillo. Mediante gli strumenti democratici dei Piani Energetici Regionali e delle Leggi regionali in materia di inquinamento e tutela della salute pubblica. Con circa il 40% del gas estratto dalla "Concessione Policoro" si potrebbe dare gratis a circa 4000 famiglie (1000 mc/cad.). Su una produzione approssimativa media di circa 9 milioni mc/anno dalla "Concessione Policoro" si ipotizza una distribuzione di gas nelle condotte agli utenti che pagano in bolletta un valore (tasse e accise comprese approssimate) pari a circa 5.300.000 euro/anno (9 milioni mc/anno x 0,59 euro/mc).

Il sindaco ha poi, genericamente, accusato le associazioni ambientaliste di aver fatto un passo indietro rispetto alla questione del pozzo di via Adua. Prima di lanciare accuse inopportune e false, ricordiamo al signor Lopatriello che le associazioni ambientaliste o di tutela del territorio sono costituite da volontari e molto spesso sono - in questa regione - l'unica voce di dissenso e di informazione contro lo strapotere ed il connubio tra politica ed affari, ai danni dell'ambiente e della salute dei cittadini. Dunque, prima ancora di emanare giudizi su impensabili passi indietro, il sindaco pensi a fare un bel passo avanti contro i programmi (imposti) di sottosviluppo orditi dai potentati economici che vogliono trasformare questa regione in una colonia energetica e di rifiuti. Chi è deputato a tutelare gli interessi della collettività - ed è pagato dalla stessa collettività per farlo - si comporti di conseguenza, nella consapevolezza che quando i cittadini scendono in piazza, è sempre un fallimento delle istituzioni.

Pubblicato il: 11 dicembre 2009 - Ore 13:36
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